Secondo posto in classifica, il miglior attacco della lega ed un gioco di rara spettacolarità. Così si era presentato il Liverpool alle porte del 2017. Il 31 dicembre i Reds hanno sconfitto il Manchester City ad Anfield e si sono candidati come prima inseguitrice del Chelsea schiacciasassi. Poi è arrivato gennaio.

Da quel momento in poi è successo qualcosa che ha destabilizzato gli uomini di Klopp e li ha fatti scivolare lontano dalla consapevolezza maturata durante il campionato. Tutto è iniziato allo Stadium of Light: contro il Sunderland è arrivato un pareggio che ha minato le certezze e messo in mostra i problemi difensivi dei Reds. I due rigori concessi ai Black Cats sono stati un preambolo della precarietà del pacchetto arretrato che, orfano di Matip, stenta a prendere decisione giuste nei momenti che contano. Il momento nero però era soltanto agli inizi. Nelle cinque partite successive è arrivata soltanto una vittoria, nel replay del turno di FA Cup contro il Plymouth (League Two). Pur volendo escludere il pareggio ad Old Trafford del 15 gennaio dal novero delle occasioni sprecate, ad accendere definitivamente i campanelli d’allarme è stata la prima sconfitta casalinga della stagione.

Nel corso dell’ultima giornata di Premier League infatti, lo Swansea di Clement ha violato Anfield Road e sconfitto gli uomini in rosso con un rocambolesco 2-3. Quel match ha mostrato tutti i problemi di questo Liverpool, impantanato tra assenze pesanti e molte incertezze difensive. Non è bastata la doppietta di un ottimo Firmino a mostrare come i Reds non siano ancora riusciti ad assimilare la mancanza di Sadio Manè. Il senegalese, partito per la Coppa d’Africa, si è rivelato fondamentale per portare al gioco di Klopp quella “scintilla” in più. I media inglesi sono convinti che Lallana non sia un sostituto adatto sulla mobilissima linea d’attacco dei Reds e, se aggiungiamo la forma ancora precaria del rientrante Coutinho ed un Origi a dir poco discontinuo, ecco che viene a galla la realtà di una fase offensiva ora troppo legata alle qualità del singolo. Se si trova ad affrontare un avversario attendista e difensivo, il Liverpool non ha più la brillantezza mostrata fino alla fine dello scorso anno.  Come detto però, i maggiori problemi li sta dando la difesa. Contro i gallesi, la coppia formata da Klavan e Lovren ha commesso un’infinità di errori individuali permettendo agli ospiti di trovare tre reti, creando altrettante palle gol.

In tutto questo, Jurgen Klopp si è sempre mostrato consapevole della situazione, del momento di difficoltà. Con il calciomercato nel pieno del suo svolgimento, magari ci si potrebbe aspettare qualche provvedimento a “tappare i buchi” ma il manager ex Borussia Dortmund è stato chiaro: “I giocatori che vorremmo non sono in vendita, non ha senso comprare solo per il gusto di farlo”. Non sarà un nuovo innesto d’impatto dunque, Klopp vuole una soluzione dall’organico che già possiede. Per sua fortuna, Coutinho dovrebbe essere prossimo al recupero di una forma ottimale e Matip, risolti i problemi con la FIFA per aver rifiutato la convocazione in Coppa d’Africa, è pronto a ridare solidità alla tanto criticata difesa.

Questo mese di fuoco è però ancora lontano dalla fine: tra domani ed il 31 gennaio, i Reds sono attesi da tre impegni ravvicinati. Si comincia con la semifinale di ritorno della EFL Cup contro il Southampton dopo la sconfitta rimediata al St. Mary’s e poi, passando per il Wolverhampton in FA Cup, si arriva al big match della Gameweek 23. Ospiti ad Anfield, ci saranno gli avversari che nessuno vorrebbe incontrare in un momento negativo, la squadra che sta dominando la Premier e che ormai dista dieci punti dagli uomini di Klopp. Ad Anfield arriva il Chelsea di Antonio Conte. Sarà un match a dir poco determinante: l’ultima chance per rimanere attaccati al treno “Blue” che corre velocissimo. L’ultimo giorno di un mese da thriller ed uno scontro di rara difficoltà: il Liverpool, se vuole uscire dalla crisi deve farlo ora, prima di febbraio, prima che sia troppo tardi.

 



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