“In allenamento gli dico di risparmiarsi un po’ e di non inseguire tutti, lui mi risponde ‘ok boss’, rallenta due minuti e poi riparte peggio di prima”. “Se impara a essere più lucido quando deve impostare l’azione, diventa ancora più forte”. Sono le parole degli ultimi due tecnici che hanno allenato N’Golo Kanté, Claudio Ranieri al Leicester e Antonio Conte al Chelsea, per descrivere questo giovane centrocampista francese che è passato in pochi anni dalla terza divisione del suo Paese a essere eletto miglior giocatore della Premier League 2017. Ripercorriamo le tappe di una carriera che ha dell’incredibile, una delle storie più belle del calcio degli ultimi anni.

Kanté, classe 1991, muove i suoi primi passi nel mondo del pallone nel Suresnes, squadra amatoriale della periferia parigina per poi passare, dopo essere stato rifiutato da diversi club professionistici, nella rosa riserve del Boulogne. Qui inizia a mostrare le sue doti di corsa e abilità nel recupero palla e porta il club alla promozione nella quinta divisione francese. Lo staff della prima squadra si accorge di lui e decide di portarlo tra i titolari impegnati nella terza serie transalpina. È questo il momento in cui Kanté, come ha dichiarato in un’intervista del 2016, capisce di poter diventare un giocatore professionista.

Due anni più tardi, siamo nel 2012, l’esordio tra i pro nell’ultima partita della stagione di Ligue 2: pochi minuti di apparizione nel Boulogne nella sconfitta per 2 a 1 contro il Monaco. Rimasto nella squadra e promosso titolare inamovibile, il centrocampista francese inizia a impressionare a partire dalla stagione successiva e si attira le attenzioni del Caen che lo acquista per farne una delle colonne della mediana.

Nelle file dei rossoblù, a soli 22 anni, siglerà due reti importanti per la promozione dalla Ligue 2 alla Ligue 1. Lo stesso bottino realizzato nella stagione successiva in cui Kanté contribuirà alla salvezza tranquilla della squadra collezionando 37 presenze.

La svolta nella carriera arriva quando Claudio Ranieri, divenuto tecnico del Leicester da appena 20 giorni, mette gli occhi su di lui e chiede alla dirigenza di acquistarlo. 9 milioni di Euro e il mediano maratoneta diventa il punto fermo della mediana delle Foxes dopo poche giornate di Premier. Il resto è storia: la vittoria del campionato inglese del “miracolo Leicester”, la finale di Euro 2016 giocata con la Francia e persa col Portogallo, il passaggio in estate al Chelsea per 36 milioni di Euro.

Nemmeno il passaggio ai Blues di Londra ha minato la continuità di rendimento del francese. Il Chelsea, grazie anche al fondamentale contributo di Kanté, è ormai favorito per la conquista del titolo 2016/2017 secondo le quote scommesse William Hill sulla Premier League. Se si confermeranno le previsioni del bookmaker inglese, il francese vincerebbe per due anni consecutivi il campionato con due squadre diverse: sarebbe un record storico in Inghilterra, un record a cui Kanté terrebbe molto di più rispetto a qualsiasi riconoscimento individuale.

Riconoscimenti che comunque non mancano: il mediano di Conte ha vinto grazie alle prestazioni al Chelsea, il PFA il premio per il miglior giocatore dell’anno in Premier League. Un riconoscimento incredibile per un giocatore che fa della corsa e della generosità le sue doti migliori; doti che gli hanno permesso di vincere il premio davanti a stelle del calibro di Eden Hazard (suo compagno di squadra), Harry Kane del Tottenham), Zlatan Ibrahimovic del Manchester United) e Romelu Lukaku dell’Everton. Kanté è il quarto francese a ottenere l’importante riconoscimento dopo Eric Cantona, David Ginola e Thierry Henry, capace di vincerlo per due volte. Un risultato a cui si è aggiunto il premio arrivato dai giornalisti, anch’essi unanimi nel riconoscere Kanté come miglior giocatore della stagione.

Una stagione in cui il centrocampista si è trasformato in poche partite nel centro di gravità di un Chelsea che l’anno scorso peccava proprio in equilibrio e compattezza. Conte si è innamorato della sua generosità, della sua capacità di corsa e della voglia di non mollare mai e dopo averlo voluto a tutti i costi ha impostato la squadra proprio sulla sua concretezza. Una scelta che ha pagato fino in fondo e che ha contribuito in maniera incredibile alla stagione record dei londinesi.



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