19 – E’ il numero di Diego Costa, l’uomo simbolo di questo straordinario Chelsea targato Antonio Conte, il giocatore che più di tutti incarna lo spirito battagliero e la garra che caratterizza i Blues in queste ultime settimane. Un altro gol pesantissimo, che decide una sfida scomoda e spigolosa su uno dei campi più duri della Premier, di quelle che a fine stagione fanno la differenza tra un primo e un secondo posto. In una sola parola, trascinatore.

Clean sheet – Portata alla ribalta in Italia dalla esilarante traduzione facebookiana “lenzuola pulite” di Joe Hart, questa locuzione in Inghilterra sta ad indicare una partita portata a termine senza subire reti. Per Antonio Conte si è trattato del sesto clean sheet consecutivo in campionato, risultato incredibile soprattutto se si pensa alle prime gare stagionali in cui la retroguardia del Chelsea faceva acqua da tutte le parti. Eppure David Luiz, Cahill, Azpilicueta, Terry, insomma gli uomini sono gli stessi che appena due mesi fa ne prendevano due dal Liverpool, altrettanti dallo Swansea, addirittura tre in 40 minuti dall’Arsenal, due in casa dal Bristol Rovers, esatto il Bristol Rovers, in coppa di lega. Il Chelsea in campionato non subisce gol dal 24 settembre, praticamente due mesi, proprio dal 3-0 subito all’Emirates che pareva già aver messo la parola fine sull’avventura dell’ex CT della nazionale a Londra, con voci che volevano Abramovich già alla ricerca di un sostituto.

18 – Eh certo, perchè sarebbe riduttivo parlare del Chelsea solo per la sua solidità difensiva. Perchè i blues sono anche. e forse soprattutto, un’autentica macchina da gol, per la precisione diciotto reti siglate nelle ultime sei, praticamente una media di tre a partita. E alla festa del gol hanno partecipato praticamente tutti i giocatori offensivi a disposizione di Conte: 5 messi a segno da Diego Costa e Hazard,  2 da Pedro, uno a testa per Cahill, Kanté, Marcos Alonso, Willian e Moses. Una vera e propria cooperativa del gol.

Rinato – Costosissimo oggetto misterioso per più di un mese, arrivato tra mille dubbi per quasi 24 milioni di sterline dalla Fiorentina come al solito maestra nel vendere i propri talenti, Marcos Alonso si è ritagliato un ruolo di primissimo piano nel 3-5-2 di bianconera memoria con cui Conte ha trovato la quadratura del suo Chelsea. Lui a sinistra e Moses a destra garantiscono il perfetto apporto di cross dalle fasce di cui necessita un gigante dell’area di rigore come Diego Costa, ma lo spagnolo a differenza del nigeriano unisce alle sue abilità offensive anche una fase difensiva pressoché impeccabile. Quando dite che la serie A rimane il campionato più competitivo per i difensori e i vostri amici esterofili storcono il naso, fategli vedere una foto di Marcos Alonso e ricordategli che prima di venire in Italia, faceva la riserva al Bolton…

26 – Giusto celebrare il Chelsea nuovo primatista in Premier, ma è altrettanto doveroso ricordare lo strepitoso periodo di forma di Victor Valdes, anche oggi decisivo con i suoi miracoli, soprattutto nei primi 45′, per tenere a galla il Boro fino alla fine. In questa sua avventura nel nord-est dell’Inghilterra ha scelto il numero 26, in onore del numero che indossava quando fece il suo esordio in Liga, giovanissimo appena diciannovenne, nella stagione 2002/03 al Camp Nou nientemeno che contro l’Atletico Madrid, sfoderando una prestazione magistrale tra i pali davanti a più di 100.000 spettatori. Oggi Victor Valdes sembra proprio essere tornato ai livelli del Barcellona, un portiere di assoluta sicurezza che, in stagione, non ha ancora sbagliato una partita, anzi è risultato decisivo nelle tre grandi prestazioni mostrate contro Arsenal, Manchester City e appunto, oggi contro il Chelsea. Dovesse continuare così, c’è da scommetterci che il prossimo anno lo vedremo in Premier con un’altra maglia, certamente più prestigiosa. Liverpool magari?

Adama – Ecco, se c’è una cosa che mi riesce difficile fare oggi è giudicare la prova di Adama Traoré, ventenne  esterno scuola Barça ex Aston Villa, che oggi ha fatto impazzire la difesa dei Blues. Dotato di una rara rapidità sullo stretto e di un grande slancio anche sul lungo, oggi Kanté e Matic non l’hanno praticamente mai vista quando Traoré li fronteggiava, lo stesso dicasi per Azpilicueta che sarà certamente uscito da Stamford Bridge con un gran mal di testa. Tutto bene, se non fosse che il calcio fino a prova contraria è uno sport di squadra in cui si gioca in undici, e Traoré oggi ai compagni non ha praticamente mai passato il pallone, facendo più volte imbestialire i compagni di reparto Ramirez e Negredo, soprattutto quest’ultimo che più volte si sarebbe trovato nella condizione di essere servito in area, ma continuamente ignorato dallo spagnolo di origini maliane. Karanka ha tanto da lavorare su quello che appare ancora come un diamante grezzo, se davvero Adama capirà che quelli con la maglia rossa sono in squadra con lui e quindi può passare loro la palla, allora può davvero diventare un giocatore devastante.



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