Il match clou della nona giornata di Premier League è un’altra delle classiche del calcio d’oltremanica, è Chelsea Manchester United.
“Back to the Bridge” titolavano i giornali inglesi: ovviamente, il ritorno di Mourinho a Londra, per la prima volta da avversario in campionato, è un evento di indubbio appeal mediatico al di là degli aspetti calcistici. Poco conta però perché è sempre il campo il portatore dei verdetti più importanti, il luogo dove si risponde alle domande e si svelano le scelte.
Lo 0-0 che l’allenatore portoghese ha ottenuto ad Anfield era sembrato legittimato dalle dichiarazioni dello stesso: “Era esattamente la partita che avevo preparato”. Contro il Chelsea allora, partono titolari gli stessi undici che hanno affrontato il Liverpool, eccezion fatta per Lingaard al posto di Ashley Young.
La solidità a centrocampo che ha imbrigliato gli uomini di Klopp però, si vede opporre le scelte di Conte che torna a quella difesa a tre che tante gioie gli ha regalato in carriera, adattando il sistema alle dinamiche della Premier. Un 3-4-3 tutto fatto di ampiezza ed equilibrio, cercando di dare libertà di movimento ad Hazard e Pedro, alle spalle del capocannoniere Diego Costa.
Bastano 36 secondi dal fischio d’inizio a far capire che il ritorno di Mourinho a Stamford Bridge non potrà che essere amaro. Su una clamorosa distrazione difensiva di Blind e Smalling, il più rapido ad inserirsi è Pedro che batte De Gea e porta in vantaggio i Blues.
Tutto da rifare: lo United non può più pensare alla partita attendista che aveva pianificato ed è costretto a cercare di creare gioco ed occasioni. Ed ecco allora rivenire fuori tutte le pecche mostrate dai Red Devils in questo claudicante inizio di stagione, dalla mancanza di idee offensive alla lentezza di manovra. Paul Pogba, schierato trequartista come ad Anfield, è l’addetto alla gestione del pallone, colui il quale dovrebbe dare la scintilla e fare da raccordo tra Ibrahimovic ed il resto della squadra. Gli uomini di Mourinho ci mettono grinta e sacrificio ma il Chelsea è chiaramente messo meglio in campo e capace di “sterilizzare” le offensive di marca United. Quando Cahill trova il raddoppio sugli sviluppi di un corner, la timida reazione tentata dagli ospiti è sedata ed i tre punti cominciano a scivolare inesorabilmente dalla parte Blues di Londra.
Alla fine del primo tempo, quello che si è visto in campo è una “summa” del lavoro positivo di Conte e delle mancanze dello United di Mou. Se il retaggio che i precedenti allenatori avevano lasciato al tecnico italiano sulla panchina del Chelsea riguardava un’organizzazione difensiva di dubbia natura, ora con le mosse del leccese sembra essere cambiata aria. Ne è l’emblema il grande primo tempo disputato da Marcos Alonso, praticamente ubiquo e molto spesso abile ad adattare la propria posizione in base a quella di Cahill. Ora il Chelsea è compatto, quadrato, sa soffrire e ripartire con efficienza, come poi farà per tutto il secondo tempo.
Ai Red Devils invece manca determinazione, intensità e, come detto, idee offensive. Da quanto si è visto, lo United ha due soluzioni lì davanti: i cross di un instancabile Antonio Valencia (uno dei pochi a salvarsi per prestazione), e qualche conclusione dalla distanza di Ander Herrera, relativamente pericolosa. Tolto questo, Pogba e Ibra sono praticamente impalpabili e lascia ancora dei forti dubbi la scelta del modulo operata da Mourinho.
Al rientro dagli spogliatoi dentro Mata e fuori Fellaini, mentre il Chelsea sa perfettamente cosa fare, senza alcuna intenzione di cambiarlo. Difesa compatta e ripartenze, lasciando spazio al fraseggio a centrocampo ed affidandosi qualche volta ad un sicurissimo Thibaut Courtois. Non c’è voluto molto perché Conte chiudesse lo spazio che aveva lasciato a Valencia, costringendo dunque lo United a crossare addirittura dalla tre quarti. La corsa di Rashford ed il suo tentativo di accorciare la squadra non serve a nulla, come hanno poco effetto gli ingressi di Rojo e Martial nel passare dei minuti.
Proprio quando il Manchester sembrava aver trovato un po’ di pericolosità in più, in otto minuti i Blues hanno chiuso il match. Hazard ha segnato il 3-0 dopo la prima azione manovrata del Chelsea della seconda frazione e Ngolo Kantè ha chiuso il conto sul definitivo 4-0 quando il cronometro segnava 70 minuti. Il primo gol con la nuova maglia del “recupera palloni” ex Leicester, è tanto bello quanto pesante: lo United è battuto, abbattuto e Mourinho annichilito.
Il Chelsea ha giocato solo quando doveva ed ha saputo mantenere i reparti sempre molto corti, compatti, senza mai lasciare uno spazio agli ospiti e il sovracitato super Courtois si è regalato il terzo “clean sheet” in campionato. Conte ha visto le sue scelte premiate, dal criticato David Luiz ad un ritrovato Eden Hazard, passando per una partita di grande sacrificio di Diego Costa, con le polemiche post Leicester già archiviate ed un modulo che ora funziona a meraviglia.
Mourinho invece, esce dalla sua vecchia casa con zero punti e mille problemi. La sua squadra non migliora, la confusione che il tecnico sembra avere nella gestione del proprio organico si rispecchia in campo e nei risultati. Alle poche proposte offensive (non che gli manchino i giocatori, sia chiaro) ed alle costanti distrazioni in difesa, si aggiungono inesorabilmente il caso Rooney, Pogba e quel dilemma chiamato Ibrahimovic. La scommessa fatta dal portoghese sembra gli si stia ritorcendo contro in tutto e per tutto ed i passi falsi cominciano ad essere tanti, così come i punti di distacco dalla foltissima vetta della classifica.
A.A.A. Manchester United cercasi dunque. Gli applausi scroscianti di Stamford Bridge a fine partita potranno ricordare bei momenti al tecnico portoghese ma, tornando al presente, stavolta erano tutti per i suoi avversari e questo sicuramente lo farà riflettere.

 



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