Nel corso degli anni il Mestalla ha visto trionfare – seppur con alti e bassi – il Valencia, una delle società più importanti del calcio spagnolo, abituata ad esprimere un bel gioco in patria e in Europa; non a caso è l’unica squadra ad aver vinto la Coppa delle Fiere e la Coppa Uefa. I ‘Pipistrelli’ sono però croce e delizia, ritrovatisi a raccogliere meno di quello che hanno seminato, come dimostrano le due finali consecutive di Champions League e la finale di Europa League 2014 sfumata per il gol del 3 a 1 segnato da M’Bia ad un minuto dal termine. Attualmente il Valencia sta attraversando un periodo piuttosto cupo, condizionato da numerosi esoneri, ciò nonostante la rosa è stata da sempre all’altezza, almeno sulla carta; non a caso i campioni transitati nella Cap I Casal sono stati innumerevoli e tra i tanti ecco stilata la top eleven dei ‘Taronges’.

Moyà: Il classe ’84 nei momenti in cui doveva affermarsi si è sempre nascosto, partendo dall’acquisto da parte del Valencia nel 2009 che lo rimpiazza dopo alcuni errori con Sánchez, così come con l’Atletico Madrid che a causa di un infortunio alla coscia vede perdere il posto da titolare a favore di Oblak. Tuttavia, rimane un ottimo portiere da impiegare come riserva che garantisce esperienza allo spogliatoio e timore per gli attaccanti visti i suoi 186 cm.

Jordi Alba: Una gavetta invidiabile per la freccia sinistra del Barcellona, che vede cominciare il suo rapporto con il pallone proprio nella Cantera Blaugrana, salvo essere mandato in prestito all’UE Cornellà. A diciannove anni passa in prestito al Gimnàstic di Tarragona per potersi giocare la chance di essere convocato con la nazionale under 21 e l’anno successivo arriva al Valencia guadagnandosi un posto fisso da titolare. Grazie alla sua polivalenza, ha portato a sopperire la cessione estiva di Juan Mata, riuscendo a ricoprire il ruolo di terzino e laterale offensivo.

Mustafi: Possente difensore centrare dell’Arsenal, deve molto alla Sampdoria, in quanto i genovesi hanno fortemente creduto in lui tanto da affidargli le chiavi della difesa, compito svolto in maniera egregia da Shkodran che partirà per il Brasile con i teutonici (Anche grazie all’infortunio di Reus), diventando campione del mondo. È il trampolino di lancio che lo porta al Valencia con la quale militerà per due stagioni condite da sessantuno presenze e sei reti, per poi accasarsi all’Emirates per quarantuno milioni di euro.

Marchena: Uno dei migliori giocatori di sempre dei Taronges e comandante della retroguardia spagnola a Euro 2008 (Tanto da venire inserito nella formazione ideale della competizione) è stata un’icona della sua generazione calcistica per la sua forza e la sua aggressività. Prima dell’esperienza al Mestalla, passa tre anni a Siviglia e uno in Portogallo con il Benfica, ma le soddisfazioni più grandi arriveranno con il Valencia, con cui vincerà due campionati, una coppa di Spagna, una Coppa Uefa e una Supercoppa Uefa.

Bernat: Ai tempi dell’Under 20 Lopetegui lo adatta come terzino di spinta viste le sue qualità offensive e viene paragonato al suo connazionale, nonché altro prodotto delle giovanili, Jordi Alba. Super-tifoso del Valencia prima ancora che giocatore come dichiarato da lui stesso, sceglie il numero 14 per il suo idolo d’infanzia Vicente Rodríguez, guarda caso ex centrocampista del Valencia.

Juan Mata: Lo studente di marketing e di educazione fisica all’Università Politecnica di Madrid gioca nelle giovanili del Real Oviedo e del Real Madrid, ma inizia la carriera da professionista con il Valencia. Le sue caratteristiche tecniche impressionano allenatore e tifosi, tanto da giocare tutte le partite del campionato, tranne l’ultima saltata per squalifica, concludendo la sua avventura spagnola dopo quattro anni e centosettantaquattro presenze. Tecnico e talentuoso, elegante e professionale, giocherà successivamente con Chelsea e Manchester United, con le quali vincerà l’Europa League.

Banega: Sangue Xeneizes e giocatore chiave del Boca con cui vincerà nel giro di pochi mesi la Copa Libertadores 2007, viene acquistato nel mercato di riparazione del 2008 dal Valencia. Prestazioni altalenanti lo porteranno a Madrid sponda Atletico, Newell’s Old Boy, Siviglia (Squadra con cui si toglierà grandi soddisfazioni, tra cui la vittoria di tre Europa League consecutive da protagonista) e Inter.

Isco: Isco Disco, chiamato affettuosamente dai tifosi Blancos, è una delizia per gli occhi vista la sua eleganza nei movimenti con e senza pallone, al quale da del tu senza fronzoli. Professionale come pochi, dimostra un attaccamento alla maglia nonostante l’impiego non frequente da parte di Zizou Zidane. Cresciuto nelle giovanili del Valencia, gioca quattro partite prima di essere ceduto nel 2011 al Malaga, dove diverrà un punto cardine della squadra e una delle più grandi promesse calcistiche, come dichiarò il quotidiano sportivo Marca nel 2013.

David Silva: Uno dei giocatori più sottovalutati dell’attuale panorama calcistico, è definito l’uomo ‘pre-assist’ ossia colui che dà il passaggio al compagno di squadra che farà l’assist vincente. Cresciuto nelle giovanili del Valencia passa una stagione al Celta Vigo per poi diventare titolare inamovibile dei Pipistrelli, numeri alla mano sono solo sei le partite saltate in due stagioni. Nella stagione antecedente al passaggio al Manchester City trova la consacrazione definitiva, tanto da andare in doppia cifra nelle marcature, contribuendo al terzo posto che vale l’accesso alla Champions League per il club allenato da Emery.

Mijatović: Il Montenegrino cresce calcisticamente nel Partizan Belgrado con cui vince due campionati e due coppe di Jugoslavia in quattro anni. In Spagna passa sei stagioni, le prime tre con il Valencia con cui si fa conoscere nel panorama europeo grazie ai suoi gol, ben ventotto in quaranta partite nell’ultimo anno al Mestalla e le altre tre con il Real Madrid. È con la camiseta blanca che si toglierà le soddisfazioni più grandi, vincendo tutto e segnando il gol decisivo (Seppur in fuorigioco) nella finale di Champions League di Amsterdam del 1998.

David Villa: Un’autentica macchina da gol, non a caso capocannoniere all time della ‘Roja’ e capocannoniere del Valencia nelle competizioni europee con diciassette marcature. I Taronges lo prelevano nel 2005 dal Real Saragozza per dodici milioni di euro, dove segnerà in cinque anni centotto gol in centosessantasei presenze, eguagliando nell’ultima annata il record di reti con i Taronges in una singola stagione di Liga, appartenuto a Mario Kempes dal 1978. Numeri da capogiro che portano l’Asturiano alla corte di Pep Guardiola, dove nel primo anno vincerà il double Liga/Champions League con la firma del definitivo 3 a 1 nella finale di Wembley contro il Manchester United.
Bomber ancora in attività, decide di continuare a giocare dopo l’avventura con l’Atletico Madrid, altro continente, ma stesso vizio del gol , lo sanno bene i tifosi del New York City.

Unai Emery: Chi se non lui come allenatore ideale di questa top eleven? Unico allenatore assieme a Giovanni Trapattoni a vincere tre Europa League, ma a differenza del tecnico lombardo, ha dalla sua il fatto di averle vinte consecutivamente. Carismatico come pochi, basti guardare il suo motto ‘Il noi conta più dell’io’, ultra offensivo e divertente da guardare durante le partite, non a caso al Mestalla veniva chiamato ‘Il Vigile’ per via delle gestualità esagerate in panchina. Nonostante una squadra rifondata ogni anno con la perdita di giocatori chiave, il tecnico basco è riuscito a dare sempre un’identità alla squadra, facendola arrivare terza per due stagioni consecutive in Liga e alle semifinali di Europa League del 2012, uscendo sconfitto solo contro un grande Atletico Madrid, futuro vincitore del torneo.

di Michele Sabato