di Francesco Cavallini.

Come se le 64 partite della stagione 1969/70 non fossero già abbastanza (qui la prima parte della storia, e qui la seconda), quattro calciatori del Leeds (Cooper, Hunter, Charlton e Clarke) hanno anche la dubbia fortuna di prendere parte alla deludente spedizione inglese in Messico. Li seguono anche Giles e Bremner, il cui concetto di “riposo” probabilmente coincide con “sole, cocktail e football fino a notte fonda”. Lo United comincia quindi la stagione 1970/71 ancora un po’ sulle gambe; competere su tre fronti sarà difficile, come e più dell’anno precedente. La dimostrazione arriva dalla FA Cup: il Leeds è costretto al replay dal Rotherham United al terzo turno e viene sbattuto fuori dal Colchester, squadra di Fourth Division, al quinto. Il treble stavolta sfuma a fine gennaio, ma questo non fa certo demordere Don; se tre trofei non si possono vincere, ne restano pur sempre due.
E nonostante le energie scarseggino, anche in questa stagione, il Leeds arriva fino in fondo sia in casa che in Europa. La First Division è come al solito appassionante; i bianchi trovano sulla loro strada l’Arsenal di Bertie Mee, fresco vincitore della Coppa delle Fiere. La differenza con le altre venti squadre è impressionante, Leeds e Gunners scavano un solco fin da subito ed è evidente che la vittoria in campionato si giocherà sul filo del rasoio. In casi del genere basta un episodio a cambiare una stagione; e puntualmente l’episodio in questione si materializza a Elland Road il 17 aprile 1971. Il Leeds ospita il West Bromwich Albion, che ha bisogno di punti in chiave salvezza; il match è fermo sull’uno a uno, con una rete annullata a Mick Jones tra mille proteste di Revie. La partita sta per volgere al termine, quando un passaggio dei bianchi viene intercettato da Tony Brown; il calciatore del WBA esita perché vede un compagno in netto fuorigioco. Anche il guardalinee se ne accorge e alza la bandierina, ma l’arbitro fa cenno di continuare, nonostante la maggior parte dei calciatori in campo si fosse già fermata. Tra questi non c’è Jeff Astle, che riceve il pallone e approfitta della confusione per realizzare la rete che vale la vittoria e che, a conti fatti, costa la First Division al Leeds. I tifosi dello Yorkshire non la prendono particolarmente bene e invadono il terreno di gioco per protestare; la FA reagisce ancora peggio, squalificando il campo del Leeds per le prime quattro giornate casalinghe del campionato successivo. Come se non bastasse, l’Arsenal porta a casa anche la FA Cup, realizzando proprio il double tanto agognato da Don. Per fortuna l’ultima Coppa delle Fiere della storia regala una gioia allo United: la doppia finale contro la Juventus termina 3-3, ma le due reti realizzate da Madeley e Bates a Torino valgono più di quella di Anastasi a Elland Road. Un premio di consolazione, forse, ma che cancella sul nascere la nomea di “magnifici perdenti” che molti addetti ai lavori non vedono l’ora di appiccicare al Leeds.
Eh sì, perchè in fondo questa squadra o la si ama o la si odia; all’inizio del decennio che consacra a livello mondiale i calciatori come superstar, in cui i mezzi di comunicazione invadono letteralmente il mondo del football, i ragazzi di Revie sono costantemente al centro dell’attenzione. Che si tratti di una delle formidabili routine di inizio gara (memorabili i cartelli con su scritto MERRY XMAS in una partita giocata a ridosso di Natale), di una delle tante foto di gruppo scattata in un momento di relax o di qualche editoriale che sottolinea la poca sportività dello United, i giocatori del Leeds sono sempre sotto i riflettori. Le critiche non mancano, e provengono da personaggi importanti. La Football Association non ha mai apprezzato Revie, soprattutto il segretario generale Alan Hardaker, il vero padrone del calcio inglese per quasi due decenni. Ma anche alcuni manager non fanno mistero di una certa disistima verso il Leeds. Una delle voci più eclatanti è ovviamente quella di Brian Clough, che non perde l’occasione di stuzzicare Don e i suoi per una condotta di gara da lui più volte definita “indegna”.
Il buon vecchio adagio, però, è sempre valido: bene o male, l’importante è che se ne parli. Revie e i suoi si godono quindi la fama, senza mai interrompere i loro piccoli riti, così importanti per il superstizioso manager. Quindi, anche quando sono assediati da stampa e tifosi, in occasione di ogni partita non possono mancare la passeggiata di circa duecento metri per raggiungere il campo di gioco, oppure la partita di bowling del giorno dopo ogni match, calendari fitti permettendo. I calciatori dello United diventano vere e proprie icone di stile; la moda anni 70, tra capelli lunghi e qualche baffo qua e là, fa capolino dentro e fuori Elland Road. A Leeds e dintorni furoreggia il glam rock, stile musicale sguaiato e fuori dagli schemi; a Top of the Pops si esibiscono cantanti brutti, sporchi e cattivi, disprezzati dall’establishment ma adorati dal pubblico. Lo stile Leeds United, insomma, fa proseliti.
Tornando al calcio giocato, il mercato estivo regala a Revie qualche nome destinato a diventare famoso, come Joe Jordan o Gordon McQueen, ma la stagione 1971/72 inizia con lo strascico della precedente: il Leeds deve scontare la squalifica ricevuta dopo il match con il WBA. Nelle quattro gare in campo neutro i bianchi restano imbattuti, ma nelle prime trasferte vere e proprie raccimolano solamente due punti; il pessimo avvio dello United è però mitigato dalla particolare competitività di questo campionato. Al comando si alternano Manchester United, Sheffield United, Manchester City e la sorpresa Derby County. Gli assurdi calendari decisi dalla FA come al solito non fanno che complicare la vita alle squadre in lizza per la First Division. Tra recuperi, anticipi, posticipi, competizioni continentali e vari replay di coppa, non è praticamente mai possibile stabilire con certezza quale sia il team in vetta alla classifica in una determinata giornata.
Il Leeds, ormai consapevole dell’impossibilità di combattere su tre fronti, decide consciamente di tirare i remi in barca nella neonata Coppa UEFA, schierando le riserve nella partita di ritorno contro il Lierse. In campionato la tattica paga:  lo United, nonostante un avvio non proprio perfetto, recupera terreno in inverno, anche grazie alla splendida stagione di Peter Lorimer, che si laureerà capocannoniere della squadra con ben ventiquattro reti. Il City però ha un Francis Lee in forma strepitosa e a marzo tenta la fuga; i blu di Manchester si portano a +4 sugli uomini di Revie, ma vengono superati dal Derby di Clough, che fa filotto nei recuperi e il primo aprile batte il Leeds in un Baseball Ground pieno fino all’inverosimile. I Citizens non demordono e si riprendono il comando, salvo venire di nuovo scavalcati dai Rams nel giro di poche giornate.
Questo continuo tourbillon di emozioni è intervallato da un insolitamente tranquillo percorso in FA per i ragazzi di Don. Solo il Liverpool a febbraio porta al replay il Leeds che il 15 aprile, tra una fatica e l’altra di campionato, stacca comodamente l’ennesimo biglietto per Wembley con un perentorio 3-0 al Birmingham. Ma come sempre non c’è tempo per festeggiare; la First Division più combattuta di sempre non fa sconti e lo United cade a Newcastle. La sconfitta è meno dannosa del previsto, dato che nella stessa giornata il Manchester City batte il Derby, tornando per l’ennesima volta in vetta. Ma i mancuniani hanno ben poco da gioire, dato che l’assurdità dei calendari li condanna: hanno già finito le loro 42 partite con 57 punti. Seguono a un punto il Liverpool (che nel corso del campionato non raggiunge mai la vetta, ma mantiene una fruttuosa costanza) e il Derby, rispettivamente con due e un match da recuperare. Anche Don e i suoi, fermi a 55, hanno due partite ancora da giocare, con Chelsea e Wolves; ma in mezzo, ovviamente, c’è la finale di FA Cup. Revie si appella alla Football Association per chiedere il rinvio di almeno uno dei tre incontri, ma si scontra con il fermo rifiuto di Hardaker. Lo United dovrà attenersi al calendario già stbilito.
La settimana decisiva si apre con lo scontro diretto tra Derby e Liverpool; Clough batte Shankly per 1-0 e i Rams terminano la stagione a 58 punti, ben consapevoli che il destino della First Division non sarà nelle loro mani. La stessa sera il Leeds strapazza il Chelsea, raggiungendo il City a 57 punti e superando il Liverpool, fermo a 56. Per i soliti astrusi regolamenti del campionato inglese, ai bianchi ora basta un pareggio in casa del Wolverhampton per portare a casa il titolo; in caso di arrivo a pari punti con Liverpool, Derby o persino entrambe, lo United sarebbe infatti comunque avanti per la media goal. I Wolves, inoltre, non hanno più nulla da chiedere alla classifica e sono nel bel mezzo di una doppia semifinale europea contro il Tottenham; molti quindi sospettano che il Leeds potrebbe incontrare ben poca resistenza. Ma anche solo pensarci è totalmente inutile, prima c’è da sfatare un taboo. Il 6 maggio 1972, a Wembley, il Leeds United e i detentori dell’Arsenal si contendono una FA Cup molto speciale: la Coppa del Centenario.
Chi, memore delle due finali già perse dallo United, si aspetta l’ennesimo brutto match, stavolta rimane deluso; il canovaccio della partita è molto semplice, il Leeds attacca e l’Arsenal tenta di ripartire. Le cronache dell’epoca parlano di un totale dominio bianco, con i Gunners costretti a chiudersi dietro la linea della palla e che impensieriscono Harvey, che da questa partita in poi sarà promosso a titolare scalzando definitivamente Sprake, solamente da lontano. L’iconica rete di Clarke, un perfetto colpo di testa in tuffo su cross di Mick Jones, è solo la logica conseguenza del forcing dei bianchi. Quando il Leeds passa in vantaggio mancano ancora quasi quaranta minuti e i tifosi dello Yorkshire sono già pronti ad affrontare qualsiasi dramma; difficile biasimarli, data la storia dei ragazzi di Revie, ma stavolta di sciagure non ce ne sono. L’Arsenal tenta l’arrembaggio solo nei venti minuti finali, ma è tutto inutile; un salvataggio sulla linea a tempo scaduto è solo l’ultimo spavento prima della gioia. A ricevere la Coppa dalle mani di Sua Maestà la Regina Elisabetta è Billy Bremner, che solleva fiero il trofeo con la maglia ancora piena di fango e soltanto dopo aver soccorso Jones, che a pochi minuti dalla fine si è slogato una spalla. La bacheca è finalmente completa, lo United conquista la sua prima e finora unica FA Cup. Ci sarebbero festeggiamenti da organizzare, un pullman scoperto da affittare e tanto, troppo alcool da ingerire. Ma solo dopo il novantesimo e a trance agonistica svanita, la realtà fa capolino: tra due giorni ci sono i Wolves. Il tanto agognato double è finalmente a portata di mano.
La giornata che decide una stagione intera passa, ovviamente, alla storia. Nel corso degli anni si griderà al complotto, si parlerà di vendette trasversali e verranno persino mosse accuse di tentata corruzione. Ma se effettivamente qualche bustarella è stata offerta, è abbastanza evidente che non sia stata accettata. Il Wolverhampton non dovrebbe avere alcun interesse a sbarrare la strada al Leeds, ma la determinazione che gli uomini di McGarry mostrano al Mulineux ha dell’incredibile; quel giorno i Wolves, diranno in seguito alcuni calciatori dello United, rappresentano tutti coloro che non vogliono veder vincere gli uomini di Revie. Tra questi c’è probabilmente anche l’onnipotente Hardaker e il pessimo arbitraggio non fa altro che confermare i sospetti dei tifosi del Leeds. In un match dominato fin dall’inizio, lo United si trova sotto di un gol; un pareggio, in ogni caso, potrebbe bastare. Ma come in tanti altri casi, il destino non è d’accordo; tra rigori negati, reti annullate e tanta confusione, i Wolves addirittura raddoppiano, tra le lacrime amare dei supporter dello Yorkshire. Ma il dramma stavolta è condiviso: negli stessi istanti il Liverpool di Shankly non riesce ad andare oltre lo zero a zero contro l’Arsenal. Al minuto ottantotto Toshack realizzerebbe la rete che vale il titolo, ma se la vede annullare per fuorigioco. L’imponderabile è accaduto e alle Canarie, meta scelta dal Derby County per una rigenerante vacanza di fine stagione, squilla un telefono con la più assurda delle notizie: i Rams sono campioni d’Inghilterra.
La delusione stavolta è fortissima; la festa già organizzata per la conquista della FA Cup si svolge comunque, ma è ovviamente in tono minore. Revie, dal canto suo, è doppiamente afflitto dal risultato della stagione: il sogno del double gli è sfuggito di nuovo, ma soprattutto il campionato gli è stato portato via da Clough. Don avrebbe preferito di gran lunga veder vincere il Liverpool; il profondo rispetto di tutto il calcio inglese per Bill Shankly è condiviso anche dal manager del Leeds. Ma Clough, con la sua prosopopea, la sua continua presenza in televisione e quel gran parlare di “vincere bene, onorando il gioco del calcio” non gli va proprio giù. La faccenda supera i confini calcistici: l’antipatia sfocia nel personale e diventa vera e propria idiosincrasia. Don e Brian mettono in secondo piano i trofei e combattono una dura battaglia per imporre la propria visione del football e della vita. Per ognuno dei due, l’obiettivo è uno solo: superare e cancellare i risultati dell’altro. Entrambi, seppure in tempi e maniere diverse, pagheranno a caro prezzo questa battaglia…
*TO BE CONTINUED*
revie


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