Jack Wilshere era considerato, fino a poco tempo fa, uno dei migliori centrocampisti inglesi in circolazione. Cresciuto nell’Accademy dell’Arsenal, scala velocemente le diverse categorie arrivando ad esordire a 16 anni con la prima squadra e a firmare il suo primo contratto professionale a 17. Il suo allenatore Arsene Wenger si accorge subito delle sue qualità tecniche, paragonandolo spesso a Wayne Rooney per la su duttilità nello svariare dalla trequarti alla mediana come regista. Inoltre, a 18 anni, nel 2009, arriva il suo esordio con la Nazionale maggiore inglese nella partita contro l’Ungheria.

Insomma, Wilshere entra nel mondo dei grandi in tenera età, forse troppo tenera; le pressioni della società e dei tifosi si fanno sentire e molti errori commessi dentro e fuori dal campo (nel 2013 è stato beccato in un nightclub di Londra a fumare e a bere alcool) lo fanno scivolare nel dimenticatoio per diversi periodi. Senza dimenticare però che la carriera di Jack Wilshere è stata tormentata molte volte da infortuni: lo scorso anno, dopo il crack del perone, non ha praticamente giocato ed è tornato in campo ad aprile dopo 330 giorni d’assenza; ma spesso il calciatore si è dovuto fermare settimane o mesi per problemi relativi soprattutto a caviglie e ginocchia.

Quando ritorna dall’infortunio, però, nell’Arsenal non c’è più posto, perché i vari Cazorla, Xhakha, Coquelin, Ramsey e El Neny hanno preso il dominio a centrocampo. Per Wilshere si prospetta una cessione in prestito: tantissime le squadre interessate, con club provenienti da tutta Europa (anche Milan e Roma). Lui, alla fine, sceglie il Bournemouth, che da solo un anno è arrivato in massima serie inglese e deve lottare per salvarsi: “Ero intrigato da questa proposta e una volta parlato con Eddie Howe (l’allenatore) ho sentito che questo era il posto giusto per ripartire. Al Bournemouth piace giocare la palla e la sua filosofia combacia con la mia”.

Chiude così momentaneamente l’esperienza con i Gunners collezionando 160 presenze, 12 gol e 24 assist. Mentre con il Bournemouth è arrivato alla settima presenza, ricevendo molti elogi dal manager Howe. Purtroppo, questo suo periodo di ripartenza lo ha escluso dalle chiamate della Nazionale Inglese. Un fatto che lo ha spinto di fatto ad accettare l’offerta delle Cherries: “Mi ha fatto male sapere di non essere stato tra i convocati della Nazionale, voglio far parte di quella squadra, so che posso fare la differenza. Motivo per cui ho deciso di provare una nuova avventura con un nuovo club che mi permettesse di giocare con continuità ed essere un giocatore importante per la squadra, mettendo in mostra le mie qualità. Avevo bisogno di un club del genere e il Bournemouth aveva bisogno di me, questa è la ragione per cui sono venuto qui”.

Ma il prestito è annuale, e Wilshere a fine stagione dovrà tornare all’Arsenal: “Non sto pensando a quel momento, sono concentrato sul presente e sul far bene con il Bournemouth. Voglio arrivare a maggio ed essere un miglior giocatore di quello che sono ora”. E proprio sull’Arsenal ha poi aggiunto: “Amo l’Arsenal, amo i tifosi. Sono grato a Wenger, rappresenta una grande parte della mia vita da quando avevo 10 anni. Ho tanti amici lì, i compagni di squadra, lo staff e la gente, siamo rimasti veramente legati. Ma in questo momento, ripeto, le mie attenzioni sono sul Bournemouth e sul migliorare come calciatore.”

Sul nuovo ambiente ha poi detto: “Son molto eccitato, dal primo giorno che sono venuto qui ho provato subito entusiasmo. Mi sento bene fisicamente e pronto ai ritmi della Premier, ora posso giocare 90 minuti e lavoro quotidianamente per provare a giocarne di più”. La buona volontà Wilshere ce la sta mettendo, tra l’altro il Bournemouth sta attraversando un buon periodo in Premier League anche grazie a Jack, che però tutti quanti si aspettano di vedere in un grande club e nella Nazionale.

di Simone Moscufo



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