Dalla partita più attesa ed importante dell’intero Dicembre calcistico, forse, era lecito attendersi qualcosa di più, sia sotto il profilo della qualità di calcio espressa, sia per ciò che concerne la quantità di emozioni (limitate soprattutto ad una ripresa, comunque, non memorabile). Ma dalla sfida del Camp Nou siamo riusciti lo stesso ad estrapolare degli spunti degni di nota.

Palle inattive – nel calcio moderno, iper organizzato e scandagliato in ogni minimo dettaglio dagli staff tecnici super compositi,  le giocate sui piazzati rivestono un ruolo chiave nell’andamento di un match. Ancor più all’interno di una sfida abbastanza bloccata. Non fa eccezione il “clasico” odierno, stappato, dopo una cinquantina abbondante di minuti, dalla zuccata di Suarez sulla palla liftata di Neymar. Con la stessa moneta risponde allo scadere anche il Real Madrid di Zidane. Punizione col contagiri di Modric, e timbro del solito ineffabile Sergio Ramos, l’uomo dei gol pesanti.

Battaglia croata – Il predominio del centrocampo passa in toto (o quasi) per Zagabria e dintorni. La lotta la stravincono i due del Real che dimostrano, se ce ne fosse ancora bisogno, di essere una cerniera centrale di livello mondiale. Modric-Kovacic (coadiuvati da Isco) sono una coppia nata quasi per caso, complici assenze, ritardi di condizione ed infortuni, ma sempre più fondamentale per le sorti delle Merengues. L’ex Spurs si erge ad autentica colonna portante del palazzo madrileno, portando la croce e cantando con acuti da prim(issim)a donna. Il giovane arrivato dall’Inter, invece, cresce di gara in gara, garantendo buona dose di fosforo e la preziosa capacità di cambiare ritmo, grazie a letali strappi palla al piede. Per due croati che ridono, nel pomeriggio catalano ce ne è anche uno che piange. Si tratta ovviamente di Rakitic, sempre più in difficoltà dal punto di vista fisico. Il nativo di Mohlin soffre il ritmo avversario, perdendo la canonica lucidità in fraseggio, poco aiutato, va detto, anche dai compagni di reparto Gomes e Busquets, insolitamente in ombra (pur concedendosi il lusso di un dribbling sontuoso su Isco).

Impatto – Quello di Don Andres Iniesta, che rientra a distanza di settimane dall’entrata killer subita a Valencia, e spacca la partita. Il campione del mondo illumina l’intera compagine Blaugrana, come se avesse una bacchetta magica, facendo improvvisamente salire di giri il motore di una macchina Barcellona a lungo ingolfata.

33 – Come le gare senza sconfitta del Real. Tanta qualità, buona organizzazione, un pizzico di fortuna, ma anche e soprattutto un cuore enorme. Ecco gli ingredienti della ricetta perfetta di Zidane, che mantiene così a distanza di sicurezza i rivali storici nella Liga.

10 – Come il numero di James Rodriguez, ormai oggetto misterioso nella galassia del team di Florentino Perez. Il colombiano è letteralmente scomparso dai Radar di Zidane (escludendo le scampagnate di coppa) e sembra destinato ad uscire da Valdebebas nel prossimo mercato invernale. Che possa essere un’occasione da non perdere anche per i team italici?

 



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