Era il 14 dicembre 2015: il Leicester di Ranieri, lanciatissimo verso quello che sarebbe stato lo storico primo titolo in Premier League, batteva per 2-1 un Chelsea in crisi, guidato da Mourinho, al centro di tantissime critiche. Mahrez e Vardy furono i mattatori.

E’ passato esattamente 1 anno e 1 mese da quel giorno: 396 giorni che sembrano un’eternità. Il Chelsea ha cambiato allenatore, il Leicester ha perso quella magia che l’ha accompagnato nella cavalcata della scorsa stagione. La situazione di classifica è completamente capovolta: il Chelsea, che al tempo lottava in zona retrocessione, è ora capolista (quasi) incontrastata, il Leicester rischia di trovarsi immischiato nella lotta per non retrocedere (il terz’ultimo posto è solo a 5 punti). Sono cambiati anche i mattatori: Vardy e Mahrez sono stati sostituiti da Marcos Alonso e Pedro, protagonisti inaspettati: uno, goleador quasi per caso (doppietta, con terzo gol sfiorato), l’altro, per molto tempo rilegato in panchina e dal rendimento altalenante.

Si è parlato molto del cambio di tendenza in casa Blues: la voglia che l’allenatore pugliese ha trasmetto ai suoi giocatori è unica nel suo genere. Ieri, se vogliamo, Conte ha superato un esame importante: da quando sono iniziati i risultati vincenti, tutto al Chelsea stava andando per il verso giusto. La settimana che ha preceduto il match al King Power’s Stadium, però, rischiava di lasciare tracce importanti: la lite tra il manager italiano e Diego Costa ha scosso non solo Cobham, sede del centro di allenamento dei Blues, ma anche un po’ tutti gli addetti ai lavori, sorpresi dalle tensioni in un momento così buono per la stagione della squadra di Abramovich. Dopo aver smorzato i toni della polemica in conferenza stampa, Conte è stato bravissimo a far dimenticare (quasi) tutto e concentrare l’attenzione sul match, e ancora una volta ha avuto ragione: il gol dopo 6′ ha messo subito il match in discesa, la pochezza, soprattutto offensiva, del Leicester ha fatto il resto: le assenze di Mahrez e Slimani si fanno sentire, Musa ha deluso ancora, Ndidi può far poco essendo appena arrivato e Vardy è un predicatore nel deserto, l’unico che ogni tanto prova a dare la scossa. Il dominio nel possesso palla – 65 a 35 in favore dei Blues- e lo spietato cinismo – 3 occasioni importanti, 3 gol- hanno fatto il resto, garantendo a Conte una domenica da tranquillo spettatore: comunque vada a finire il big match tra Manchester United e Liverpool, il Chelsea avrà 5 punti di vantaggio sulla seconda in classifica. Not bad Antonio, not bad at all.



As featured on NewsNow: Calcio news