Obiettivo della missione britannica: conquistare la Premier. Non era scontato all’inizio, non lo è nemmeno ora, però, il Chelsea, dominatore quasi incontrastato sin qui, sta portando avanti, weekend dopo weekend, il suo piano per la presa dell’Inghilterra, guidato da un condottiero venuto da fuori, le cui gesta hanno risuonato dappertutto nel recente passato, grazie alle vittorie sulle panchine della Juventus e al grande percorso europeo con una Nazionale italiana non memorabile dal punto di vista tecnico.

Come i grandi condottieri del passato, Conte ha saputo portare innovazione nei metodi di allenamento, tattici e psicologici, dei suoi “soldati”, mettendo innanzitutto il gruppo davanti al singolo, come dimostra il caso Diego Costa: nessun giocatore, anche quello che finora ha segnato più gol di tutti, è fondamentale e insostituibile. Un messaggio chiaro a tutti: o si lavora concentrati per il bene della squadra o il posto in panchina c’è anche per te. Il lavoro psicologico è alla base della grande stagione che sta conducendo il Chelsea: dopo un decimo posto più che deludente nella scorsa stagione, trovare un allenatore migliore di Conte per risollevare sin da subito le sorti dei Blues era praticamente impossibile. Arrivato alla Juve dopo due settimi posti consecutivi, il tecnico di Lecce ha portato i bianconeri subito al successo e non si è più fermato. Le somiglianze tra quel primo anno sulla panchina dei bianconeri e questo a Stamford Bridge sono molte: oltre al piazzamento dell’anno precedente, il fatto che manchino le coppe, i giocatori da rimotivare e un ambiente da ritrovare.

E’ lampante come questi fattori esaltino il lavoro dell’ex centrocampista, che in aggiunta al lavoro psicologico ha introdotto le sue idee tattiche, che non sono più le stesse del primo anno juventino, ma si sono evolute. I dubbi sul fatto che potevano essere vincenti anche in Inghilterra non mancavano, ma al giro di boa si può affermare che Antonio ha avuto, ancora una volta, più che ragione. il 3-4-3, evoluzione del “suo” 3-5-2, ha esaltato giocatori che sembravano spariti, come Victor Moses, e fatto scoprire un giocatore come Marcos Alonso, arrivato come un oggetto misterioso (per certi livelli) e pagato quasi 30 milioni. Tutto funziona perchè Eden Hazard è tornato il fenomeno di due stagioni fa, Diego Costa il bomber di razza dei tempi migliori, Fabregas e Kantè convivono alla perfezione a centrocampo, David Luiz è un giocatore ritrovato e anche chi gioca meno si fa sempre trovare pronto. Proprio il brasiliano ha spiegato perfettamente l’effetto di Conte sui suoi giocatori e che, se vogliamo, si estende a tutto il movimento inglese: “Conte – ha detto l’ex PSG- ci ha contagiati con il suo amore per il calcio. Ogni allenamento e ogni partita sono la manifestazione di quanto sia importante per lui vincere, e noi lo seguiamo in tutto quello che ci dice”.

La Premier League si sta rendendo conto di avere tra le mani un allenatore che potrebbe fare la storia. In parte, già l’ha fatta, vincendo per la terza volta consecutiva il premio di “manager of the month”. La sconfitta contro il Tottenham gli ha precluso di rompere un altro record, quello di vittorie consecutive (solo eguagliato Arsenè Wenger della stagione 2001-2002), ma Conte, abituato ai record, sa che sono i titoli, più dei numeri, a farti scrivere la leggenda.

 

 



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