di Paolo Maioli.

Sfogliando un qualsiasi manuale di Sociologia generale è facile imbattersi nella teoria elaborata da Anthony Giddens, un sociologo tedesco particolarmente attivo nel secolo scorso. Egli elabora la teoria de “L’autotreno della modernità”, paragonando la modernità ad un autotreno, sinonimo di una forza propulsiva che spinge in avanti il mondo calpestando e distruggendo qualsiasi cosa si trovi sulla sua strada. Coloro che pilotano il mezzo, vista la sua taglia ed il suo ingombro, non possono controllare totalmente la strada che prende e la velocità a cui viaggia. Dunque occorre tenere sempre presente che essi possano perdere il controllo e causare un grave incidente. È proprio così che, seppure con le dovute precauzioni metodologiche ed analitiche, si potrebbe dipingere questa prima parte di stagione del West Ham.

La modernità: l’esigenza effimera di un nuovo impianto. L’autotreno: la burrascosa voglia di dirigersi verso l’Europa che conta. Il pilota senza controllo: Slaven Bilic. Gli elementi per la metafora ci sono tutti, ma occorre un’analisi più approfondita. Ed essa parte dalla rinuncia, prima, e dallo smantellamento poi di Upton Park. Si è deciso di rottamare la magia, di gettare nel dimenticatoio le imprese e le delusioni di una storia infinita. Si è perso anche il cancello del paradiso, la porta dell’inferno. Upton Park sembra un complesso industriale dismesso, la favola si è dissolta a colpi di ruspe. È più triste del Flaminio (stadio di roma, ndr), dove però si può ancora respirare l’aria del passato, sorridere a metà bocca con un ricordo in mente, dirigersi con la mente agli anni d’oro, ricostruire la scenografia che quella domenica ti ha reso grande. Oppure ricordarsi che lì, seduti sul prato dietro la porta c’erano degli ometti che scattavano foto in bianco e nero, maestri del clic che immortalava qualcosa di unico, di storico. Qualcosa che senza dubbio era e sarebbe stato sicuramente bellissimo.

Ma quindi? Dov’è finito il West Ham? Gli Hammers sono lì a pochi passi dal fondo, quartultimi a quota undici, felici e contenti del punticino rosicchiato sabato contro lo Stoke, grazie all’autogoal di Whelan. Eppure in estate le prospettive erano rosee. Il 3-5-2 di Bilic suonava come certezza e così pure il mercato: Payet ha resistito anche alle tentazioni post-europeo, Kouyate ed Ogbonna sono rimasti, Feghouli è l’uomo del salto di qualità, Lanzini pareva dovesse diventare il nuovo Di Maria, Arbeloa era il tocco da big, e Zaza la rivelazione strappata al nostro calcio. Eppure non è andata così, non sta andando così, perché al London Stadium la macchina si è inceppata malgrado l’esordio positivo contro il Bournemouth alla seconda giornata (1-0 con rete di Antonio).

Sicuramente anche il calendario non è stato dei più teneri: le prime tre giornate vedono il Chelsea alla prima ed il City alla terza, le due più affamate di rinnovamento e titoli sulla piazza. E sul piano del gioco, sfida dell’Etihad a parte, gli Hammers sembrano ancora loro stessi. Alla quarta giornata, poi, ci ha pensato Mazzarri a far emergere le lacune e le mancanze, a far deragliare l’autotreno idealmente lanciato verso il sogno europeo: 4-2 a Londra dopo l’iniziale vantaggio per 2-0 dei padroni di casa con la doppietta di Antonio (l’unica vera stella del West Ham fino ad oggi). Le cose non sono migliorate nemmeno alla quarta giornata. Cambia l’avversario, uno dei più nostalgici ed arcigni: il WBA di Tony Pulis. Ed ecco, puntuale, un altro 4-2. Dopo cinque giornate gli Hammers si trovano sul fondo a quota 3 punti. Per Bilic si aprono le porte dell’inferno e Caronte si sfrega le mani, soprattutto quando a Londra, contro il miracoloso Southampton di Claude Puel, al fischio finale il tabellino recita 0-3. Apriti cielo. Riapriti Upton Park. E forse i ricordi fanno bene. Perché la sesta giornata fa riscoprire agli Hammers la gioia dei punti. Anzi, del punto. Con il neopromosso Middlesbrough di Aitor Karanka finisce infatti 1-1 grazie alla rete del divin Payet. Un mezzo bagliore che però fa ritrovare parzialmente il West Ham che all’ottava sbanca Selhrust Park con il goal di Lanzini. Adrenalina protratta poi anche alla sfida con il Sunderland di Moyes. Altro 1-0, stavolta segna Reid in extremis al 94’. Dunque luci ed ombre, le quali ritornano puntualissime nella gara contro l’Everton: 2-0 e nuovo ridimensionamento. Ci si domanda quindi quale sia stata la logica di mercato. Se il passo sia stato troppo lungo della gamba o se la gamba non tiene più. Oppure se Bilic, l’ultimo dei colpevoli, abbia bisogno di tempo per creare la giusta alchimia ad una squadra fino a qui senza anima né casa. Quella che faceva la differenza, come la storia ci insegna.



As featured on NewsNow: Calcio news