E’ come una doccia fredda. Ti svegli la mattina, fuori c’è il sole, è domenica e il giorno prima la tua squadra, che milita in terza divisione, ha vinto una partita importante per il prosieguo del campionato: chissà, forse quest’anno è la volta buona per salire. Ci sono tutti gli ingredienti giusti per godersi una bella giornata, almeno finché non ti siedi al tavolo per fare colazione, accendi la tv e vedi che sul telegiornale locale scorre la notizia che l’area attorno alla quale sorge lo stadio dove meno di ventiquattrore fa sei andato a tifare la tua squadra è sotto il mirino di investitori ignoti che vogliono riqualificare il territorio dove vivi. E poi senti che il consiglio comunale è fortemente tentato di cedergli i terreni, per costruirci sopra appartamenti di lusso, magari, o alberghi-a-cinque-stelle-plus. E che il tuo stadio potrebbe quindi scomparire, il tuo club trasferirsi addirittura in un’altra regione. D’improvviso la colazione ti va di traverso, una nube fatta di paura e preoccupazione ti avvolge e ti penetra fin nelle ossa, facendoti provare brividi di freddo. Ti senti in balìa degli eventi, impotente, svuotato.

No, non è un film. E’ ciò che è più o meno successo nel 2003 al Wimbledon FC ed è precisamente quello che stanno vivendo migliaia di tifosi nel sud-est di Londra, da qualche mese a questa parte. Lo stadio in questione è il The Den, casa del Millwall Football Club, squadra che milita in League One inglese, famosa, più che per i risultati sportivi, soprattutto per l’accesa rivalità col West Ham United e la leggenda creata, attraverso numerosi film e libri, attorno ai suoi focosi tifosi. La situazione è semplice in superficie, ma contorta e complessa nel profondo: l’offerta giunta al consiglio comunale di Lewisham, il borough di Londra che comprende i terreni interessati, rientra in una strategia di qualificazione dell’area di Bermondsey, che prevede la costruzione di 2,400 nuove abitazioni, una stazione dell’Overground di Londra e altre strutture funzionali alla comunità locale. Il Lewisham Council ha preferito rivolgersi ad investitori privati per mettere in moto il progetto, che tuttavia non prevede nessun tipo di riqualificazione del The Den e delle aree direttamente correlate al Millwall Football Club: il parcheggio dello stadio, il Millwall Café e il Lions Centre, dove vi sono le strutture dell’academy.

Il 7 settembre 2016, quindi, il consiglio ha votato per l’approvazione del CPO, il Compulsory Purchase Order, che è una funzione legale prettamente britannica che permette a società interessate al possesso di una terra di ottenerla senza il diretto consenso dei proprietari interessati. Tutto questo, secondo la legge britannica, deve avere come necessario fondamento una rivalorizzazione che deve essere considerata di interesse pubblico: appurato ciò, tutti i vari residenti, proprietari di case e di esercizi commerciali sarebbero costretti a lasciare i propri locali e venderli, per spostarsi altrove. Il Millwall non sarebbe da meno. Approvato il CPO, nel sud-est (SE16) di Londra si è letteralmente scatenato il panico. Il Millwall Football Club, nella persona del presidente John Berylson, si è opposto fermamente alla delibera del Council, chiedendo spiegazioni e chiarimenti su molti punti rimasti oscuri. Il consiglio comunale di Lewisham è stato accusato da più parti (anche politiche, direttamente da Westminster) di poca trasparenza. Inizialmente, infatti, non si conoscevano nemmeno i nomi di coloro che hanno avanzato l’offerta. Tutto rimaneva nella massima segretezza, nella più celata discrezione. Successivamente, si è scoperto che la compagnia in questione è chiamata Renewal ed è amministrata da membri che appartenevano al Lewisham Council. I proprietari della compagnia, comunque, hanno richiesto di rimanere nell’anonimato e per ora non si sa nulla più di questo.

Se la vendita dovesse essere approvata, il Millwall Football Club sarebbe costretto ad abbandonare l’area che per più di 106 anni è stata la casa dei Lions: il The Den attuale risale infatti al 1993, ma il vecchio stadio, il The Old Den, sorgeva a New Cross, poco distante. L’abbandono si renderebbe necessario perché, se è vero che il piano di qualificazione comprende i terreni circostanti lo stadio (e dunque non lo stadio in sé), il Millwall perderebbe il controllo sulle altre strutture di proprietà, e soprattutto sul Lions Centre, la sede dell’academy del club, che appartiene alla Category 2 della Professional Development League: si tratta dunque di un academy di livello, degna di molti club di Championship e Premier League, il cui abbandono causerebbe un vero e proprio depauperamento del club, che perderebbe tutto il suo settore giovanile e dunque gran parte dei propri investimenti. La dirigenza del Millwall ha inquadrato nella costa nord del Kent una possibile nuova allocazione: sarebbe uno spostamento di più di 120 km dal SE16.

Ciò che fa veramente rabbia ai tifosi del Millwall è proprio questa mancanza di trasparenza, è il sentirsi defraudati della propria identità. Se è vero che l’area dove sorge il The Den è, a tutti gli effetti, un’area che necessita di una riqualificazione, forse questo non è il modo corretto di procedere, in quanto non tiene conto degli interessi del cuore pulsante di questa zona di Londra: la comunità. Per opporsi alla proposta del Lewisham Council, la tifoseria del Millwall – quella considerata turbolenta e instabile nell’immaginario collettivo – ha messo in atto numerose iniziative civili, creando associazioni e sponsorizzando campagne per la salvaguardia del Millwall Football Club e del The Den, le quali hanno toccato la sensibilità persino del sindaco di Londra, Sadiq Khan, oltre che quella di migliaia di appassionati di calcio sparsi per il mondo, come dimostrano le più di 28,000 firme raggiunte attraverso la petizione online.

I club di calcio sono il centro focale della cultura inglese, perfettamente permeati nel tessuto sociale di un territorio, di cui ne sono identità ed essenza. Il Millwall Football Club è una delle squadre con più storia di Londra, nonché l’unica realtà professionista del Lewisham, un’area che conta quasi tanti abitanti quanti quelli dell’Islanda: perderlo sarebbe un danno irrecuperabile per il territorio. Ma non è solo una questione esclusivamente calcistica. Qui si parla di un’intera comunità che verrebbe letteralmente spazzata via, sradicata dal proprio suolo e riposizionata altrove, contro la propria volontà. E’ una vicenda che entra prepotentemente nella sfera personale, che abbatte le barriere del sentimento, che va ad intaccare direttamente la vita sociale degli abitanti: i rapporti col vicinato, i negozi, i ricordi, i ritmi della quotidianità, tutte quelle relazioni perfettamente integrate e correlate nel tessuto di quest’area. Ciò che fa più paura è che tutto questo potrebbe succedere a qualsiasi club nel Regno Unito, nessuno escluso. Sarà anche business, forse, ma è una cosa che spezza il cuore.



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