Matteo, benvenuto su Calcio Irlandese. Qui dentro troverai gente appassionata di League of Ireland e di tutto ciò che concerne il mondo irlandese a 360°; quindi non porti freni e raccontaci tutto quello che puoi: siamo desiderosi di scoprire ogni minimo dettaglio. Allora, rompiamo il ghiaccio e cominciamo subito a parlare del Cobh Ramblers. Inutile dire che è una delle realtà meno conosciute dell’universo della League of Ireland: eppure, è anche una delle più affascinanti. Possiede infatti una storia ricca di avvenimenti, assolutamente da non sottovalutare. Alcune vicende sono ormai entrate nell’epica del calcio irlandese: pensiamo alla più lunga semifinale della storia della Coppa d’Irlanda, quella del 1983 contro lo Sligo Rovers, durata ben quattro partite. Insomma, parlaci un po’ di questa piccola, bellissima realtà.

Grazie a voi dell’interesse. Si la realtà del Cobh Ramblers credo sia particolare. Innanzitutto per le dimensioni della cittadina: Cobh non supera i 13.000 abitanti e nonostante ciò possiede una propria squadra nella League of Ireland e il fatto è già di per sé eccezionale; inoltre il Club, nel corso della sua storia, non si è limitato a fare da comparsa, ma ha scritto pagine importanti del calcio irlandese: avete già citato l’epica semifinale del 1983, ma non bisogna dimenticare la promozione in Premier Division del 2007. Se poi si aggiunge il fatto che il Cobh Ramblers è stata la prima squadra professionistica di Roy Keane (che ho avuto la fortuna di incontrare), si può capire come il Club goda di un certo prestigio nell’ambito della League of Ireland.

Passiamo a te, ora: cosa ci fa un italiano, così giovane per altro, all’interno della società di un club di First Division irlandese? Che impressione ti sei fatto di questa realtà, e quali sono gli elementi in comune col nostro paese d’origine, se ce ne sono? C’è qualcosa che rende speciale il tuo lavoro?

Ecco, a volte io stesso mi chiedo come abbia fatto ad arrivare qua. A parte gli scherzi, io ho 24 anni, a luglio mi sono laureato in giurisprudenza con una tesi in diritto sportivo ed ero alla ricerca di un’esperienza lavorativa all’estero in ambito calcistico. Quando si è presentata l’opportunità di venire in Irlanda non ci ho pensato due volte e 5 giorni dopo essermi laureato sono partito. Le cose sono andate per il meglio e ora faccio parte dell’organigramma societario come Communication and business developement manager.
L’impatto con la nuova realtà è stato chiaramente difficile, ma la prima impressione è stata assolutamente positiva. Fin dal primo momento ho capito di essere arrivato in una squadra in crescita dentro e fuori dal campo, ambiziosa ma con equilibrio. Qui c’è un progetto di crescita graduale, basato sulla valorizzazione di giovani calciatori provenienti dal vivaio. Risulta difficile fare un paragone con il calcio italiano; probabilmente in Italia dovremmo prendere esempio dal modo in cui viene vissuto il calcio dai tifosi e dagli addetti ai lavori. Qui si fa calcio per passione, non per soldi: è ancora un divertimento, l’agonismo non è esasperato a livelli inaccettabili, la partita è un momento di aggregazione sociale. L’atmosfera che si respira nel club è eccezionale: accogliente, familiare, ma allo stesso tempo con l’ambizione di crescere
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Puoi spiegare ai nostri lettori come mai questa è una stagione straordinaria per il Cobh Ramblers? Nell’ultimo turno, avete ottenuto un fondamentale successo esterno a Dublino, all’UCD Bowl. Vittoria per 0-1 nello scontro diretto con l’UCD, gol di Eoin McGreevy. Adesso la terza piazza dista solo tre lunghezze e, a quattro giornate dal termine, avete clamorosamente riaperto il campionato, almeno per quanto concerne i play-off. Quali sono i vostri punti di forza? Quanto incide Stephen Henderson nella vostra filosofia?

Questa può essere considerata una stagione straordinaria per diversi motivi. Il Club viene da anni di difficoltà economiche, ma ora si cerca di gestire in maniera oculata le poche risorse a disposizione. Ciò significa sostanzialmente che stiamo affrontando un campionato professionistico con calciatori non professionisti. Per questo essere a 3 punti dai playoff a quattro giornate dal termine è un risultato clamoroso. Stephen Henderson, oltre ad essere un grande allenatore è una grande persona. Credo veramente che sia lui l’arma in più di questa squadra. Gli allenamenti sono curati nel dettaglio, le partite tatticamente preparate con grande cura. Sta facendo crescere diversi ragazzi di 18-19 anni, dando loro il tempo di commettere i fisiologici errori dovuti all’inesperienza. I giocatori lo seguono ciecamente, c’è grande unità d’intenti. Per il finale di stagione stiamo a vedere quel che succederà: con la vittoria di venerdì scorso ora la pressione è tutta sull’UCD, i nostri ragazzi giocheranno con la mente libera e comunque vada a fine stagione si saranno meritati solo applausi.

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Foto: Jim Coughlan

 

Che cosa ne pensi, in generale, della League of Ireland? Che mondo è? In cosa si differenzia dagli altri campionati europei? Perché si gioca d’estate? E come funziona il sistema calcistico irlandese? Ti giriamo solo alcune delle domande che, nel corso del tempo, molti curiosi ci hanno posto sulla nostra pagina. Inutile dirti che per la grande maggioranza del pubblico internazionale, il campionato irlandese è avvolto da una fitta nube di mistero. Aiutaci a scacciare un po’ di ombre: raccontaci tutto di questo meraviglioso mondo, anche i suoi problemi.

Capisco i dubbi: la League of Ireland è effettivamente abbastanza particolare. Soprattutto non è facile reperire notizie aggiornate dall’estero: la copertura mediatica del campionato irlandese è piuttosto scarsa. Una cosa che si nota subito è la scollatura esistente tra la federazione calcistica irlandese (FAI) e il proprio campionato nazionale. Si può tranquillamente affermare che i club della League of Ireland si autogesticono senza un particolare sostegno da parte della federazione. Ciò è spesso causa di attriti tra gli organi federali e i club. Ed è questa la ragione per cui la League of Ireland è un campionato povero, dal punto di vista economico e conseguentemente da quello tecnico, se comparato ai maggiori campionati europei. Ma non per questo è meno interessante: le partite sono giocate sempre con grande intensità ed agonismo e per questo risultano spesso divertenti. Purtroppo però anche qui in Irlanda non c’è grande attenzione al campionato domestico da parte del pubblico, che spesso preferisce guardare le partite del campionato inglese: coinvolgere gli spettatori locali secondo me deve essere la priorità delle squadre della League of Ireland nel futuro prossimo.
Per quanto riguarda le altre curiosità: si gioca in estate banalmente per via del clima: la maggior parte dei campi sono in erba naturale e le piogge invernali non consentono lo svolgimento delle partite. Vi segnalo un’altra particolarità: la squalifica per somma di ammonizioni scatta dopo 5 cartellini gialli, ma non viene scontata alla prima gara dopo l’ultima ammonizione, bensì in quella successiva. Obiettivamente a questo non ho ancora trovato una spiegazione logica.

Non può mancare, ovviamente, la domanda sul Dundalk. La truppa di Stephen Kenny ha scritto la storia anzitutto raggiungendo per la prima volta in assoluto – per un club irlandese – i play-off di Champions League, poi conquistando il primo, leggendario punto nella fase a gironi di Europa League. Vogliamo però anche menzionare il buon cammino del Cork City, che ha lottato con i denti fino alla fine salvo poi soccombere col Genk. Qualcosa sta cambiando, nel movimento calcistico irlandese? O è solo l’inizio di un inarrestabile duopolio Dundalk – Cork City? Giusto per far capire, a chi ancora non se ne è reso conto, la portata incredibile del successo del Dundalk in Europa: col solo pareggio conquistato ad Alkmaar, i Lilywhites hanno guadagnato una somma di denaro superiore al bottino della vittoria in Premier Division. C’è una differenza abissale, in termini economici, tra la League of Ireland e la maggior parte dei campionati europei: come ce la spieghi?

I principali introiti di una squadra di calcio sono dati dalla cessione dei diritti TV e dal merchandising. In Irlanda fondamentalmente mancano entrambe queste fonti di reddito e si è innescato un circolo vizioso: la cessione dei diritti tv non è vantaggiosa per i club che quindi hanno poche entrate, i club sono poveri e quindi il livello tecnico non è eccezionale, la gente non si interessa al calcio locale poiché considerato di qualità non eccelsa e quindi le tv non sono interessate a mostrare un prodotto che interessa ad una fetta ristretta di pubblico. Per questo credo che l’exploit del Dundalk e la buona prestazione del Cork City in Europa non siano frutto di un radicale mutamento del sistema calcistico irlandese: tuttavia, nel generale contesto economico della League of Ireland, la somma ottenuta da queste compagini grazie al loro percorso europeo rischia seriamente di porre le basi per un duopolio nel futuro prossimo.

Torniamo a parlare di First Division. Il Cobh Ramblers è senza dubbio la sorpresa stagionale, ma il Limerick ha fatto un campionato a sé. La vittoria degli Shannonsiders non è mai stata realmente messa in discussione: i giocatori di Martin Russell sembravano di un altro pianeta. E hanno perfino raggiunto la finale di League Cup. Una semplice domanda: come hanno fatto?

Non credo di avere una risposta precisa a questa domanda, non conosco dall’interno la realtà del Limerick, quindi mi risulta difficile dare una spiegazione motivata. Semplicemente il Limerick può disporre di atleti professionisti che si dedicano full time al calcio: la differenza di struttura fisica e atleticità con i giocatori delle altre squadre è immediatamente evidente. In pratica quest’anno il Limerick ha giocato con una squadra di Premier il campionato di First Division. Non sono comunque imbattibili: ci tengo particolarmente a ricordare che il Cobh Ramblers si è imposto sul Limerick in questa stagione nella finale della Munster Senior Cup.

Cosa ci dici di Cobh? Si tratta di una delle più belle cittadine non solo del Cork, ma anche del Munster e dell’Irlanda intera. Per gli appassionati di storia, fu l’ultimo porto di attracco, quando ancora si chiamava Queenstown, niente meno che del Titanic, prima che colasse a picco nel cuore dell’Atlantico. Ti ci trovi bene? E il clima?

Cobh è veramente una cittadina particolare e caratteristica. Mi ci trovo molto bene, gli abitanti sono tutti molto cordiali e amichevoli e si respira un’atmosfera tranquilla e rilassata, lontana dal caos delle grandi metropoli. Quando torno a casa a piedi dopo gli allenamenti rimango incantato ogni volta dall’imponente sagoma della cattedrale che si staglia sull’oceano sullo sfondo. Ecco se proprio devo trovare un difetto il clima è assolutamente imprevedibile e un tantino umido, per usare un eufemismo.

Il Cobh Ramblers è spesso conosciuto per essere la ‘seconda squadra’ del Cork: come vivete la rivalità col Cork City? I giovani tifosi si sentono più legati alle vicende della Rebel Army o seguono con passione le avventure dei Ramblers? Avete un gioiellino di stadio, il St. Colman’s Park: com’è l’atmosfera durante le partite casalinghe?

Benché geograficamente molto vicine le realtà del Cork City e del Cobh Ramblers non credo siano paragonabili. La rivalità chiaramente si percepisce, ma non è esasperata al livello del campanilismo italiano, anche perché in gare ufficiali Cork City e Cobh Ramblers non si affrontano dal 2008, quando per il derby a St. Colman’s Park ci fu un’affluenza record di circa 6000 spettatori. Il nostro stadio effettivamente è l’ideale per assistere ad una partita di calcio: ci sono due tribune coperte, con posti a sedere attaccati al campo. Purtroppo le passate difficoltà del club hanno fatto sì che gran parte del pubblico si allontanasse dalle sorti della squadra negli ultimi anni. Tuttavia, quando prima menzionavo la crescita del club anche al di là dell’ambito strettamente sportivo, volevo sottolineare come l’affluenza a St. Colman’s Park stia crescendo gara dopo gara, grazie al coinvolgimento soprattutto di bambini e ragazzi, i quali hanno ricominciato a cantare e a portate tamburi e bandiere allo stadio e a seguire la squadra anche in trasferta. La crescita del club passa anche attraverso il coinvolgimento di nuove generazioni di tifosi.

Premettendo che noi siamo già particolarmente affezionati alla vostra squadra, regalaci uno o più motivi per i quali si può tifare il Cobh Ramblers e seguire la League of Ireland anche qui, dall’Italia.

Credo che la prima ragione sia l’Irlanda stessa, una nazione che ti entra nel cuore. Vale assolutamente la pena visitarla: se per caso passate da Cobh, magari fermatevi a St. Colman’s Park per una partita e per l’immancabile post partita a base di pinte di Guinness.
Per quanto mi riguarda sto lavorando a diversi progetti di collaborazione con squadre italiane, riguardo ai quali vi terrò aggiornati: se andassero in porto probabilmente i Cobh Ramblers diventerebbero la squadra più italiana della League of Ireland!

Matteo Pirina con lo storico allenatore dei Ramblers, Stephen Hendersom

Matteo Pirina con lo storico allenatore dei Ramblers, Stephen Hendersom



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