Ogni tanto siamo abituati a leggere qua e là di calciatori che, dopo aver calcato gli stadi più importanti del globo, decidono di dare una svolta alla propria vita cambiando totalmente mestiere (in un precedente articolo raccontai la storia di David Bentley, ex stella nascente del football inglese con le maglie di Blackburn e Tottenham). Ma il più delle volte i protagonisti di queste storie sono ex calciatori che, dopo aver guadagnato paccate di soldi, all’apice della carriera si ritirano, investendo la proprie ricchezze a sette zeri in ristoranti di lusso, società che fatturano milioni o in scopi di filantropia. Richard Eckerlsey, ventottenne ragazzone di Salford alle porte di Manchester, ha deciso di volare decisamente più basso dopo aver appeso gli scarpini al chiodo nel 2016, dopo l’ennesima parentesi negativa all’Oldham.

“Una volta che mi resi conto che il calcio era solo un sport, non poteva essere la mia vita, quello fu il momento in cui decisi di smettere”

Eckerlsey fu uno dei tanti talenti britannici scoperti e fatti esordire da sir Alex Ferguson al Manchester United, e fu prorpio in una partita di League Cup del 2009 contro il Tottenham che il buon Richard esordì, appena diciannovenne, nel calcio professionistico ad Old Trafford, davanti a 75.000 spettatori. “Era come se stessi vivendo in una bolla”, ha recentemente dichiarato. Altre quattro partite in stagione con l’esordio anche in Premier League, da lì poi l’inizio di un serie di prestiti nelle leghe inferiori, nel Burnley, nel Plymouth, nel Bury e nel Bradford City, qualche infortunio di troppo, poi l’estremo tentativo nella MLS a Toronto e a New York, infine l’Oldham e il ritiro dal calcio giocato.

A marzo, Eckerlsey ha deciso di spostarsi con la moglie e la figlia di due mesi a Totnes, nel Devon, per aprire un negozio di alimentari totalmente biologico e a zero impatto ambientale, uno di quelli in cui non esistono cibi confezionati ma tutto è in vendita a peso tramite dei dosatori, tipo quelli dei cereali negli alberghi.

“Mi resi conto proprio negli USA che il calcio mi aveva davvero stancato. Iniziai a leggere tanti libri e a guardare documentari, e mi accorsi che avevo più passione per l’ambiente che per il football”.

I clienti possono portare barattoli, sacchetti di plastica, lattine e confezioni varie, e in cambio acquistare cibi e prodotto alimentari non confezionati. E pare che le cose stiano andando anche piuttosto bene, dato che all’ingresso che c’è sempre tanta gente in attesa di entrare.