Il sabato di calcio spagnolo offre come antipasto Granada- Deportivo La Coruña, sfida tra due team che non stanno passando un bel momento. I padroni di casa sono in coda alla classifica, i galiziani poco più avanti, nelle pericolose acque della zona retrocessione. Entrambe le squadre necessitano di una vittoria più che mai, ma l’approccio alla partita degli andalusi è tutto un programma, osservando formazione e interpreti.

Lucas Alcaraz, subentrato da circa un mese all’esonerato Paco Jémez, schiera un conservativo e compatto 5-4-1: il messicano Ochoa tra i pali; in difesa dalla sinistra Gabriel Silva, Saunier, Lomban, Vezo e Cuenca; a centrocampo Pereira, Toral, Agbo e Carcela, con la prima punta Barral alla ricerca di un gol da quasi un anno. Il Depor di Garitano risponde con un ormai classico 4-2-3-1 che punta molto al dialogo tra i giocatori sulla trequarti. Confermato Tyton in porta, difesa a 4 con Luisinho, Sidnei, Arribas (che sostituisce lo squalificato Albentosa) e Juafran; sulla linea mediana Borges e Mosquera; Marlos Moreno sulla sinistra, Emre Çolak trequartista centrale, Bruno Gama a destra e il rumeno Andone prima punta che, come il collega di reparto avversario, deve ancora trovare il primo sigillo in campionato.

Scoccano le 13:00 e il fischietto dell’internazionale Undiano Mallenco apre le danze all’Estadio Nuevo Los Càrmenes. Il Granada scende in campo con la tradizionale maglia biancorossa, mentre il Deportivo con un completo formato da maglia grigia e pantaloncini neri, che omaggia i 110 anni di storia del Club. Scelta cromatica forse non felicissima. L’incontro, come avevamo anticipato, inizia con gli andalusi, che attuano un pressing costante sui destinatari dei passaggi, molto coperti. Piano di gioco semplice, forse un po’ dispendioso, ma in questo caso efficace. Infatti, nei primi 20 minuti, gli ospiti si rendono pericolosi solo con un paio di cross dalla trequarti di Bruno Gama, non concretizzati da Moreno e Andone. Il Granada, invece, seppur con qualche difficoltà nella costruzione dal basso, riesce a muovere il pallone in orizzontale con i centrocampisti che prendono parte ad azioni quasi rugbistiche. Tyton, però, non viene impegnato più di tanto e l’unica vera occasione degli andalusi arriva al 37’ sulla testa di Andres Pereira che, praticamente solo davanti al portiere, manda a lato con un’esecuzione da non mostrare nelle scuole calcio. Il primo tempo termina con un ovvio 0-0; del resto si sfidano i due peggiori attacchi della Liga.

Nonostante abbia conquistato qualche mormorio sugli spalti e la sonnolenza dei telespettatori, l’entrenador Alcaraz può esser comunque soddisfatto per aver totalmente annullato l’offensiva galiziana. Il pacchetto di trequartisti del Depor si è dimostrato più disunito che mai, con i vari interpreti impossibilitati a far circolare il pallone nello stretto, e costretti a tentativi di improbabili giocate risolutive. Ma i tre punti in palio fanno troppa gola ad entrambe le squadre e il secondo tempo si rivela, come ovvio, ben diverso dal primo. Fin dai primi minuti il Deportivo riesce finalmente ad alzare il baricentro, con Çolak, Moreno e Gama più vicini tra loro e in grado di servire Andone con maggiore precisione. Dal 50’ la partita diventa molto più dura, con pestoni, gomitate e scivolate che  animano una sfida orfana sia di spettacolo che di intensità. Dieci minuti più tardi, sugli sviluppi di un’azione dei suoi, Marlos Moreno appoggia male il piede sinistro e scivolando si procura molto probabilmente un trauma distorsivo. Il colombiano purtroppo è costretto a uscire in barella con le mani sul volto. Al suo posto entra Ryan Babel e al 63’ i galiziani trovano il gol del vantaggio con Florin Andone, che finalmente si sblocca. Il tutto nasce da un errore sulla trequarti offensiva di Uche Agbo, che perdendo il pallone innesca un contropiede fulmineo orchestrato da Çolak, che serve magistralmente Andone. A tu per tu con Ochoa, il rumeno dapprima sbaglia, ma sulla respinta corta del portiere messicano insacca a porta vuota. Qual è il colmo per una squadra schierata col 5-4-1, che si dimostra assolutamente compatta per 60 minuti? Esatto, prendere gol in contropiede.

A questo punto il Granada non può far altro che abbandonare il difensivismo e inserire tutto il talento a disposizione. Entrano così il giovane Jeremie Boga, l’attaccante Kravets e il canterano blaugrana Sergi Samper. Garitano risponde con un cambio conservativo inserendo l’ex-Udinese Guilherme al posto di Emre Çolak, uscito tra cori e applausi dei suoi tifosi. La partita acquista improvvisamente un gran ritmo e gli ultimi 25 minuti vengono caratterizzati da continui ribaltamenti di fronte. Al 75’ la formazione ospite trova il raddoppio da calcio d’angolo, con Babel, incredibilmente dimenticato dai difensori, che spedisce il pallone in rete. Non è d’accordo il guardalinee però, che segnala l’offside dell’olandese, in realtà tenuto in gioco da non uno, bensì due difensori del Granada. Sicuramente la già criticata scelta delle divise non ha aiutato l’assistente di Undiano Mallenco, così come il diluvio che si è scatenato proprio in quell’istante, ma resta un errore grossolano che condizionerà e non poco il risultato.

Passano cinque minuti in cui i padroni di casa stazionano continuamente nella metà campo avversaria e sugli sviluppi di un corner ecco il gol del pareggio. Dopo diversi replay si intuisce che il marcatore non è un giocatore del Granada, ma il portiere Tyton. La dinamica è piuttosto confusa: Barral colpisce di testa ma centra la traversa, la palla finisce sulla testa di Vezo che ribadisce in porta ma prende in pieno Tyton ormai steso a terra; la respinta termina sui piedi di Barral, che quasi dalla linea di fondo cerca una specie di tiro-cross basso. Tyton compie un errore decisivo buttandosi sul pallone, colpendolo con il gomito destro e buttandoselo in porta da solo. La fortuna in questo caso aiuta il Granada che si porta così sull’1-1, ma nei dieci minuti finali ci si può aspettare di tutto. Entra Fajr e la più grande occasione del finale di gara capita sui piedi di Guilherme, che servito in area da un ottimo Bruno Gama, costringe Ochoa (per chi non lo conoscesse, il portiere messicano che si mise in mostra ai Mondiali brasiliani essendo però svincolato) a una parata che ha del miracoloso.

La partita termina sul risultato di 1-1, punteggio che non accontenta nessuno. Il Depor può recriminare per il decisivo errore arbitrale, ma non si può risparmiare un po’ di autocritica per un primo tempo completamente da buttare in fase offensiva. Garitano rimane sempre in bilico e la prossima sfida non garantisce certo tre punti. Servirà un Riazor caldissimo nel prossimo turno contro il Siviglia di Sampaoli, che comunque fuori casa dimostra sempre qualche problema in quanto a concretezza. Gli andalusi invece devono continuare a fare il massimo con il poco che hanno. Tra le proteste di un pubblico insofferente che chiede la testa dei nuovi proprietari cinesi, Alcaraz dovrà migliorare sempre più un reparto difensivo in grado quantomeno di subire meno gol possibili, visti i problemi di un attacco davvero poco prolifico.



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