Altra giornata, altro big match. In questa stagione di Premier League il livello delle squadre e degli allenatori fa si che ogni settimana ci sia uno scontro ad altissimo tasso di interesse o l’ennesimo capitolo di una delle rivalità storiche d’Inghilterra.

Questo è il caso della Gameweek 12: il Manchester United ha ospitato ad Old Trafford l’Arsenal di Arsene Wenger. Una sfida che sa sempre di storia e che negli ultimi anni ha visto un predominio netto da parte dei Red Devils. I Gunners però, hanno mostrato una migliore solidità difensiva, forse sufficiente a fermare gli uomini di Mourinho, costretto a rinunciare ad Ibra come vero riferimento in fase offensiva. Tra le linee dello United non c’è neanche Rooney, mandato in panchina per scelta tecnica dopo lo scandalo delle ultime settimane.

Il tecnico alsaziano, invece, ha deciso di schierare i suoi con un 4-2-3-1 speculare rispetto ad i padroni di casa con Elneny in mediana a limitare le sortite offensive di Paul Pogba. Unica punta Alexis Sanchez, dopo la doppietta decisiva per regalare una vittoria al suo Chile nell’ultima pausa delle nazionali.

Dopo qualche minuto di studio, il Manchester United ha cominciato a trovare varchi interessanti sulla fascia destra. Questo è forse uno dei pochi risultati ottenuti da Mourinho nel gioco dei suoi: la spinta di Valencia è una costante dalla prima partita ed in questo caso ha trovato anche il supporto di un Mata molto ispirato. Il più carico dei Gunners è sembrato invece proprio Sanchez ma nonostante la sua grinta, è stato l’Arsenal a risentire di più dell’assenza di un terminale offensivo di fisico, qualcuno che tenesse alta la squadra.

Dalla mezz’ora in poi i Red Devils hanno avuto in pugno il pallino del gioco, costringendo il sempre ottimo Cech a salvare i suoi in almeno due occasioni, sulle conclusioni di Mata e Anthony Martial. L’assenza di Ibrahimovic ha mostrato anche i suoi lati positivi: grazie al lavoro di Rashford, pur non avendo la potenza ed il peso dello svedese come terminale offensivo, i padroni di casa si sono mostrati in grado di sviluppare diverse soluzioni d’attacco, rendendo anche sterile il possesso palla degli uomini di Wenger.

Al rientro dagli spogliatoi il canovaccio della partita è rimasto sempre lo stesso, così come gli effettivi in campo. Mourinho avrà certamente annotato l’ennesima prova deludente di Paul Pogba, ancora una volta non incisivo se non in qualche cambio di gioco a far respirare la manovra. Lo Special One però, ha trovato al 63esimo la chiave per scardinare la difesa dell’Arsenal: in un match di questa importanza serve la spinta di un Capitano, serve Wayne Rooney. L’ingresso del numero 10 ha permesso a Rashford di allargarsi ed ha dato più spazio agli inserimenti dei centrocampisti. Soltanto sei minuti dopo, dall’ennesima azione sviluppata sull’out destro è arrivata la conclusione vincente di Juan Mata, senza dubbio il migliore dei suoi fino a quel momento. Un vantaggio meritato che ha richiamato all’ordine Arsene Wenger.

La reazione dell’Arsenal ha tardato ad arrivare, anche grazie ad una precisa circolazione di palla dello United. Ancora una volta però è stata una sostituzione a dare una nuova svolta al match. A sette minuti dalla fine, quando i tifosi di casa cominciavano a pregustare la settima vittoria negli ultimi undici scontri con i rivali londinesi, Wenger ha fatto entrare Alex Oxlade-Chamberlain. Così come per Rooney, sono stati sufficienti sei giri di lancette a far trovare al classe ’93 il varco decisivo. Liberatosi sulla destra con una grande giocata, ha messo in mezzo un cross per Olivier Giroud che ha fatto 1-1 con un terzo tempo da NBA. Old Trafford ammutolito al 90esimo e Mourinho costretto a rimandare una vittoria che sarebbe stata decisiva non solo in chiave classifica.

Con qualche rimpianto per lo United ed un punto d’oro per gli uomini di Wenger, a Manchester è andato a referto il 50esimo pareggio nella storia di questa infinita rivalità che conta ora 223 incontri ufficiali e che sa di storia del calcio inglese, ogni volta di più.

 



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