Entrambi sono attaccanti della “Roja”, hanno cambiato club quest’estate e sono costati 30 milioni di euro. Alvaro Morata e Paco Alcacer hanno molto in comune. Morata è tornato alla casa madre ad inizio sessione estiva, con il Real che ha esercitato la sua clausola di ‘recompra’; Alcacer invece ha dovuto aspettare fino agli ultimi giorni di agosto per concludere il suo trasferimento al Barcellona.

Il loro primo incontro risale sempre alla nazionale spagnola, ma nella categoria inferiore. Insieme infatti hanno vinto nel 2011 l’Europeo under 19, disputatosi in Romania, ed entrambi hanno concluso la competizione risultando i migliori marcatori del torneo (Morata 6 goal, Alcacer 4). Proprio il neo blaugrana fu decisivo nella vittoria finale del torneo, conclusasi 3 a 2 contro la Repubblica Ceca, siglando una doppietta nei tempi supplementari, di cui uno su assist proprio del madrileno.

Dal 21 luglio il commissario tecnico della nazionale non è più Vicente del Bosque ma Julen Lopetegui, con già diverse esperienze all’interno della federazione spagnola, avendo allenato l’under 19, l’under 20 e l’under 21 (con cui ha vinto il campionato europeo nel 2013), oltre ad aver guidato il Porto (dal 2014 a gennaio 2016).

La prima differenza che si può notare fra i due bomber è che agli ordini di Lopetegui per ora solo Morata è sceso in campo (tra l’altro infortunandosi, nell’amichevole vinta dalla Spagna contro il Belgio), mentre Alcacer non ha ancora avuto modo di farlo.
Con Del Bosque invece, entrambi hanno disputato 13 partite, seguite da 6 goal. Ora, con la partita contro il Belgio, Morata ha una presenza in più. Il bilancio è di 7 vittorie, 2 pareggi e 4 sconfitte per il madrileno; mentre per l’ex Valencia è di 9 vittorie, 2 pareggi e 2 sconfitte.

DURA CONCORRENZA – I due attaccanti giocano per due club tra i più forti al mondo, il cui attacco è difficilmente sostituibile. Se la MSN, Messi-Suarez-Neymar, è inamovibile, per Morata, a fronte della BBC, Bale-Benzema-Cristiano Ronaldo, ci sono maggiori possibilità; perché oltre all’ammirazione che Zidane prova per lui, Benzema non è mai stato un titolare inamovibile, essendo arrivato spesso a un passo dalla cessione. C’è da dire inoltre che sia Morata che Alcacer rappresentano i classici uomini d’area. Sono quindi i perfetti sostituti di Suarez e, appunto, Benzema. Ma in questi anni abbiamo visto come le due squadre abbiano schierato spesso l’undici titolare senza un punto di riferimento lì davanti, giocando con il cosiddetto “falso nueve”.

Come anticipato, Morata è tornato in patria dopo aver fatto una notevole esperienza nel calcio italiano, che lo ha consacrato tra i più forti attaccanti in Europa. Oltre ad aver disputato l’Europeo, a differenza di Alcacer, ha giocato anche la finale di Champions con la Juventus, persa proprio contro il Barcellona per 3 a 1 (suo il goal del momentaneo 1 a 1). Nei due anni in Italia è stato complessivamente autore di 27 goal.
Durante la stagione 2015-2016 ha disputato 34 partite (altro dato coincidente con Alcacer) nella serie A. Tra Champions League e Coppa Italia ha segnato 12 goal, seguiti da 12 assist.

Alcacer invece lascia il club che lo ha fatto debuttare all’età di 18 anni in Primera Division. Il Valencia è stata la sua casa, e i tifosi hanno visto questo trasferimento come una pugnalata alle spalle. Difficilmente Munir, arrivato tra l’altro in prestito, sarà in grado di fare breccia tra i tifosi.
Al contrario del madrileno, Del Bosque non lo ha convocato per l’Europeo in Francia, nonostante sia stato fondamentale durante le qualificazioni. Nelle ultime due stagioni ha segnato 28 goal, uno in più di Morata. Nel corso della stagione 2015-2016 ha giocato 34 partite con “i pipistrelli”, segnando 15 goal, a cui vanno aggiunti 7 assist.

Le coincidenze tra gli attaccanti sono tante. Entrambi sono rifinitori d’area. Alcacer è stato partecipe di ben 76 azioni che poi hanno portato al goal nella stagione 2015-16, contro le 58 di Morata. Adesso giocano per due club il cui livello tecnico è notevolmente più alto, data la presenza di svariati fuoriclasse. Questo potrebbe rivelarsi però un’arma a doppio taglio: saranno coinvolti maggiormente? O rivestiranno un ruolo da comprimario? Quello che è certo è che sicuramente all’inizio lotteranno per un posto da titolare, da cui poi dipenderà anche la loro presenza futura in nazionale. Perché nonostante l’alto potenziale della Spagna, soprattutto in attacco, Paco e Alvaro, entrambi 23 anni, rappresentano senza dubbio il presente e il futuro della “Roja”. E perché no, anche di Barcellona e Real Madrid.

di Marco Ventimiglia



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