La morte di Graham Taylor, avvenuta il 12 gennaio nella sua Worksop, nel Nottighamshire, è stato un autentico scossone per tutto il movimento calcistico britannico. Taylor era uno di quei personaggi che era riuscito ad unire una nazione altrimenti estremamente divisa e frammentata da accese rivalità cittadine: provate a dare del geordie a un ragazzo di Sunderland, dello scouser a uno di Manchester o, peggio ancora, del mancunian a uno di Liverpool, oppure andate a dire a un tizio di Nottingham che, in fondo, i cittadini di Derby assomigliano a quelli della sua città. Al contrario, Taylor riuscì nell’impresa di unire un intero popolo, che lo acclamò entusiasta dopo la sua nomina a CT dell’Inghilterra in seguito l’addio di Bobby Robson dopo il mondiale di Italia ’90, il più bello mai disputato dagli inglesi da quello organizzato in casa (e vinto) nel ’66, nazionale che guidò fino al 1993, lasciando poco prima del mondiale americano.

A livello di club invece, Taylor ha legato la sua quasi trentennale carriera al Watford, allenato a più riprese dal ’77 all’87, nel 1996 per qualche partita e poi di nuovo dal ’97 al 2001. Inoltre, ha allenato anche Lincoln City, Aston Villa e Wolverhampton.

La storia che vi voglio raccontare però, risale alla sua esperienza sulla panchina della Nazionale dei Tre Leoni ed è stata riportata in auge dal periodico inglese When Saturday Comes.

Nel 1992 una giovane ragazza di Middlesbrough scrisse una lettera alla Football Association indirizzata proprio a Taylor, suggerendogli la convocazione di due giocatori del Boro, di cui lei era tifosa sfegatata: Stephen Pears e Jamie Pollock. Un qualcosa di estremamente comune specialmente tra i ragazzini, molte volte leggiamo di lettere recapitate da giovanissimi ai propri idoli, a cui chiedono un autografo, una maglietta o un pallone firmato. La peculiaretà di questa storia nasce dal fatto che la ragazza in questione non scrisse per chiedere qualcosa, quanto per dare un consiglio calcistico, e non all’ultimo arrivato, ma al Commissario Tecnico della Nazionale inglese, in più scritto da una donna (particolare non di poco conto nell’Inghilterra calcistica anni ’80 e ’90). I due giocatori in questione erano stati il cuore pulsante del grande Middlesbrough della stagione 1991/92, quello che vinse la Seconda Divisione guadagnandosi l’accesso alla Prima e arrivà alle semifinali di League Cup: In particolare quella di Pears, di professione portiere, fu un’annata di grazia ed è tutt’oggi considerato uno dei migliori estremi difensori della storia del Middlesbrough, mentre Pollock, che all’epoca aveva appena compiuto 18 anni, era considerato uno dei migliori talenti della scuola britannica e alla sua giovanissima età era già il perno del centrocampo del club di Riverside. Come detto, non è cosa rara leggere di ragazzini che scrivono ai propri idoli, ciò che è strano semmai è che un paio di settimane, a casa della ragazza, venne recapitata una lettera, firmata: Graham Taylor.

Il CT scrisse alla ragazza ringraziandola per i consigli forniti, e assicurandola che era ben consapevole delle grandi qualità tra i pali di Pears e della crescita del giovane Pollock, e che non era assolutamente vero che egli preferiva convocare i giocatori più famosi e alla moda che giocavano a Londra a scapito dei talenti di provincia, dal momento che, tra l’altro, viveva nelle Midlands e non a Londra, come la stragrande maggioranza dei suoi predecessori. Poco tempo dopo, Pears venne convocato in Nazionale per un incontro amichevole a Wembley, ma fu costretto a saltare la partita a causa di un infortunio in allenamento, mentre Pollock giocò più di 200 partite con la maglia del Boro, per poi lasciare l’Inghilterra nel 1996 ingaggiato dagli spagnoli dell’Osasuna.

Questo breve aneddoto basterebbe a spiegare la correttezza e la gentilezza di un uomo amato trasversalmente in ogni angolo dell’isola, ma in realtà è bastato assistere alle scene di commozione sui campi di ogni categoria inglese per rendersi conto di quanto fosse amato Graham Taylor, uomo (e allenatore) d’altri tempi.