Lasciare tutto, per qualche mese, e dedicarsi ad un’esperienza di vita in League Of Ireland. Quella di Dalila Peluso è senza dubbio una storia fuori dal comune, anche se non senza precedenti: non è, d’altronde, cosa da tutti decidere di intraprendere un’avventura in una realtà praticamente sconosciuta come quella del football giocato nell’Isola di Smeraldo e seguire le sorti, trasferta dopo trasferta, di un piccolo club di una cittadina giacente sulla costa meridionale irlandese. Abbiamo dunque fatto due chiacchiere con Dalila, per cercare di comprendere cosa si prova ad avventurarsi, in prima persona, nei meandri nascosti della League Of Ireland.

Buongiorno Dalila, e benvenuta su Calcio Irlandese. Oggi siamo qui per raccontare la tua esperienza in League Of Ireland e, nello specifico, nel Cobh Ramblers FC. Per meglio spiegare, a chi ci legge, il motivo per cui una giovane ragazza italiana è andata a capitare in Irlanda, a lavorare per un football club di seconda divisione di una delle leghe più modeste d’Europa, forse è meglio partire dall’inizio. Ogni esperienza infatti ha un principio, un punto d’origine dal quale poi la storia può dipanarsi anche nel più inaspettato dei modi. Raccontaci la tua.

Tutto è cominciato in maniera casuale, complici forse sono stati anche gli Europei del 2016 che mi hanno fatto scoprire un po’ di più questo mondo.  Il calcio infatti l’ho sempre seguito, non tanto interessandomi al livello tecnico, quanto alle storie che girano attorno ad esso. Incuriosita quindi ho cominciato a fare delle ricerche che mi hanno dato un ottimo spunto per l’argomento della mia tesi magistrale. La decisione di partire per l’Irlanda per conoscere più da vicino questo mondo è stata poi una scommessa con me stessa, e così mi sono ritrovata a prenotare un volo per Dublino e poi salire su un bus per Cork. Non avevo una idea precisa di come sarebbe stato, insomma ero già stata in Irlanda, ma solo in vacanza e per pochi giorni. Adesso invece si sarebbe trattato di partire e fermarmi tre mesi per seguire un campionato del quale sapevo molto poco. Una bella sfida insomma.

Una volta lì, ad ogni modo, ho scoperto che la League of Ireland è un campionato che non manca di storia e di fascino, soprattutto perché è ancora molto genuino. La mia avventura è quindi cominciata così, un po’ per caso, un po’ grazie a circostanze fortuite e un po’ per una sfida personale.

Mandare una domanda di lavoro, anche solo per un’esperienza temporanea, ad un club semi-sconosciuto che compete in Irlanda non è cosa da tutti. Che relazioni avevi col calcio prima di questa avventura? In che cosa ti ha arricchito, in questo senso, il Cobh Ramblers?

Il calcio è sempre stato presente, in un modo o nell’altro, nella mia vita. Un po’ grazie a mio nonno (grande tifoso romanista e creatore/allenatore della squadra giovanile del mio paese, negli anni ’60/70) e a mio padre, tifoso del Napoli. La mia visione del pallone però è sempre stata un po’ nostalgica e romantica. Mi piace vedere vecchi filmati di partite con le glorie del passato o leggere libri sulla storia di questo sport. L’esperienza diretta mi ha aiutato a capire meglio le dinamiche e i meccanismi del mondo del calcio, insomma un conto è vederlo attraverso uno schermo, un conto è vivere dall’interno questo sport (su cui devo ancora imparare molto). Non è stato facile all’inizio, mi sono ritrovata infatti in una realtà a me abbastanza estranea, della quale avevo solo sentito parlare, questo però non mi ha intimorito, anzi, mi ha reso molto più determinata a voler intraprendere questa strada.

In che cosa consisteva, nello specifico, il tuo ruolo all’interno del club?

Ero partita con l’idea di collaborare alla creazione di contenuti per i social, purtroppo però i piani non sono andati come speravo e mi sono quindi reinventata fotografa. Durante i match mi posizionavo a bordo campo in cerca dello scatto “Wow!”, anche se non è così facile da catturare. Questo ruolo mi ha permesso di avere un punto di vista totalmente diverso da quello solito che si ha dalle tribune e di poter stare molto vicina all’azione, ma anche di poter conoscere un volto diverso del calcio, quello che sta dietro le quinte.

Passiamo al calcio giocato. Quella appena conclusa è stata una stagione particolare per la League Of Ireland. La riforma della struttura dei campionati ha un po’ stravolto le cose. Il Cobh quest’anno è arrivato secondo, a sole 8 lunghezze da una squadra che, obiettivamente, ha potuto godere di risorse economiche totalmente differenti da quelle del tuo club: il Waterford. La promozione è dunque mancata per un soffio e, fosse stata un’altra stagione, il Cobh avrebbe partecipato per la seconda volta consecutiva ai play-off. Insomma, il lavoro svolto da Stephen Henderson pare davvero encomiabile e non dirci che l’anno prossimo non si punterà nuovamente alla promozione. I tempi sembrano maturi…

Eh sì, i ragazzi della squadra sono in gamba, sono certa che in questa nuova stagione potranno raggiungere ottimi risultati. Di certo è un mondo in continua evoluzione e le sorprese sono sempre dietro l’angolo. Incrociamo le dita…

Come si vive a Cobh? Hai visitato altri luoghi al di fuori del Munster? Sii sincera: ti manca l’Irlanda?

Cobh è un posto in cui la vita scorre tranquilla, mi sono sentita subito a casa. Seppur piccola è ricca di storia e di fascino e nei dintorni non mancano luoghi estremamente belli da visitare. Nei tre mesi passati lì ho avuto la fortuna di poter girare molto con le persone del posto e non solo per le trasferte, visitando e ammirando i paesaggi meravigliosi e magici che l’Irlanda sa regalare. Certo il clima imprevedibile a volte mi ha messo alla prova, ma devo ammetterlo, l’Irlanda mi manca tantissimo.

Forse non tutti sanno che il Cobh Ramblers è stato il primo club di un certo livello in cui ha militato un certo Roy Keane. Sappiamo che tu hai avuto persino la fortuna di incontrarlo…

Eh si. Sono anche riuscita a scambiarci quattro chiacchiere, una persona davvero gentile. Anche se devo dirvi la verità, ancora non riesco a crederci di averlo incontrato…

 

 

 

E ci crediamo. Per concludere, raccontaci il momento più “high” della tua esperienza irlandese. Quello che ti resterà per sempre nel cuore, impresso nella storia della tua persona.

Questa è una bella domanda. Uno ovviamente è stato l’incontro con Roy Keane; un altro la partita amichevole con il Norwich.

C’è un momento però che mi rimarrà sempre nel cuore. Ero con la squadra in trasferta a Wexford e come al solito stavo a bordo campo a scattare foto, quando ad un certo punto, durante il secondo tempo, ho assistito ad uno dei tramonti più belli mai visti. Una luce quasi irreale infatti aveva illuminato il campo e i giocatori, facendo sembrare quella scena un quadro.

 



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