Quando si affrontano Manchester United e Liverpool, c’è sempre il sapore di storia del calcio. Tralasciando i dissidi di natura economica che oppongono le due città dalla fine del XIX secolo, la rivalità calcistica è nata negli anni ’60, i tempi di Bill Shankly e Matt Busby. Ieri sera ad Old Trafford, è andato in scena il 198esimo atto di quella che è diventata, di fatto, la saga più sentita ed attesa del panorama calcistico d’Oltremanica.

Nella Premier League che qualcuno ha saggiamente definito come il “Mondiale degli allenatori”, ogni match tra le grandi mette a confronto due grandi managers: stavolta è toccato a Mourinho e Klopp. I Red Devils sono arrivati all’appuntamento forti di una forma ritrovata: lo Special One sembra aver finalmente messo ordine nel suo centrocampo e dato, forse troppo tardi, un’idea di gioco ed una continuità di risultati come mai prima d’ora , da quando siede su quella panchina.

Klopp invece, dopo aver sconfitto il Manchester City il 31 dicembre scorso, si è presentato ad Old Trafford ancora a secco di vittorie nell’anno nuovo e con qualche assenza eccellente. Per la prima volta i Reds hanno dovuto fare a meno di Sadio Manè, partito per la Coppa d’Africa. Il senegalese si è dimostrato di fondamentale importanza per sopperire all’infortunio di Coutinho, soprattutto in fase di ripartenza e finalizzazione. Oltre a Manè, a poche ore dal match si è saputo che non sarebbe stato disponibile neanche Nathan Clyne: fermato da un infortunio ad un muscolo intercostale ha così lasciato spazio al giovane, giovanissimo Alexander Arnold. Per il classe ’98, cresciuto nell’Academy del Liverpool, ha vissuto il proprio esordio da titolare nel “Teatro dei Sogni” disputando un match di tutto rispetto.

Entrambi gli allenatori hanno messo in campo la propria formazione conoscendo alla perfezione il proprio avversario: tanta tattica e previsione, non può che limitare la sfrontatezza nel gioco. Quello che questo match ha saputo riservare è stata una straordinaria intensità a centrocampo, con le scelte degli allenatori a spostare gli equilibri di giocata in giocata. Nella prima frazione i Red Devils hanno provato a fare la partita, cercando di rimanere compatti in mediana e limitando le potenzialità di impostazione del Liverpool. Serviva un episodio, un errore o una prodezza a sbloccare una situazione sostanzialmente equilibrata. Ed ecco l’errore di uno degli uomini più attesi, la follia di Paul Pogba. Il pagatissimo francese ha commesso un fallo di mano in area ai limiti dell’assurdo: rigore, Milner dal dischetto ed 1-0 per gli ospiti.

Nel secondo tempo Mourinho ha inserito Rooney, per cercare di dare profondità pur rinunciando ad un po’ di solidità a centrocampo. La reazione è arrivata e lo United ha creato molto, fermato solo da un ottimo Mignolet che sembra tornato in auge come unico titolare tra i pali. Quando mancavano soltanto sei minuti al fischio finale, la decisione dello Special One che ha permesso ai padroni di casa di agguantare il pareggio ha un nome ed un cognome: Marouane Fellaini. Inserito per sfruttare i suoi centimetri dalla tre quarti in su, è stato determinante per permettere ad Ibrahimovic di trovare “the equalizer”, nonchè la sua 14esima rete stagionale.

Tra attese e protagonisti annunciati, l’1-1 finale è il risultato più giusto e lo specchio di un sostanziale equilbrio durato per la maggior parte del match. Nè vincitori nè vinti dunque: United e Liverpool escono da Old Trafford con la consapevolezza che si sarebbe potuto fare di più e con un solo punto a testa in tasca, per la felicità di Chelsea a Tottenham.

 

 


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