« Piove? Fa freddo? Fa caldo? Che importa? Anche se la partita fosse durante la fine del Mondo, tra le nevi del monte o in mezzo alle fiamme dell’inferno, per terra, per mare o per aria, loro, i tifosi del Benfica, vanno lì, appresso alla loro squadra. Grande, incomparabile, straordinaria massa associativa! »

Questa fu una delle più celebri dichiarazioni di Bela Guttmann, storico allenatore del Benfica, club celebre in tutto il mondo grazie alle conquiste europee nei primi anni ’60, icona assieme al Porto del calcio portoghese, del quale detiene il maggior numero di vittorie in campionato e in coppa di Portogallo.
Tanto celebre quanto sfortunato. Colpa, si dice, dello stesso Guttmann, che dopo il suo esonero precoce durante la terza stagione nella capitale portoghese lanciò una maledizione di cui ancora si parla: “Il Benfica senza di me non vincerà mai una Coppa dei Campioni”.

Sacrilegio che sembra intaccabile da preghiere e superstizioni; simbolo indimenticabile di questa profezia fu il gesto di Eusebio, il quale si mise a pregare sulla sua tomba alla vigilia della finale di Coppa Campioni persa nel 1990 contro il Milan.
Da allora infatti sono cinque le finali di Champions League e tre quelle di Europa League perse dalle ‘Aquile di Lisbona’, non per demeriti della rosa, che è sempre stata all’altezza vista la grande quantità di campioni posseduti.
Tra i tanti, ecco una top eleven che avrebbe fatto sudare freddo gli dei del calcio, storici alleati di Bela Guttmann.

Jan Oblak: portiere sloveno classe ’93, viene acquistato per settecentomila euro dal Benfica, che lo fa girovagare per tre anni in Portogallo per fargli fare esperienza, prima di assoldarlo come titolare e assoluto protagonista della cavalcata per la finale di Europa League di Torino.
Attuale numero 13 dei Colchoneros, si contraddistingue per la sua reattività e per le parate sui calci di rigore.

Fabio Coentrão: terzino sinistro dotato di grande duttilità, tanto da poter essere impiegato anche nel ruolo di ala, passa per 30 milioni di euro al Real Madrid dopo due stagioni al ‘Da Luz’.
Una riserva di lusso con un cospicuo palmares, che però vede mancare la Champions League dello scorso anno a causa del prestito esercitato dalle Merengues verso il Monaco.

David Luiz: difensore moderno con piedi educati, può giocare senza sfigurare come mediano davanti alla difesa o come centrocampista.
Eccentrico e carismatico, spesso alterna gare maiuscole a prestazioni impalpabili con errori decisivi in fase difensiva.
Sotto l’ala protettrice del compagno di reparto Luisão, cresce partita dopo partita tanto da essere acquistato dal Chelsea per venti milioni più il cartellino di Matíc.
Dopo tre stagioni alle rive del Tamigi, passa per la cifra record di cinquanta milioni di sterline al PSG, con il quale vince nove titoli nazionali, prima di ritornare ai Blues nella scorsa estate.

Aldair: storico difensore vecchia scuola, lento ma estremamente elegante e concreto. Tra le tante qualità, spiccavano i precisi lanci lunghi e le avanzate palla al piede fino al centrocampo.
Anche lui passa una sola stagione con il Benfica, prima di essere acquistato nel 1990 per sei miliardi di lire dalla Roma, con la quale gioca tredici anni e diviene una bandiera, tanto da essere inserito nella Hall of Hame del club capitolino.

Garay: difensore argentino roccioso e concreto, protagonista della scalata verso la finale del Maracaña dello scorso campionato mondiale.
Attuale difensore del Valencia, viene acquistato dal Benfica per cinque milioni di euro nel 2011; ma è nel 2013 che si consacra grazie ancora una volta all’affiancamento con Luisão, che porta le aquile a vincere campionato e coppa di Portogallo.

Matíc: rientrato nell’affare David Luiz, riempie immediatamente i Blues di rimorsi, ai quali dimostra durante la stagione che la sua cessione è uno sbaglio, soprattutto nella finale di Amsterdam giocata proprio contro gli inglesi, che lo acquistano due mesi dopo per venticinque milioni di euro.
Attuale timoniere del centrocampo del Chelsea, è uno dei fedelissimi di Conte.

Aimar: il Mago è stato indubbiamente uno dei calciatori argentini più talentuosi e dotati di una classe fuori dal comune, alle quali, però, si affianca una discontinuità scomoda e inesorabile per tanti fuoriclasse sudamericani.
Portato in Europa da Cúper dopo ottime annate con il River Plate, vince la Coppa Uefa e la Supercoppa Uefa con il Valencia.
Con i portoghesi passa sei stagioni (2008-2013), prima di svincolarsi e provare l’esperienza in Malesia con il Johor Darul Ta’zim.

Rui Costa: considerato uno dei giocatori portoghesi più forti di tutti i tempi, non a caso soprannominato ‘O Maestro’, è l’attuale dirigente sportivo del Benfica.
Viene scoperto a nove anni da Eusebio; passa otto anni nelle giovanili e tre nella prima squadra, per poi approdare in Italia.
Proprio nella Serie A si afferma a livello internazionale con la Fiorentina che, a causa della bancarotta, è costretta a venderlo nel 2001 per ottantacinque miliardi di lire al Milan.
Con i rossoneri vince tutto ciò che c’è da vincere, venendo impiegato con frequenza da Ancelotti nel suo ‘Albero di Natale’ assieme a Kakà.

Di Maria: stella argentina cresciuta nel Rosario Central, arriva al Benfica nel 2007 come sostituto di Simão.
Il dribbling in velocità, la gestione del pallone ed il grande spirito di sacrifico in fase difensiva portano un continuo interesse e monitoraggio delle big europee. Tre anni dopo, il Real Madrid la spunta e porta ‘El Fideo’ al Santiago Bernabeu per venticinque milioni, dove vince da assoluto protagonista sei titoli in quattro anni.
Dopo una parentesi non proprio esaltante al Manchester United, passa nell’estate 2015 alla corte di Blanc.
È uno dei giocatori più costosi della storia del calciomercato visti i centottanta milioni di euro suddivisi in quattro trasferimenti.

Bernardo Silva: mancino naturale classe ’94 cresciuto nelle giovanili del Benfica, si mette in mostra alla fine del 2013 con ottime prestazioni nella Segunda Liga, che gli valgono il titolo di giocatore del mese ad ottobre e a dicembre.
Nella sessione estiva del calciomercato 2014 passa in prestito con diritto di riscatto al Monaco, che lo riscatta per sedici milioni di euro sei mesi dopo.
Un affare azzeccatissimo in quanto giocatore chiave per i monegaschi e uno dei principali artefici della cavalcata in Champions dei ‘Ragazzi tremendi’ di Jardim.

Nolito: cresciuto nelle giovanili dell’Atletico Sanluqueño, passa tre anni nel Barcellona B prima di esordire in prima squadra, con la quale scende in campo solo due volte.
Lo scarso impiego di Guardiola porta il classe ’86 a cambiare aria. Così arriva al Benfica nell’agosto 2011, segnando all’esordio e finendo la stagione in doppia cifra (12 marcature in 35 presenze).
Due anni dopo, il Benfica lo cede in prestito al Celta Vigo, compagine con cui gioca per tre anni segnando 42 gol in 107 presenze.
Passa al Manchester City nel luglio 2016 per diciotto milioni di euro, ritrovando il suo vecchio allenatore Guardiola.

di Michele Sabato



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