Il Portogallo è la nazione più occidentale fra tutte quelle dell’Europa continentale, storicamente ha tratto molteplici vantaggi dalla sua posizione, che ha permesso nei secoli di imporsi globalmente.

Così come nella storia, anche nel calcio portoghese troviamo una squadra capace di imporsi nel mondo, il Porto.
Numeri e palmares alla mano parlano chiaro, si tratta della compagine portoghese più titolata a livello internazionale e l’unica a vincere il campionato senza perdere una partita per ben due stagioni, 2011 e 2013.
È l’unica squadra lusitana ad aver vinto Champions League, Europa League, Coppa Intercontinentale e Supercoppa Europea; un’autentica corazzata mondiale che ha fatto parlare nel mondo ancora una volta del Portogallo.

Recentemente è una nobile decaduta, un trofeo nazionale manca dal 2013, uno internazionale dal 2011, ma seppur con qualche difficoltà, la rosa messa in campo non ha mai sfigurato, anzi, ha avuto un numero importante di campioni.
Tra i tantissimi, abbiamo stilato una top eleven di tutto rispetto che di certo avrebbe fatto faville se avesse giocato insieme.

Vitor Baía: l’estremo difensore classe ’69 rischiò addirittura di veder stroncata la carriera professionistica prima che iniziasse, visto che a sedici anni gli venne diagnosticato un grave infortunio alla mano.
Perseveranza e determinazione pagano sempre: tolti tre anni al Barcellona, dall’89 al 2007 Vitor ha portato ad Oporto ventitre titoli nazionali e quattro internazionali.

Ricardo Carvalho: classe ’78, carriera condita da trofei e top club. Nonostante l’età, di appendere li scarpini al chiodo non ne ha proprio voglia.
Attualmente difensore dello Shangai SIPG, in precedenza ha giocato con Chelsea, Real Madrid e Monaco vincendo numerosi trofei nazionali.
Le soddisfazioni più grandi le ha ottenute con il Porto, con il quale ha vinto tutto dal 2001 al 2004.
È una delle più grandi intuizioni del testardo Josè Mourinho, che ha sempre creduto in lui, a differenza di tanti altri.

Pepe: da dieci anni fedelissimo della retroguardia dei Blancos, spesso criticato per il gioco duro durante le partite, ma indubbiamente uno dei migliori centrali difensivi degli ultimi anni.
Cresciuto nel Marítimo, viene acquistato dal Porto per un milione di euro per poi passare tre anni dopo a Madrid per trenta milioni.
Anche lui vanta un cospicuo palmares: con i portoghesi vince cinque trofei tra cui la coppa intercontinentale.

Otamendi: come ogni difensore argentino che si rispetti fa dei suoi punti di forza la prestanza fisica unita alla grinta e all’abilità nel gioco aereo.
Portato nel vecchio continente dal Porto nel 2010, passa quattro stagioni tra le mura del Do Dragão, nel quale conquista il treble (Campionato, Coppa di Portogallo ed Europa League) alla sua prima stagione.
Una delle maggiori plusvalenze del club, nel mercato di riparazione del 2014 passa al Valencia per 15 milioni di euro, un anno e mezzo dopo partirà per Manchester alla modica cifra di 45 milioni sborsata dagli sceicchi del City.

Bosingwa: il difensore di Mbandaka non ha mai sfigurato nel corso della carriera, togliendosi diversi sassolini dalla scarpa, soprattutto con Chelsea e Porto.
Complessivamente conta tredici trofei nazionali e tre internazionali, tra cui la doppia vittoria della coppa dalle grandi orecchie nel 2004 e nel 2012.

Casemiro: paragonato a Toninho Cerezo, passa una sola stagione con il Porto, ma è fondamentale per la sua carriera.
Dopo essere stato acquistato nel 2013 dal Real Madrid, passa una stagione non del tutto esaltante e viene mandato in prestito al Porto.
Con i lusitani trova continuità e diventa un perno fondamentale a centrocampo, tanto che la sua crescita esponenziale non passa inosservata a Florentino Pérez che decide di riportarlo al Bernabeu.
Le dichiarazioni di Simeone alla vigilia della scorsa finale di Champions sono l’immagine più chiara di ciò che è diventato il brasiliano: “Per l’equilibrio della squadra, è più importante di Bale e Ronaldo. Con Casemiro possono giocare in contropiede, come hanno fatto col City sia all’andata che al ritorno.”

Raul Meireles: il ‘Meirelo Loco’ si è guadagnato una fama internazionale proprio in Portogallo, grazie all’importante collaborazione a centrocampo con Lucho Gonzalez, il quale ha portato una notevole crescita all’eccentrico Raul.
Vincitore di dieci trofei nazionali con il Porto, la conquista più grande rimane la Champions League del 2012 con il Chelsea, che porta la sua firma grazie al gol vittoria in zona cesarini segnato contro il Benfica agli ottavi.

Deco: fiore all’occhiello della top eleven, giocatore polivalente dotato di un’eleganza fuori dal comune che lo ha portato ad affermarsi nonostante le sue carenti doti fisiche e atletiche che ne hanno condizionato la carriera.
La rivelazione calcistica del 1999 viene scoperto dagli acerrimi rivali del Benfica, ma dopo una stagione incolore viene ceduto a costo zero al Salgueiros, società satellite del Porto.
La sua carriera è storia visti i venti trofei nazionali e i tre internazionali conquistati; le aquile di Lisbona si staranno mangiando le mani dal 26 maggio 2004, quando Deco alzò la Champions League sotto il cielo di Gelsenkirchen da assoluto protagonista con la maglia del Porto.

Quaresma: eccentrico come il connazionale Raul Meireles, è uno dei giocatori più talentuosi in circolazione, nonostante il mancato salto di qualità dettato dalla sua discontinuità.
Velocità, dribbling e tiri d’esterno sono i punti di forza del ‘Trivela’ che rimane uno dei più grandi rimpianti calcistici degli ultimi anni.
Rinasce nel 2014 grazie al Porto ed è uno dei principali artefici della vittoria del Portogallo ad Euro 2016.

James Rodríguez: uno dei più grandi talenti sudamericani degli ultimi anni, capitano della Colombia ad eccelso centrocampista offensivo.
Dopo due buone stagioni al Banfield viene acquistato dal Porto per 5 milioni, divenendo il terzo colombiano in rosa (gli altri due erano Guarin e Falcao).
In sole tre stagioni in Portogallo vince tre campionati, tre Supercoppe di Portogallo, una coppa nazionale ed un’Europa League.
Nell’estate del 2013 passa al Monaco, ma l’esplosione definitiva del ‘Bandito’ arriva nel 2014 con il mondiale in Brasile: capocannoniere del torneo con sei marcature, viene acquistato dal Real Madrid per 80 milioni di euro.
Pur non essendo una delle primissime scelte di Zizou Zidane, dimostra una professionalità di tutto rispetto e spirito di sacrificio in ogni partita.

Falcao: El Tigre attualmente sta vivendo una seconda giovinezza a Montecarlo. Fresco di semifinale in Champions League, Falcao sembra essere tornato ai fasti di un tempo dopo tre stagioni buie legate all’infortunio al crociato dal quale non sembrava essersi ripreso.
Dopo quattro anni al River Plate sbarca in Europa con il Porto e fa parlare di se dopo poche partite.
L’apice della carriera è a cavallo tra il 2010 e il 2012, dove vince da assoluto protagonista l’Europa League con Porto e Atletico Madrid.
È il trascinatore della squadra allenata da Vilas Boas grazie alle 17 reti messe a segno durante il torneo, tra cui quella decisiva della finale di Dublino contro il Braga.
L’anno dopo è Simeone a trarre benefici dallo strapotere del Tigre, che prosegue il suo dominio incontrastato in Europa League segnando 12 reti, tra cui le due perle nella finale di Bucarest contro i connazionali dell’Athletic Bilbao.
Radamel decide di non fermarsi più e decide di sbarazzarsi anche del Chelsea nella finale dello stadio Louis II, nella quale mette a segno una tripletta nei primi quarantacinque minuti di gioco.

Un 4 – 2 – 3 – 1 di tutto rispetto che ha vinto di tutto e di più.
Sicuramente se avessero giocato insieme, avremmo dovuto raddoppiare il numero di trofei vinti.



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