Da molti è definito il weekend di football più bello di un’intera stagione e anche se a volte si tratta di un’affermazione speziata con un pizzico di romanticismo, risulta davvero difficile trovare argomentazioni in grado di confutare in maniera totale questa tesi. Le tematiche che un terzo turno di FA Cup si porta dietro sono davvero infinite, ce ne sono per tutti i gusti e per tutte le età, e fare una scrematura efficace può essere impresa ardua. Se da una parte la partita Everton – Leicester non è stata, per così dire, il classico incontro alla Davide contro Golia degno della migliore tradizione di questo meraviglioso turno di coppa, dall’altra quella di Goodison Park si è rivelata una delle più belle e divertenti sfide del weekend appena trascorso, dalla quale alla fine le Foxes sono uscite vittoriose grazie alla doppietta in rimonta del nigeriano Ahmed Musa, vendicando al meglio la cocente sconfitta casalinga di campionato nel Boxing Day.

Sabato pomeriggio, a Liverpool, tra le fila della formazione tessuta da Claudio Ranieri ha fatto però il suo esordio in Inghilterra un altro nigeriano, un giovanissimo centrocampista acquistato appena due giorni prima dai belgi del Genk per una cifra che si aggira attorno alle quindici milioni di sterline. Il suo nome è Wilfred Ndidi e oltremanica se ne parla di già come il nuovo Kanté. Bisogna andarci piano coi paragoni, lo ha sottolineato anche Mr. Ranieri in conferenza stampa, ma l’audacia con cui il giovane Ndidi è andato ad affrontare quell’armadio di nome Romelo Lukaku in uno dei suoi primi contrasti di gara ha subito fatto scoccare la scintilla a chi ha ancora gli occhi pieni della favola Leicester stagione 2015/2016. La prudenza è sacrosanta, fatto sta che la performance al debutto di Ndidi è stata tanto inaspettata quanto assai gradita: il nigeriano si è imposto come una vera e propria diga a centrocampo, prendendosi la delicata responsabilità di tranciare di netto gli attacchi dei Toffees padroni di casa per poi far ripartire subito l’azione delle Foxes, con senno e accortezza.

Mica male per un ragazzino classe ’96 che, dopo soli due allenamenti con i campioni d’Inghilterra, è stato subito gettato nella mischia in un turno di coppa contro una compagine di Premier League. In una squadra, per altro, senza i vari Mahrez, Vardy e Slimani. Il nigeriano è giunto a Leicester solo giovedì mattina scorso, non nascondendo una certa emozione (“Solo un paio di anni fa guardavo tutto questo dalla televisione, adesso sono qui!”). Centrocampista dalla statura imponente (1,87 m) possiede un’elevazione importante e uno stacco di testa imperioso. Le sue lunghe leve gli permettono di recuperare molti palloni in mezzo al campo, spezzando le trame di gioco avversarie e rigiocando il pallone in maniera rapida e pulita. Nonostante i soli 20 anni d’età, ha già una discreta esperienza europea: arrivato in Belgio dai Nath Boys di Lagos, ha conquistato una maglia nella prima squadra del Genk nel gennaio del 2015 e in questa stagione, nelle Fiandre, ha collezionato ben 34 presenze, 12 delle quali in Europa League, tra qualificazioni e fase a gironi.

In FA Cup è stato schierato vertice basso di un centrocampo a tre corredato da Mendy e Drinkwater, ma è difficile che Ranieri lo rilanci in un match delicato come quello che attende il Leicester sabato prossimo: al King Power Stadium, infatti, giungerà il Chelsea di Antonio Conte e N’Golo Kanté, ironia del destino. Il tecnico romano, appena insignito come miglior allenatore FIFA del 2016, profetizza pazienza, ma nello stesso tempo non riesce a non scomporsi: “Amo i giocatori capaci di recuperare la palla e passarla subito in avanti, avevamo bisogno di un giocatore così.” Perché è presto, sì, ma in fondo nemmeno troppo.



As featured on NewsNow: Calcio news