Nelle ultime settimane, complici anche gli screzi tra Sanchez e Wenger, si parla insistentemente di un clamoroso passaggio dell’attaccante cileno al Chelsea di Conte ed Abramovich. Un trasferimento che avverrebbe non solo all’interno della stessa competizione nazionale, ma addirittura dentro il medesimo ambito cittadino. Un cambio di casacca che lascerebbe moltissimi a bocca aperta, e rimanderebbe ad alcune situazioni simili del recente passato britannico. Nei suoi primi 25 anni di esistenza, la Premier League ha saputo regalarci alcuni scenari di mercato davvero molto sorprendenti. Vale la pena riproporre quelli che reputiamo i 3 casi più pesanti.

Come non partire proprio dall’asse londinese Chelsea-Arsenal? Bisogna tornare all’ormai lontano 2006 per riaccendere la luce sulla vicenda Ashley Cole. Il forte laterale di difesa, titolare della nazionale inglese, abbandonò l’Arsenal (che gli aveva proposto un rinnovo a cifre abbastanza basse, in rapporto alla qualità dell’atleta) per unirsi al rampante Chelsea (che spese 7,5 milioni per il cartellino), a distanza ravvicinata dalla finale Champions di Parigi, persa coi Gunners, contro il Barcellona di Rijkaard.

Sei anni prima, invece, il protagonista assoluto del mercato inglese fu, senza dubbio, il talentuoso centrocampista Nick Barmby. Il nativo di Kingston upon Hull era una dei giocatori di riferimento dei Toffees di fine millennio, e per una cifra di circa 6 milioni di sterline saltò sull’altra sponda del Mersey, firmando con il Liverpool. Il nazionale inglese si rivelò un pezzo importante della macchina ‘reds’ che, nel 2001, fece incetta di coppe, aggiudicandosi coppa UEFA, FA cup e League cup in una singola annata. Barmby fu il primo calciatore a passare dall’Everton al Liverpool dal 1959.

Più recente, ma non meno clamoroso, il trasferimento di Carlos Tevez dallo United di Ferguson al Manchester City, rinvigorito economicamente dalla nuova proprietà araba. L’argentino abbandonò una squadra al vertice mondiale dell’epoca, per passare agli acerrimi rivali cittadini che, anche grazie alla sua notevole presenza, iniziarono la loro (ancora lunga) scalata all’olimpo del calcio mondiale.



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