Olanda, Amsterdam, Ajax. È questa la sequenza rapidissima di chi pensa all’Eredivisie. La logica è quasi scontata, l’Ajax detiene la maggior parte dei record nei Paesi Bassi, ha 33 Eredivise Schaal, 18 KNVB Cup, 4 Champions League, 1 Coppa delle Coppe, 2 Supercoppa Uefa e 2 Coppe Intercontinentali. Un palmares che porta come conseguenza quasi scontata un rispetto incondizionato per tutto l’ambiente dei ‘Lancieri’, dalla storia allo stadio, dalla società al settore giovanile.

Proprio quest’ultimo è da sempre la punta di diamante dell’Ajax, che di questi tempi – tra sceicchi e cinesi – non sta portando gli stessi risultati a lungo termine ottenuti tra gli anni ’70 e gli anni ’90. Basti pensare chi sono diventati i giocatori che sono passati nelle trafile giovanili del club della capitale olandese: Wim Kieft, Frank Rikjard, Marco Van Basten, Aron Winter e Johan Cruijff, giusto per citarne alcuni. Di spicco, negli anni, anche la mirata campagna acquisti che ha portato all’Amsterdam Arena talenti grezzi, che sono divenuti poi perni fondamentali delle big d’Europa, impossibile non far riferimento – tra i tanti – a Chivu, Maxwell, Vertonghen, Ibrahimović, Suárez ed Eriksen.

Da agosto però, è stato aggiunto un altro tassello importante alla grande collezione di crack da un prevedibile futuro roseo: parliamo, naturalmente, di Kasper Dolberg. Arrivato come sostituto di Milik dopo l’attento monitoraggio di John Steen Olsen (colui che portò all’Ajax Gronkjaer, Ibrahimović, Fisher ed Eriksen), sbarca in Olanda quasi in punta di piedi il diciannovenne della fredda Silkeborg, portando il ricordo di Arkadiusz a sbiadirsi partita dopo partita, guadagnandosi a suon di gol e giocate l’amore dei tifosi biancorossi. Alto un metro e novanta, slanciato, biondo con occhi celesti, freddi e glaciali, non un classico ariete d’area di rigore come si potrebbe presupporre, ma un attaccante mobile dotato di un tiro fortissimo e preciso, numero nove puro che con il suo movimento continuo porta pochi riferimenti offensivi per le difese, aiutando notevolmente i counter attack e favorendo il più delle volte anche la superiorità numerica nell’altra metà campo.

I due aspetti particolari che lo contraddistinguono da tanti giovani promettenti sono due: il primo controllo ed il sangue freddo nei momenti decisivi. Come sopracitato, riesce a creare una superiorità numerica con il movimento nel contropiede, ma riesce a crearla anche in azioni apparentemente morte grazie al primo controllo – spesso di esterno – che il più delle volte manda fuori tempo il suo marcatore, favorendo i movimenti degli esterni che convergono in area. Icona della sua freddezza è il gol del momentaneo 0 a 1 a casa dell’attuale capolista Feyenoord: leggera finta di corpo, tunnel che manda al bar Der Heijden e scavetto che supera elegantemente Vermeer, con un Feijenoord Stadion ammutolito.

I numeri sono da talento cristallino, partenza col botto viste le due doppiette e una tripletta (In 37’ minuti, l’ultimo a segnare tre reti in un tempo è stato Suarez, non uno qualsiasi insomma) nelle prime quattro partite giocate, ora il bottino ammonta a due assist e otto marcature in diciotto gare, ma sono numeri destinati a lievitare, strafottenza permettendo, unica pecca del crack danese che spesso tenta la giocata di fino preferendola a quella semplice con la conseguenza più ovvia, ossia perdere il pallone e sbilanciare gli equilibri dei suoi compagni di squadra. È un aspetto dettato sicuramente dalla giovane età di Kasper, ma che va sicuramente monitorato e cambiato da Peter Bosz, ritrovatosi non per caso con un’arma in più nel proprio arsenale, pronta per essere sferrata ai danni del ‘Club aan de Maas’. Rotterdam in primis è avvisata.

di Michele Sabato



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