LOI Review è un viaggio, squadra per squadra, attraverso la stagione di Airtricity League, la lega di calcio irlandese, appena conclusa. Più precisamente, si andranno a rivisitare le dodici squadre di Premier Division più le due neopromosse dalla First Division, ossia, Limerick e Drogheda United. Si procederà in ordine prettamente alfabetico, almeno per quanto concerne le squadre di Premier, si assegnerà un giudizio a ogni squadra e per ciascuna si indicherà il piazzamento finale in classifica nonché il miglior giocatore della stagione. Pronti? Allacciate le cinture e buon divertimento!

BOHEMIAN FOOTBALL CLUB

L’immagine che abbiamo scelto per riepilogare la stagione dei Bohs è insieme provocazione e notizia: notizia perché il giocatore in foto, Ishmail Akinade, è fresco di rinnovo coi Gypsies e dunque nella prossima stagione non si muoverà da Dalymount; provocazione perché proprio l’ex-Bray è stato l’emblema della stagione del club di Dublino, quella fatta di numerose aspettative andate perse nel vuoto. Ebbene sì, una Leinster Senior Cup vinta (trofeo affascinante ma provinciale, e dunque di secondo piano) e un discreto finale di campionato non bastano a salvare una stagione alquanto deludente per i Bohs, che pur sempre con Keith Long in panchina hanno faticato parecchio a carburare ad inizio campionato, trovando una discreta forma solo quando gran parte dei verdetti era già stata virtualmente assegnata. Il risultato è stato un’ottava piazza a 41 punti, ben distante dal quarto posto occupato dallo Shamrock a quota 55, ma soprattutto ben distante dai sogni europei ai quali la piazza ambisce da tempo. Una delle poche consolazioni, oltre alla LSC citata in precedenza, è stata la vittoria nel derby proprio contro lo Shamrock alla terzultima giornata: grande prestazione e vittoria per 1-0, grazie al gol di Roberto Lopes, proprio quel Lopes che pochi giorni fa è stato ceduto, guarda caso, agli arci-rivali dublinesi, scatenando il dissenso dei tifosi. I quali, comunque, possono guardare con positività al futuro: il progetto del nuovo Dalymount Park è in fase avanzata e tutto lascia pensare che il Bohemian, nei prossimi anni, tornerà ad essere una volta per tutte una delle grandi del calcio irlandese. Chi vivrà vedrà.

PIAZZAMENTO FINALE: 8°
VOTO ALLA STAGIONE: 5
GIOCATORE DELL’ANNO: Keith Buckley

BRAY WANDERERS

14 giugno 2016. Questa è una data importante per il Bray Wanderers. In quel lontano giorno d’inizio estate, mentre le prime brezze calde carezzavano la riviera orientale irlandese, i Seagulls stanziavano in ultima posizione, a quota 8 punti, a pari merito col Longford Town. Mick Cooke e la società del club di Wicklow sono d’accordo: le strade si devono separare. La panchina sarà assegnata ad Harry Kenny. Cominciava ufficialmente la ‘Harry Revolution‘. Già, perché con l’arrivo del manager dublinese dopo le prime, disastrose 8 giornate di campionato, la musica è cambiata radicalmente dalle parti del Carlisle Grounds. Con i primi punti, è arrivata una cospicua iniezione di fiducia. La difesa guidata da Hugh Douglas si è riscoperta solida; tra i pali, Cherrie si è dimostrato difficilmente superabile, ma la vera rivoluzione è stata fatta dalla cintola del centrocampo in su, dove due giocatori su tutti, Dylan Connolly e Ger Pender, hanno davvero spostato gli equilibri di una stagione cominciata in un modo e terminata in un altro, completamente opposto.
I numeri sintetizzano in maniera emblematica la ‘Harry Revolution’: il Bray ha registrato il suo personale record di vittorie consecutive in Premier, Peter Cherrie ha raggiunto le 12 reti inviolate, Ger Pender si è finalmente scoperto attaccante di razza a 23 anni (8 gol per lui, capocannoniere dei Gabbiani), mentre Dylan Connolly (in foto) è stato il vero e proprio crack stagionale, l’uomo che ha spostato gli equilibri e che ha sempre fatto la differenza, da Kenny in poi: per l’ala ex-Ipswich, oltre ai 5 gol in campionato, una serie di prestazioni sontuose che hanno a più riprese scardinato gran parte delle difese di League of Ireland. Il ragazzo ha solo 21 anni, è nel giro dell’U-21 irlandese e non è un caso che gli emissari dei grandi club abbiano già cominciato a bussare alla sua porta.
Il risultato finale è stato un meraviglioso 6° posto in campionato, a sole nove lunghezze dall’ultima piazza valevole il calcio europeo occupata dallo Shamrock. Anche il Carlisle Grounds, uno degli impianti più tiepidi della Premier, ha ritrovato un entusiasmo spropositato nel corso della stagione: nell’ultima casalinga di campionato c’erano ben 1,200 persone ad assistere alla roboante vittoria di un super Bray ai danni del malcapitato Cork City. Quel 4-1 finale è stato firmato da Jason Marks, Dylan Connolly, John Sullivan e Ger Pender ed è stato l’epilogo perfetto di una stagione emozionante. Anche se Connolly dovesse partire, il Bray saprebbe come rimpiazzarlo: alcuni interessanti giovani, tra cui Darragh Noone e Kevin Lynch, scalpitano. I rinnovi di Mark Salmon, Ryan Brennan, Hugh Douglas e John Sullivan sono i presupposti per un’altra stagione ricca di soddisfazioni. Con Harry Kenny sempre al timone. Al 2017!

PIAZZAMENTO FINALE: 6
VOTO ALLA STAGIONE: 7,
GIOCATORE DELL’ANNO: Dylan Connoll

CORK CITY FC

C’è solo un grande, pesante fattore con cui il Cork City ha dovuto necessariamente scendere a patti in questi ultimi tre anni: la sfortuna. Più precisamente, la sfortuna di avere una squadra potenzialmente mostruosa MA, contemporaneamente, coesistere col Dundalk di Stephen Kenny. Per il resto, quella di John Caulfield è una signora squadra, fatta di talento, classe e disciplina, che probabilmente ha raccolto meno di quanto si meritasse, appunto perché nel Louth una truppa di fenomeni ha fagocitato tutto quello che c’era, lasciando, per anni, solo le briciole ai rivali del sud. Fino a questa stagione, almeno. Ad inizio 2016, i Leesiders avevano un compito ingratissimo: quello di riuscire a tenere il ritmo di un Dundalk obiettivamente irraggiungibile. Per questo, lo scorso inverno erano arrivati rinforzi importanti nel Munster: Seán Maguire, Greg Bolger, Stephen Dooley, Kenny Bronwe su tutti. In campionato, il lavoro è stato svolto più o meno bene: la Premier Division, infatti, è stata aperta fino a poche giornate dal termine, sebbene al 26° turno lo scontro diretto aveva già chiuso virtualmente i giochi. Diverso il discorso nelle coppe: qui, stavolta, è stato il Cork City ad avere quel tocco di spietatezza in più, quella resilienza necessaria per far fronte alle più grandi difficoltà. A cominciare dalla Presidents Cup, la Supercoppa irlandese, vinta dal City grazie al gol dell’ex, Seán Maguire, che aveva lasciato presagire un duello incerto in campionato, per finire con la ben più importante FAI Cup, il vero trofeo ambito dai Rebels, vinta al 120’ sempre con gol di Maguire, vero e proprio uomo-stagione dei ragazzi in bianco e verde. Sì, probabilmente l’emblema della stagione del Cork City è stato lui: scaricato ragazzino dal Dundalk, promessa incompiuta non compresa fino in fondo da Stephen Kenny, Seán Maguire si è scoperto uomo e calciatore maturo a Cork, incarnando quel senso di rivalsa e quel desiderio dolce di vendetta sportiva provati dai tifosi Rebels dopo diversi, frustranti anni. Il 22enne irlandese (ormai presenza fissa in U21) si è tolto subito qualche sassolino dalla scarpa divenendo l’uomo decisivo in Presidents Cup, prendendosi infine la massima rivincita in finale di Coppa d’Irlanda, lo scorso novembre, segnando il gol decisivo al 120′. Più precisamente, il suo 29° gol stagionale, considerando tutte le competizioni (18 i centri in campionato, capocannoniere del torneo): numeri che sintetizzano la stagione mostruosa che il centravanti dei Leesiders ha vissuto e ha fatto vivere a tutti i suoi tifosi.
Ma non è tutto passato tra i piedi di Maguire. La vera forza del Cork City sta tutta nella difesa: la coppia Bennett – Browne è stata la migliore dell’intero campionato, incassando solo 24 gol in tutto, ben 5 in meno di quelli presi dal Dundalk. Senza dimenticare, naturalmente, Mark McNulty, ormai un’autentica certezza tra i pali. A ciò, si aggiunge un centrocampo che ha sapientemente mixato qualità e quantità con le personalità di Bolger, vero uomo-leadership della squadra, Steven Beattie e Garry Buckley, mentre giovani prospetti come Kevin O’Connor hanno avuto tutto il tempo di emergere e potenziarsi: il terzino 21enne ha messo a segno la bellezza di 14 assist, condite da prestazioni sontuose per tutto il corso del campionato. Con lui, Maguire, e la promessa del giovanissimo Chiedozie Ogbene che scalpita dalle retrovie, il futuro appare roseo.
Alla stagione del Cork va pesata anche l’Europa League. Sebbene non paragonabile al percorso del Dundalk, i Leesiders non hanno sfigurato sui palcoscenici europei, accarezzando una favola che probabilmente, prima o poi riusciranno a realizzare anche loro. In questo, serviranno un po’ di fortuna e quel pizzico in più di furbizia: dopo la vittoria sull’Hacken, i Leesiders si sono dovuti arrendere al Genk e a Leon Bailey, giocandosi con coraggio le proprie carte contro un’avversaria obiettivamente superiore. L’ingente potenziale del Cork City, in campionato, non è comunque bastato a fermare una squadra (il Dundalk) che, attualmente, pare di un altro mondo. In Coppa, però, è stata tutta un’altra storia. E dopo 120 minuti di battaglia è arrivata finalmente la giusta ricompensa di un lavoro superbo portato avanti negli anni da John Caulfield, che se non altro ha avuto il merito di riportare il calcio che conta nella ridente cittadina del Munster.

PIAZZAMENTO FINALE: 2
VOTO ALLA STAGIONE:
GIOCATORE DELL’ANNO: Seán Maguire

DERRY CITY FOOTBALL CLUB

Quest’anno c’era una luce particolare a Brandywell. Un’atmosfera unica. Forse perché questa è stata l’ultima stagione del Derry City in questo glorioso stadio, che a partire dall’imminente inverno subirà pesanti lavori di ristrutturazione, che alla fine daranno vita al nuovo impianto dei Candystripes. Il 2015, la retrocessione sfiorata per un soffio, i confusi avvicendamenti sulla panchina sembrano un ricordo lontanissimo, surreale, da quando a Brandywell è arrivato un certo Kenny Shiels. Allenatore di spessore, manager d’esperienza, dalla vista lunga e dalle qualità indiscusse. Se il tecnico nordirlandese è ormai diventato un idolo in questa terra di confine, un motivo ci sarà. Ad una piazza rovente come Derry questa stagione è stato offerto un piatto prelibato: l’Europa. Lo chef è stato proprio Shiels che, tornato in Irlanda dopo gli anni di Kilmarnock e una curiosa esperienza thailandese alla guida di un club di Bangkok, prima ha pensato bene di raccogliere, un po’ ovunque, gli ingredienti essenziali per la sua opera, dopo di ché ha realizzato un vero e proprio capolavoro sportivo.
Per capire la stagione del Derry bisogna partire dalla campagna acquisti fatta dal manager nordirlandese. I ritorni, anzitutto. Uno in particolare: Rory Patterson. Per l’attaccante classe ’84 si è trattato di un ritorno a casa dopo una carriera lunghissima, spesa in varie parti del globo ma, più che una destinazione per un tranquillo ritiro, questa è stata una vera e propria stagione di rivalsa per lui. La grandezza di Shiels è stata proprio questa: ha offerto a giocatori che cominciavano a non vedere più la luce in fondo al tunnel una nuova opportunità. In questo senso si possono catalogare gli acquisti (azzeccatissimi) di Niclas Vemmelund centrale danese ex-Stjarnan (che ha giocato anche a San Siro contro l’Inter qualche anno fa) e Lukas Schubert, centrocampista austriaco tornato al football giocato dopo 18 mesi di assenza per complicanze al cuore, che ne avevano momentaneamente interrotto la carriera in patria. Il primo, il danese, è stato un elemento importantissimo per la squadra di Shiels, andando a costituire la base di quella che è stata la colonna vertebrale del City; il secondo, l’austriaco, è stato un importante rincalzo, fattosi trovare pronto tutti i momenti di necessità. In realtà, è davvero difficile trovare un flop o una qualche delusione tra la rosa del Derry City, in questa stagione. Tutti hanno svolto un lavoro egregio all’interno di un sistema perfettamente integrato, tutti si sono sacrificati l’un per l’altro andando a formare quella che si usa chiamare una squadra vera. Qui sta il punto: se il Derry ha terminato in terza piazza la propria stagione, vincendo per dispersione il duello con lo Shamrock e qualificandosi all’Europa League ’17/’18, è perché Shiels ha plasmato un gruppo, una vera squadra, un mix sapientemente misurato di gioventù ed esperienza, di talento e sacrificio. Presto per dire se questa stagione sia stata il così detto canto del cigno per Rory Patterson, sta di fatto che il 32enne attaccante ha trascinato i Candystripes per tutta la stagione a suon di gol, siglandone 17 in tutto, secondo nella classifica generale marcatori solo a un certo Maguire, di cui abbiamo parlato oggi.
Patterson, però, è stato solo il terminale offensivo di un sistema di equilibri incastrato con maestria da Kenny Shiels. A partire dalla difesa, dove la coppia Vemmelund – Jarvis ha fatto da base portante di un centrocampo tutto muscoli e corsa con qualche spruzzo di tecnica: su tutti, il 21enne Aaron McEneff è stato forse il principale ambasciatore di un reparto giovane e dinamico, coadiuvato da Ronan Curtis (20 anni), Joshua Daniels (20 anni) e dai più “esperti” Barry McNamee e Conor McCormack, rispettivamente 24 e 26 anni; quest’ultimo è fresco di passaggio al Cork City, dove andrà a rafforzare un reparto di assoluta qualità in quel di Turners Cross. Spazio ai giovani, dunque, ma anche ai giovanissimi: in questo contesto, non si può non citare la stagione del 19enne Conor McDermott, rocciosissimo mediano spostato nelle retrovie da Shiels, che alla sua prima stagione tra i ‘pro’ ha dimostrato grande grinta e carattere, conquistando una chiamata perfino nell’U21 nord-irlandese: il Derry non avrà bisogno di cercare altrove il rimpiazzo per Vemmelund. Insomma, quest’anno a Brandywell si sono divertiti parecchio, e la sensazione è che lo faranno ancora per diverso tempo. Certo, ci sarà da chiarire la nuova (temporanea) sistemazione per la squadra (le partite europee si giocheranno a Sligo), visto che Brandywell sarà inagibile per un po’, e questo è un dettaglio non da poco, ma finché ci sarà la guida illuminata di Shiels al timone dei Candystripes, i tifosi possono star ben che tranquilli.

PIAZZAMENTO FINALE: 3°
VOTO ALLA STAGIONE: 8
GIOCATORE DELL’ANNO: Rory Patterson

DUNDALK FC

Ci vorrebbe con tutta probabilità un intero libro per raccontare questa stagione del Dundalk FC, ma bisogna fare i conti con tempo e spazio a nostra disposizione e cercare di sussumere quanto più possibile. Partiamo da una cosa fondamentale: il successo europeo ha avuto un peso specifico nettamente superiore, rispetto al resto, nella votazione finale della stagione dei Lilywhites. Questo perché, da un punto di vista prettamente e banalmente numerico, la squadra di Stephen Kenny in patria ha vinto meno rispetto alla stagione 2015, e per certi versi in misura meno convincente, ma mai come ora la situazione va contestualizzata. Da dove cominciare? Si sono spese centinaia di parole per squadra leggendaria, probabilmente la migliore da più di vent’anni a questa parte e forse oltre; decidiamo dunque di lasciare da parte la retorica per parlare più in maniera ‘pratica’, giusto per capire lo spessore dei risultati di questa squadra.
Partiamo da Stephen Kenny. E’ lui la vera mente del club, la vena geniale applicata al talento indiscusso di una squadra dalle ottime individualità. Kenny, amato a Derry ma incompreso a Tallaght (dove si stanno ancora mangiano le mani), ha alzato l’asticella in League of Ireland, ha imposto nuovi parametri manageriali, tecnici e tattici; insomma, ha posto una nuova frontiera, che si distacca dalla visione di gioco semi-pro tipicamente irlandese e valica la dimensione prettamente europea del fare calcio, non solo totalizzante ma interscambiabile nei ruoli. In Irlanda, solo il Cork City di Caulfield si avvicina a questa idea, ma come dimostrato ancora una volta dalla differenza di punti nella classifica finale (ben 7 lunghezze tra il primo e il secondo posto), c’è ancora tanto da lavorare per raggiungere il livello sui cui viaggiano i Lilywhites. Per il tecnico dublinese si tratta del terzo campionato consecutivo in quel di Oriel Park (il record appartiene allo Shamrock, con quattro LOI consecutive), che va ad aggiungersi alla FAI Cup ed alla League Cup vinte negli ultimi quattro anni. Il ‘trofeo’ più bello di questa stagione, comunque, resta la qualificazione ai gruppi di Europa League. Prima di questa, non va dimenticato che il Dundalk è stata la prima squadra irlandese nella storia a raggiungere i preliminari di Champions League, conquistati dopo uno splendido percorso ai turni eliminatori dove tra le vittime eccellenti c’è stato soprattutto il BATE Borisov, che proprio l’anno scorso ha interrotto i sogni di gloria della truppa di Kenny. Ai preliminari hanno avuto la meglio i polacchi del Legia, ma ciò non ha comunque escluso ai Lilywhites di partecipare per la prima volta nella loro storia ai gironi dell’Europa League, traguardo raggiunto prima solo dallo Shamrock Rovers. Ma, a differenza degli Hoops, che nel 2011 avevano terminato la propria classifica a quota 0, la squadra di Kenny è andata oltre facendo punti: nella prima trasferta europea, ad Alkmaar, la rete di Ciaran Kilduff ha regalato il primo punto irlandese della storia ai gironi; la partita dopo si è fatto addirittura meglio: tra le mura amiche del Tallaght di Dublino, la casa europea del Dundalk, i Lilywhites hanno steso il Maccabi Tel Aviv per 1-0, con Kilduff ancora marcatore. Contro lo Zenit sono arrivate due dignitose sconfitte, il Dundalk ora si giocherà la qualificazione giovedì prossimo in Israele ma, comunque vada, la squadra è già entrata di diritto nella storia e probabilmente nella leggenda.
E’ difficile scegliere un giocatore su tutti, ma probabilmente Daryl Horgan è stato l’emblema di questa meravigliosa stagione. L’ala mancina irlandese ha raccolto l’eredità di Richie Towell andando decisamente oltre, maturando in maniera impressionante e facendo vedere cose mirabolanti come lo stordente gol contro il Cork City nel match decisivo per il titolo. Non solo: l’ex-Salthill è stato decisivo in numerosi incontri europei, dimostrandosi una vera e propria spina nel fianco di tutte le squadre con la sua velocità, col suo scatto e coi suoi dribbling. Il riconoscimento è arrivato con la convocazione nella nazionale di Martin O’Neill, insieme al compagno di squadra Andy Boyle, il quale, fiancheggiato da Brian Gartland, ha costruito un muro difensivo pressoché insuperabile questa stagione. Tra gli altri giocatori chiave non si possono non citare Ronan Finn, il faro del centrocampo dal piede vellutato, e Chris Shields, instancabile polmone della squadra. Due nuovi acquisti, poi, hanno fatto particolarmente la differenza. Quello più inaspettato forse è Robbie Benson, che si è rivelato più volte decisivo sul suolo europeo con gol di alta caratura, mentre Patrick McEleney, giunto dal Derry City come sostituto originale di Towell, ha siglato gol pesantissimi in campionato, che alla fine hanno valso il terzo titolo consecutivo. E no, non ci siamo dimenticati di David McMillan. 16 reti in campionato più 5 in Europa ne hanno fatto il capocannoniere assoluto della leggendaria squadra di Stephen Kenny, che ha del clamoroso se si considera il fatto che inizialmente, McMillan partiva dalla panchina. Gli impegni europei, contemporaneamente con l’infortunio di Kilduff, tornato giusto gli ultimi mesi di campionato (e subito decisivo in Europa League!), ne hanno fatto il goleador assoluto dell’eccezionale organico di Kenny. Ad Oriel Park, ormai, si respira una nuova aria.

PIAZZAMENTO FINALE: 1°
VOTO ALLA STAGIONE: 10
GIOCATORE DELL’ANNO: Daryl Horgan

FINN HARPS FC

Se c’è una parola chiave per descrivere il Finn Harps, è senza dubbio ‘passione’. E’ questa caratteristica che ha guidato il club del Donegal, composto da una ciurma di giovincelli e di calciatori part-time come la grande maggioranza delle squadre di Airtricity League, weekend dopo weekend nel corso della recente stagione. Poco più di un anno fa, i ragazzi di Ollie Horgan conquistavano la Premier Division grazie alla rete dell’adolescente BJ Banda in casa nello spareggio salvezza contro il Limerick. Probabilmente in pochi, all’inizio della stagione 2016, avrebbero pronosticato una tranquilla salvezza degli Harps. Eppure…
Eppure questa banda di ragazzini si è resa protagonista di una stagione di alto livello, ad alto tasso di competitività, facendo, nel corso dei mesi, vittime eccellenti. La classifica finale parla di un decimo posto a quota 32 punti, ben 9 in più rispetto alla penultima piazza occupata dal Wexford Youths (poi retrocesso allo spareggio col Drogheda); tradotto, una salvezza ottenuta con un tranquillo anticipo e con una relativa sicurezza. L’uomo della stagione probabilmente porta il nome e il cognome di Ryan Curran, attaccante classe ’93 giunto a Ballybofey lo scorso inverno dopo quattro anni passati al Derry City (squadra della sua città natale). Suo il gol della matematica salvezza, ottenuta in una fredda serata di fine ottobre con la vittoria di misura sul Bohemian. Curran è giunto nel Donegal convinto di ritagliarsi uno spazio importante dopo diverse stagioni in chiaroscuro: in questo senso può essere letto anche l’acquisto, da parte di Ollie Horgan, di Danny Morrissey, attaccante 22enne che questa stagione ha trovato poco spazio tra le fila del Cork City e disposto a mettersi in gioco tra le fila degli Harps. Una piazza, dunque, quella di Ballybofey, dove i giovani calciatori irlandesi con un potenziale inespresso si rimettono in gioco, spesso avendo successo. Al fianco di Curran, un altro giocatore di assoluto spessore del Finn Harps targato 2016 è senza dubbio Sean Houston: il rossiccio attaccante irlandese, classe ’89, ha contribuito, con i suoi 7 gol (gli stessi di Curran, capocannonieri in coabitazione) alla salvezza della squadra.
Ma il segreto del successo degli Harps sta tutto in un centrocampo fatto di muscoli, esperienza e sacrificio, in cui spiccano elementi come l’ex-Bohemian David Scully, come l’esperto Michael Funston o come il giovane, talentuoso Ethan Boyle, 19enne dal fisico massiccio nel giro delle selezione U19 irlandese. Importante, e spesso decisivo, il supporto dell’esperto portiere inglese Richard Brush, arrivato a febbraio dallo Sligo Rovers, che con le sue parate ha contribuito alla solidità difensiva della squadra di Horgan. Sì, quella di Ballybofey è una piazza in cui ci si può rimettere in gioco senza particolari pressioni, anzi supportati da uno dei pubblici più caldi e affettuosi d’Irlanda, quelli del Finn Park, nordico catino bollente spesso letale per gli avversari.

VOTO ALLA STAGIONE: 6,5
PIAZZAMENTO FINALE: 10°
GIOCATORE DELL’ANNO: Ryan Curran

GALWAY UNITED

I Tribesmen hanno recentemente presentato le nuove divise per la stagione 2017 e noi partiamo proprio da queste per raccontare l’annata del Galway United FC, in quanto ci sembrano poetiche e metaforiche nello stesso tempo. Le nuove casacche riprendono nello stile il leggendario Galway Hooker, la famosa barca da pesca simbolo di una città e di una contea che trasudano tradizione gaelica da tutti i pori, e nell’immagine di presentazione della nuova divisa Vinny Faherty, Stephen Folan e il giovane Colm Horgan posano fieri ed orgogliosi a prua, pronti a buttarsi a capofitto nella tempestosa stagione che li aspetta.
Sì, perché mai come nel campionato venturo il Galway è chiamato a fare il definitivo salto di qualità. Quella dei Tribesmen è ormai una realtà consolidata in Premier Division, ma la sensazione, nei pressi del Deacy Park, è che le stagioni passate ad ottenere tranquille salvezze non bastino più: il pubblico, caloroso e appassionato come i cieli crepuscolari che si scorgono dalla baia di Galway, spinge per entrare una volta per tutte nel club delle ‘grandi’, che in fondo non è nemmeno così distante. Magari vincendo qualche coppa, o provando a giocarsela fino alla fine nella snobbata League Cup. Se c’è una parola che descrive alla perfezione la stagione dello United è ‘incostanza’. Quella del Galway è stata una stagione double-face: la partenza a razzo ha stimolato le fantasie di molti, ma nella seconda parte di campionato è subentrato un senso d’appagamento che ha smorzato gli entusiasmi, e che ha portato all’esonero di Tommy Dunne, l’allenatore del ritorno in League of Ireland. Il calendario della squadra amaranto è stato altalenante: a roboanti vittorie si sono alternate pesanti sconfitte, a volte nell’arco di pochi giorni. Il canto del cigno, probabilmente, è stato il successo casalingo per 1-0 ai danni del Dundalk, ottenuto ad inizio agosto; dopo di ché, il nulla assoluto, anzi alcune brutte figure come le 20 reti incassate in 5 partite tra fine settembre e la prima metà d’ottobre, dove il Galway si è reso protagonista di vittorie folli (il 3-2 sul Finn Harps) e sconfitte da film horror (il 5-4 subito dal Wexford o il netto 5-0 subito da Cork City in una partita senza storia).
Passando ai protagonisti della stagione, non si può non partire da Vinny Faherty, il capocannoniere dei Tribesmen: i suoi 12 gol hanno avuto un peso specifico importantissimo nei 38 punti stagionali della sua squadra, le sue vittime sono state squadre come Dundalk, Cork City, Bohemian e St Patrick’s Athletic; per ben quattro volte i suoi gol sono bastati al Galway per ottenere il bottino pieno. Giunto dal Limerick lo scorso inverno come rimpiazzo a Jake Keegan, è sicuramente uno dei giocatori che più hanno fatto la differenza, anche se, come tutta la squadra, anche lui ha subito un calo nella seconda parte stagionale. Siamo comunque sicuri che sarà ancora una delle chiavi del prossimo Galway targato Shane Keegan. Nessuno, però, è stato fondamentale come Ryan Connolly. Il capitano dei Tribesmen si è appena trasferito allo Shamrock Rovers ed è un addio che in molti rimpiangeranno. 24 anni ma già tanta esperienza da vendere, carisma da leader, capitano vero, associa a doti da assoluto playmaker un fisico da mediano infaticabile. Cuore, polmoni e qualità. Quando si è infortunato, in quel di maggio, il Galway non ha più vinto fino al suo ritorno. Fondamentale per gli equilibri della sua squadra, lo Shamrock ha piazzato un colpo di assoluto spessore. La sua eredità, a Galway, potrebbe essere raccolta da Conor Melody, interessantissimo centrocampista 19enne coccolato dalla sua tifoseria e chiamato a diventare grande una volta per tutte. La prossima potrebbe essere la sua stagione. Citazioni obbligatorie per altri giocatori chiave: il difensore Stephen Folan, che ha appena rinnovato, e il compagno di reparto Armin Aganovic, autori di una grande stagione, anche dal punto di vista realizzativo. Così come Kevin Devaney, che in tutto ha siglato 7 centri.
Chiusura obbligatoria sul nuovo allenatore: Shane Keegan. Sì, proprio lui: l’uomo che ha realizzato il sogno del Wexford portando il piccolo club del sud in Premier Division, facendogli poi disputare una dignitosissima stagione nella massima serie, poi comunque terminata con la retrocessione. Forse era inevitabile: il Wexford era l’unica squadra di stampo totalmente amatoriale in Premier e, sotto questo punto di vista, il lavoro di Keegan è stato encomiabile. Appena arrivata la chiamata da Galway, l’allenatore non ha esitato, suscitando le ire dell’eccentrico presidente degli Youths. Dal Ferrycarrig si è portato Lee Grace, che con tutta probabilità affiancherà Folan in mezzo alla difesa. Sì, il grande salto è possibile, dopo tutto.

VOTO ALLA STAGIONE:
PIAZZAMENTO FINALE: 9
GIOCATORE DELL’ANNO: Ryan Connolly

LONGFORD TOWN FOOTBALL CLUB

E’ stata una pessima stagione per il Longford Town. Senza troppi giri di parole. I rossoneri sono stati ultimi in classifica pressoché dall’inizio del campionato fino alla fine, senza mai sganciarsi dall’ultima piazza, totalizzando un misero bottino di 14 punti su 33 giornate. Per dare un’idea più concreta della stagione dei Midlanders, il Wexford, arrivato penultimo e retrocesso dopo lo spareggio salvezza, in campionato ha racimolato 9 punti in più degli uomini di Alan Mathews, mentre la quota salvezza, raggiunta agevolmente dai Finn Harps, ha sforato i 30 punti. Ma non ci vogliamo affidare solo ai freddi numeri e alle grigie statistiche, che sì spiegano in maniera scientifica l’annata da dimenticare del Longford, senza però darne una motivazione sensibile. Dando un occhio, ad inizio stagione, alle rose di tutte le compagini in gioco, alle caratteristiche e, perché no, anche alle motivazioni, è apparso fin da subito chiaro come il De Town fosse l’anello debole di una Premier Division che probabilmente, quest’anno, non è mai appartenuta davvero al Flancare Park, sempre più tristemente vuoto e silenzioso giornata dopo giornata. Le partenze degli uomini chiave delle belle stagioni degli ultimi anni – quella della promozione e quella della salvezza – su tutti Mark Salmon e Gary Shaw, ma anche Aymen Ben Mohamed, non sono state compensate da adeguati rinforzi, e ciò è stato sufficiente per isolare il Longford dal resto delle altre squadre. La retrocessione era stata già messa in conto fin da subito e probabilmente Alan Mathews e società stanno già pensando da parecchi mesi a come tornare in Premier: in questo senso vanno visti gli importanti rinnovi di David O’Sullivan e Kevin O’Connor, probabilmente i due migliori giocatori di questo disastroso campionato (O’Sullivan è capocannoniere, con 8 reti all’attivo). Oltre a questi, resteranno in rossonero anche il giovane e interessante Rhys Gorman, mentre gli acquisti di Jack Brady, portiere 20enne reduce da un’ottima stagione allo Shelbourne, e Dylan McGlade, ala 21enne giunta dal St Pats, fanno parte di una politica di rinnovamento obbligatoria dopo una stagione dove non si è stato in grado di vincere nemmeno una volta tra le mura amiche (e solitarie) di Flancare Park.

VOTO ALLA STAGIONE: 4
PIAZZAMENTO FINALE: 12º
GIOCATORE DELL’ANNO: David O’Sullivan

SAINT PATRICK’S ATHLETIC

Quella del St Patrick’s Athletic è stata una stagione pressoché deludente, inutile negarlo. Certo, ci sono state cose positive, come il discreto cammino europeo – tradotto, la conquista del terzo turno preliminare di Europa League – e, soprattutto, la vittoria della League Cup – la seconda consecutiva – ai danni del Limerick, ma rimangono due flebili sorrisi in mezzo ad un campionato altamente deludente, dove diverse cose sono andate storte.
Anzitutto, c’è da dire che i Pats lo scorso inverno hanno perso davvero importanti giocatori chiave, come Bolger e Browne (senza dimenticare la partenza di Chris Forrester a metà della scorsa stagione): sulla carta, gli arrivi dei fratelli Dennehy (Billy e Darren), di Keith Treacy e di Dinny Corcoran avrebbero dovuto sopperire a queste gravi partenze, ma all’atto pratico i nuovi acquisti dei Saints non si sono dimostrati all’altezza, basti pensare al fatto che uno come Corcoran non ha timbrato il cartellino del gol nemmeno una volta quest’anno. Di fatto, i Saints non sono mai stati realmente in corsa per la lotta alla zona europea (concreto obiettivo della società pressoché ogni stagione): in campionato i gol incassati sono stati veramente tanti, troppi, a Richmond Park quest’anno si è assistito a talmente tante brutte figure che i tifosi hanno cominciato a poco a poco a non tornare più allo stadio. L’Europa, per questa piazza, nei tempi recenti è stata data come scontata, ma questa stagione si è andati oltre e la colpa è essenzialmente della squadra: troppo poca la convinzione messa in campo, disarmante la mancanza di lucidità dimostrata settimana dopo settimana, i Pats sono apparsi il più delle volte come un manipolo di giocatori svogliati.
In Europa l’andazzo è stato diverso e allora è apparso ben chiaro come il cancro della stagione dei Saints sia stata una vera e propria carenza motivazionale: dopo il passaggio del secondo turno ai danni dei lussemburghesi del Jeunesse Esch, la truppa di Liam Buckley ha dimostrato di potersela giocare anche con una squadra di caratura maggiore come la Dinamo Minsk, pareggiando 1-1 in Bielorussia ma soccombendo tra le mura amiche per 0-1, dicendo così addio ai sogni di gloria per un soffio. Inoltre, la League Cup è senza dubbio un trofeo importante, ma, anche qui, il St Pat’s ha ottenuto il massimo risultato col minimo sforzo, vincendo di fatto la coppa nel secondo tempo della finale ribaltando la situazione di svantaggio e schiacciando il Limerick con un roboante 1-4. In FAI Cup, invece, i Pats sono riusciti a raggiungere le semifinali, scontrandosi malamente però con il Cork City poi vincitore del torneo. Insomma, il successo in Coppa di Lega, a nostro parere, non rende sufficiente una stagione pressoché deludente. Il Saint Patrick’s Athletic è arrivato 7° a quota 45 punti, ben 10 lunghezze sotto i cugini dello Shamrock quarto. Il divario è decisamente importante. E la mancanza dell’Europa, dal prossimo anno, avrà importanti ripercussioni nelle casse e nelle strategie della società di Inchicore. Le note positive, in termini di calciatori, sono rappresentate soprattutto da Christy Fagan e Conan Byrne. Il secondo è il capocannoniere stagionale con 11 gol all’attivo, ma è Fagan l’uomo della stagione, che dopo un turbolento 2015, ricco di infortuni, è finalmente tornato quello dei livelli del 2014, se non nella quantità dei gol (10) quantomeno nelle prestazioni. Tutti suoi gli unici gol europei siglati dai Pats, a 27 anni è nel pieno della maturità. Altra citazione obbligatoria va a Mark Timlin, l’unico acquisto che non ha deluso della campagna di Buckley, marcando 7 gol in 26 presenze, ma già ritornato al Derry City dopo solo una stagione nella capitale. La gioventù, comunque, non manca a Richmond Park: in attacco, i giovani Verdon e Kinsella cominciano a scalpitare, a centrocampo Jamie McGrath si è ritagliato uno spazio importante e sentiremo presto parlare di questo 20enne di belle speranze, mentre dietro Rory Feely prenderà con tutta probabilità il posto del partente Hoare, che si è appena aggregato alla corte di Stephen Kenny a Dundalk. Ha solo 20 anni, ma tanta personalità e motivazioni da vendere, cose che a Richmond Park mancano come l’acqua e il pane.

VOTO ALLA STAGIONE: 5,5
PIAZZAMENTO FINALE: 7°
GIOCATORE DELL’ANNO: Christy Fagan

SHAMROCK ROVERS

Ad inizio campionato potevano essere essenzialmente due i payoff possibili della stagione 2016 dello Shamrock. Il primo era la conferma definitiva della squadra di Pat Fenlon, il successo di un progetto ambizioso iniziato nell’agosto del 2014. Il secondo, invece, era l’affondamento definitivo dell’ambigua era Fenlon e l’inizio di una dovuta rivoluzione in casa Hoops. Sappiamo tutti come è andata a finire: l’esonero dell’ex manager dell’Hibernian è arrivato all’inizio della stagione estiva e la scelta di Stephen Bradley, inizialmente come traghettatore, successivamente in via definitiva, sulla panchina del Tallaght va inteso come un segno di rottura rispetto al passato.
Che voto dare alla stagione degli Hoops? Onestamente è difficile stabilirlo con precisione, perché lo Shamrock targato 2016 è, a tutti gli effetti, un doppio progetto: uno finito male e uno cominciato tutto sommato bene. Decidiamo anche noi, in linea con la politica societaria del club di Tallaght, di dare un taglio al passato, e di valutare solo lo Shamrock targato Bradley: stiamo parlando di un progetto fondato sui giovani, per certi versi giovanissimi, sulla programmazione a lungo termine e su tanto coraggio. In questo senso, dunque, il nuovo Shamrock, arrivato quarto in campionato e qualificatosi per la prossima Europa League, non può non avere un giudizio positivo, se non altro di incoraggiamento. Lo Shamrock di Pat Fenlon non è riuscito a superare il primo turno preliminare di Europa League. Anzi, per la precisione, non è riuscito a superare la gara d’andata del primo turno preliminare, persa per 0-2 in casa contro il modesto Rovaniemi. Questo il punto di rottura, lo strappo definitivo da cui nascerà il nuovo Shamrock. Fenlon è stato qui esonerato e per i Rovers è ufficialmente iniziata una nuova stagione, senza l’impegno europeo (l’1-1 in terra lappone, infatti, non ha cambiato le sorti della squadra irlandese) e probabilmente senza quella pressione psicologica che investiva la squadra del manager dublinese. Ecco, è da qui che va data una valutazione più onesta ai biancoverdi.
Bradley ha deciso di valorizzare il settore giovanile degli Hoops, che probabilmente resta tra i più floridi d’Irlanda, di buttare nella mischia giovincelli alla loro prima esperienza sui campi della League of Ireland, e pazienza se ogni tanto è arrivata qualche brutta sconfitta, dovuta più che altro ad inesperienza generale. 7 i teenager fatti esordire nella massima serie. Tra tutti, in particolar modo, è stata la volta dei vari Sean Boyd (18 anni, 19 presenze e 5 gol), Aaron Dobbs (17 anni, 12 presenze e 2 gol), Aaron Bolger (16 anni e 2 presenze), Trevor Clarke (promettentissimo centrocampista, 18 anni, 26 presenze e 1 rete) e James Doona (18 anni e 7 presenze). Tutti talenti che, a partire dalla prossima stagione, saranno più o meno la base di una squadra che tra i ‘veterani’ può contare, paradossalmente, gente come Brandon Miele, 22 anni, e Gary Shaw, 24 anni. Il capocannoniere stagionale è stato Gary McCabe, che ha messo a segno solo 10 gol, 5 dei quali da calcio di rigore. Ecco, forse ciò che manca davvero a questa squadra è un bomber di razza, uno che fa la differenza sotto porta (Christy Fagan?), mentre dietro, al fianco di un ottimo Simon Madden dall’anno prossimo vi sarà Roberto Lopes, giunto poche settimane fa direttamente dagli arcirivali del Bohemian. Insieme a Ryan Connolly, giunto dal Galway United e di cui abbiamo già parlato, va a formare un duo di acquisti davvero niente male per lo Shamrock che sarà.

VOTO ALLA STAGIONE: 6
PIAZZAMENTO FINALE: 4°
GIOCATORE DELL’ANNO: Gary Shaw

SLIGO ROVERS

La chiave dello Sligo Rovers ha nome e cognome: Dave Robertson. Dopo la retrocessione sfiorata per un pelo la scorsa stagione, la dirigenza della Bit o’Red ha deciso di investire a novembre 2015 sul giovane allenatore inglese (43 anni), che con coraggio ha lasciato il panorama tutto sommato florido della Football League inglese per prendere le redini di una squadra che aveva bisogno di una bella botta d’entusiasmo, quella della città che giace sonnacchiosa sotto l’ombra del Benbulben. L’ex-marine, disimpegnatosi lo scorso autunno dal Peterborough United, ha dimostrato più volte di essere sensibile alla realtà irlandese, parlando di un potenziale tutto da sfruttare: accettata la sfida dello Sligo (quanti allenatori inglesi, onestamente parlando, lascerebbero la loro realtà per immergersi in quella della League of Ireland?) ha subito portato alla corte dello Showgrounds una serie di giovani interessanti, la maggior parte dei quali inglesi, giunti direttamente dai settori giovanili con cui Robertson è stato a stretto contatto in terra d’Albione. Lo scorso inverno la squadra del nord-ovest irlandese è stata la regina assoluta del mercato. In successione firmavano, apparentemente senza una logica ben precisa, giovani come Tobi Adebayo-Rowling (20 anni), Kieran Sadlier (22), Philip Roberts (22) e Craig Roddan (23), tra gli altri. Tutta gente che, a poco a poco, è andata a formare l’ossatura di una squadra dinamica, fresca, piena di entusiasmo e di buone idee. L’impatto, c’è da dirlo, non è stato semplice: la banda di ragazzini di Robertson ha avuto bisogno di qualche mese di adattamento, subendo anche diverse pesanti sconfitte, ma l’autorità di Robertson non è mai stata intaccata e in estate la giovane Bit o’Red è esplosa come un fuoco d’artificio, facendo anche diverse vittime illustri: Cork City, Shamrock Rovers, ma soprattutto Dundalk; lo 0-3 di Oriel Park, agli inizi di ottobre, è stato forse il picco della stagione dei Rovers, che hanno lottato per la quarta piazza praticamente fino alla fine, salvo poi terminare il campionato con un buonissimo quinto posto, a 6 lunghezze dallo Shamrock quarto. Mattatori di quella partita, che riaprì momentaneamente il campionato, furono Raf Cretaro, Philip Roberts e Achille Campion. Il primo è stato, come sempre, l’uomo della stagione per i Rovers: avere 36 anni ma giocare come un 26enne, con questa frase si potrebbe descrivere il Tornado di Tubercurry di origini italiane. 10 gol stagionali per lui, ma soprattutto una serie di prestazioni di alta classe, una professionalità fuori dagli schemi e un carattere da trascinatore di primo livello. Il leader carismatico attorno a cui ruota il mondo Sligo. Achille Campion è stato un vero e proprio colpo di genio di Robertson, prelevato in estate dalle serie minori inglesi (era stato liberato dal Port Vale in maggio) e decisivo nella seconda parte di stagione con i Rovers: 11 presenze e 4 gol per il 26enne francese, quasi tutti pesantissimi. Non è un caso che il Cork City si sia aggiudicato le sue prestazioni a stagione finita, insieme a quelle di Jimmy Kehoane, un altro protagonista della Bit o’Red: l’ex-Wexford, dopo alcuni anni passati in Inghilterra (di particolare rilevanza l’esperienza con l’Exeter City) è tornato in madre-patria richiamato da Robertson e ha dato il meglio di sé in mezzo al campo, collezionando 32 presenze e siglando 2 reti.
Tra i giovani, tre su tutti si sono messi particolarmente in spicco: Tobi Adebayo-Rowling ha solo 20 anni ma è già una presenza di qualità sulla fascia sinistra; Robertson lo ha chiamato dal Peterborough mettendolo al centro del progetto del suo nuovo Sligo e il ragazzino non ha deluso le aspettative: 32 le presenze per lui. Craig Roddan, di anni 23, è diventato a poco a poco il cuore pulsante del gioco dei Rovers: ex-Liverpool, Robertson l’ha salvato dall’oblio degli infiniti prestiti nelle serie minori inglesi. Infine, Kieran Sadlier. 22 anni, irlandese anche se nativo della terra albionica, ha seguito Robertson direttamente dal Peterborough e, anche lui, ha trovato la sua dimensione ideale allo Showgrounds: 10 i gol in 29 presenze per il numero undici, già idolo dei tifosi, che a questi ragazzini, ormai, ci si sono affezionati parecchio, e che ora sognano in grande.

VOTO ALLA STAGIONE: 7
PIAZZAMENTO FINALE: 5°
GIOCATODE DELL’ANNO: Raf Cretaro

WEXFORD YOUTHS

Eppure c’è mancato un soffio. Davvero un nulla e il Wexford Youtgs sarebbe rimasto in Premier Division per un’altra stagione, coronando una favola iniziata l’anno passato con la prima, storica promozione dalla First Division. Il 31 ottobre 2016 gli Youths avevano un piede e mezzo in massima serie. Erano appena usciti vincitori dalla gara d’andata dello spareggio-salvezza contro il Drogheda, grazie al secco 2-0 di Ferrycarrig Park. Allo United Park, pochi giorni dopo, sarebbe bastato gestire la partita, magari chiudersi e preventivare le sortite offensive dei padroni di casa. Non sembrava un compito così difficile, per una squadra che durante la stagione aveva saggiato i duri campi della Premier. Eppure qualcosa si è rotto. Il 4 novembre il Drogheda United schiaccia i rosamaranto per 3-0 e conquista la promozione a discapito dei rivali. Per il Wexford Youths è una beffa assoluta. Insieme alla stagione in Premier, contemporaneamente, termina anche la lunga carriera (5 anni) di Shane Keegan sulla panchina di Ferrycarrig Park. Il manager 34enne, vero e proprio fautore del miracolo Wexford, ha lasciato il sud-est irlandese per accasarsi dalla parte opposta; difficile dire di no alla chiamata di un club ambizioso come il Galway United. L’addio di Keegan non è stato ben visto dall’eccentrico presidente rosamaranto, Mick Wallace, che ha accusato i Tribesmen di pochezza sportiva, ma questo poco cambia: anche se Keegan aveva ancora un anno di contratto con gli Youths, con la retrocessione in First si è chiuso definitivamente un ciclo.
Difficile capire se questa squadra potrà tornare presto ai livelli dell’anno passato, quando dominò la First Division dall’inizio alla fine. Senza più Keegan, senza alcuni uomini chiave della squadra (il difensore Lee Grace ha raggiunto il suo allenatore a Galway, il centrocampista Chris Kenny, probabilmente il migliore della stagione, si è accasato alla corte dello Sligo), il Wexford ha perso una bella e importante fetta del suo potenziale, ma se Wallace riuscirà a confermare il resto della squadra della stagione appena conclusa, potrà benissimo dire la sua. Sarà fondamentale anche ritrovare Danny Furlong, uomo-chiave della promozione, ma spettrale comparsa in Premier Division.

VOTO ALLA STAGIONE: 5,5
PIAZZAMENTO FINALE: 11°
GIOCATORE DELL’ANNO: Chris Kenny

LIMERICK FC

Concluse le squadre di Premier, passiamo ora alla First Division, trattando le due neopromosse: partiamo dal Limerick Football Club, chiuderemo poi definitivamente la LOI Review col Drogheda United. Al Markets Field quest’anno si è giocato un ‘full-time football’, si è vista un’altra categoria di calcio rispetto l’ambiente circostante. Un semplice e banale dato sintetizza il tutto: i Super Blues hanno terminato la stagione con un gap di 23 punti rispetto alla seconda piazza, da quasi imbattuti in stagione (solo il Cobh, in campionato, è riuscito a superare gli Shannonsiders nelle ultime battute della First Division). Al Markets Field, quest’anno, il titolo lo si è festeggiato ad agosto, con ben tre mesi d’anticipo rispetto alla fine del campionato. Al Markets Field, semplicemente, non c’è mai stata storia.
Partiamo dal passato remoto: la seconda parte della stagione 2015 ha visto un’incredibile cavalcata del Limerick in Premier Division, che ha permesso alla compagine del Munster di evitare l’ultima piazza (riscattando il disastroso inizio di campionato) e giocarsi lo spareggio salvezza con il Finn Harps. Per alcune settimane, paradossalmente, quella stagione il Limerick ha espresso il miglior calcio della Premier Division, ma ciò non è bastato ad evitare la retrocessione: gli Harps, infatti, prevalsero sugli Shannonsiders nel catino bollente del Finn Park grazie all’ormai leggendario gol di BJ Banda. Retrocessi definitivamente e crudelmente, in molti si chiesero come sarebbe andata a finire dalle parti del Markets Field: il Limerick si sarebbe ridimensionato o sarebbe riuscito a tornare presto in Premier? La società, in tal senso, scacciò subito via ogni dubbio, facendo un lavoro egregio, trattenendo in primis l’allenatore, Martin Russell, e poi alcuni giocatori chiave del meraviglioso finale di campionato (epilogo a parte): su tutti, Aaron Greene, Lee-J Lynch, Shane Tracy (fratello di Yvonne, colonna portante dell’Arsenal femminile) il capitano Shane Duggan e il giovanissimo Paudie O’Connor. Certo, ci furono alcune cessioni sanguinolente ma anche inevitabili, come Ian Turner, Dean Clarke e Vinny Faherty, ma compensate, nel frattempo, da acquisti di tutto rispetto per una categoria come la First Division: il veterano attaccante John O’Flynn, giunto dal Cork City, è forse l’esempio più lampante, ma anche Chris Mulhall dall’UCD o ancora Stephen Kenny dal Cobh Ramblers. In parole povere, il Limerick mise ben presto le basi per tornare immediatamente in Premier Division e così, di fatto, è stato. La stagione in cadetteria è stata a senso unico: dovunque andassero, i Super Blues facevano tabula rasa, espugnando ogni campo e schiacciando come un martello pneumatico chiunque giungesse al Markets Field (che a quanto a calore del pubblico è tra i più esemplari in Irlanda). Solo due squadre sono state in grado di battere il Limerick di Russell in stagione: il St Patrick’s Athletic in finale di League Cup (perché sì, il Limerick è riuscito anche ad arrivare a giocarsi la League Cup, superando in semifinale il Wexford Youths) e un agguerrito Cobh Ramblers, in piena corsa per un piazzamento nei play-off, alla quart’ultima giornata di campionato.
La bravura di Russell è stata quella di creare una squadra ben amalgamata, in un contesto florido e propizio come quello della First Division. Anzitutto, giovani promesse come Paudie O’Connor (difensore classe ’97) e Sean McSweeney (centrocampista classe ’97) hanno finalmente trovato la loro dimensione ideale, inserendosi pienamente nei meccanismi della squadra: il primo, in particolare, è autore di una stagione straordinaria, e i soli 26 gol presi in stagione sono anche merito suo. In First Division, John O’Flynn è rinato completamente: il 34 enne era ormai ai margini del Cork City, ma questa stagione è il capocannoniere della squadra (insieme a Mulhall) con 12 reti siglate. A proposito di Chris Mulhall, l’ex centrocampista dell’UCD, classe ’88, si è addirittura reinventato sulle sponde dello Shannon, scoprendosi attaccante di razza pura: per lui en-plein di presenze e 12 reti, eletto miglior giocatore dell’anno. Menzione obbligata anche per Stephen Kenny: il suo, più che un riscatto, è stato un proseguimento di un florido percorso di crescita, cominciato la scorsa stagione nel Cobh (dove fu capocannoniere). Classe ’93, è stato un assist-man di classe per l’intero campionato.
E per il 2017? Sia chiaro, la premessa è scontata: tra Premier e First Division c’è un abisso. Tra le due categorie si gioca due livelli differenti di football: uno professionistico (o quasi, essendo un mondo abbastanza stratificato) e l’altro semiprofessionistico, rasentante l’amatoriale. Dunque, è impensabile che il Limerick ripeti una stagione come quella appena conclusa. Ma la società di Markets Field ha dimostrato di avere le idee chiare e una programmazione fuori dal comune, ma soprattutto i mezzi necessari per convincere le risorse fondamentali a credere nel progetto dei Super Blues. L’anno prossimo sulla panchina in riva allo Shannon ci sarà ancora Martin Russell, la partenza di Aaron Greene (destinazione Bray) è stata ampliamente compensata dai ritorni di Ian Turner e Dean Clarke (l’uno al Cork, l’altro allo Shamrock, non sono riusciti ad esprimersi a dovere), ma la cosa più soddisfacente è che i protagonisti assoluti della stagione appena conclusa resteranno con tutta probabilità in maglia Blue: Mulhall, O’Flynn, Duggan, Kenny, O’Connor, Lynch. Sì, ci sarà da divertirsi la prossima stagione!

VOTO ALLA STAGIONE: 9
PIAZZAMENTO FINALE: 1° (First Division)
GIOCATORE DELL’ANNO: Chris Mulhall

DROGHEDA UNITED

I derby, si sa, sono il sale del calcio, e l’anno prossimo torneremo a vederne uno, in campionato, particolarmente acceso: quello del Louth, tra Drogheda United e Dundalk. Ebbene sì, i Drogs, dopo la disastrosa annata 2015, hanno reagito al meglio e sono riusciti a tornare subito nell’olimpo della Premier Division, nonostante una stagione vissuta non senza qualche difficoltà. L’ostacolo numero uno è stato soprattutto il Limerick: il dominio schiacciante dei Super Blues ha tolto i riflettori dallo United Park, dove si è giocato un campionato tutto sommato in linea con l’andazzo del resto della First Division; il Drogheda, alla fine, si è piazzato secondo dietro 23 lunghezze dalla prima posizione, totalizzando in totale 52 punti, due in più rispetto al Cobh terzo: decisiva è stata la vittoria all’ultima giornata di campionato, in casa contro l’UCD, per 2-1. La promozione è stata conquistata ai play-off, e in particolar modo allo United Park di Drogheda: dopo aver eliminato, al primo turno, la favola Cobh Ramblers (vittoria per 0-2 al St Colman’s Park, che ha neutralizzato la sconfitta per 1-2 allo United Park) i Drogs sembravano ormai spacciati quando nella gara d’andata dello spareggio il Wexford li aveva stesi con un secco 2-0, salvo poi ribaltare completamente la situazione, appunto, nel Louth, davanti a più di 2,100 spettatori: quel 3-0, che porta le firme di Sean Brennan, Kevin Farragher e Sean Thornton resta probabilmente la prova più convincente della stagione claret & blue. Fautore della promozione è Pete Mahon: il 70enne allenatore dublinese nel 2015 ricopriva il ruolo di assistant manager, poi venne promosso a capo allenatore e dopo la promozione ha ottenuto un meritato rinnovo fino al 2018. Il merito di Mahon è stato quello di aver osato con una squadra giovane, rivoluzionata e aggressiva: la colonna vertebrale del Drogheda inizia dal giovane portiere Stephen McGuinness, probabilmente il prospetto più interessante in League of Ireland tra i pali. L’ex-Bray, classe ’96, ha trovato la sua dimensione ideale a Drogheda dopo esser stato scaricato dai Seagulls a causa del suo infortunio: Mahon ci ha creduto, lo ha portato nel Louth lo scorso febbraio e lo ha fatto esordire ad aprile, pienamente recuperato: 30 presenze per lui, comprese le 4 partite dei play-off, e ben 13 reti inviolate, oltre ad una serie di prestazione di prima classe. Tutto ciò anche grazie a Luke Gallagher, altro “scarto” del Bray. Classe ’94, l’ex-centrocampista è stato riposizionato in mezzo alla difesa da Mahon con risultati eccellenti: pulito negli interventi, elegante, educato di piede, non si è perso un singolo match questa stagione ed è stato uno dei migliori. A centrocampo svetta il leader assoluto, il capitano, l’uomo d’esperienza: Sean Thornton, classe ’83, ex-Sunderland, è stato più volte decisivo questa stagione per il Drogheda, con i suoi 8 gol complessivi. L’attacco, invece, è affidato alla qualità di Aaron Ashe, classe ’96, capocannoniere del campionato (8 reti) e altro colpo di genio firmato Mahon: l’ex-canterano del Bohemian è stato a tutti gli effetti il man of the match della stagione.
Attorno a questi giocatori, ruota una squadra con una media d’età piuttosto ridotta, che necessita assolutamente di essere integrata con un po’ d’esperienza a partire dalla prossima stagione: la Premier Division, si sa, è un’altra storia, ma l’acquisto di un centrocampista come Gavin Brennan dallo Shamrock Rovers è già un segnale importante. Consiglio: occhio a Gareth McCaffrey, classe ’96, anche lui ex-Shamrock. Preso da Mahon quest’estate, è stato decisivo già in svariate occasioni (due dei tre gol siglati contro il Cobh ai play-off portano la sua firma) e tutto lascia pensare che con lui e il suo amico Ashe il pubblico dello United Park ne vedrà delle belle, anche se la prossima stagione sarà un esame di maturità decisamente importante per il Drogheda.

VOTO ALLA STAGIONE: 6,5
PIAZZAMENTO FINALE: 2° (First Division)
GIOCATORE DELL’ANNO: Aaron Ashe



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