Spesso giornalisti ed opinionisti fanno riferimento a come, nel calcio, sia tanto facile esaltarsi di fronte alle prime vittorie, quanto deprimersi e mugugnare di fronte alle prime sconfitte. In Italia poi si sa, siamo maestri in questa specifica arte, e di certo il mondo della carta stampata non può esimersi dall’essere parte del problema: non è forse vero che il buon De Boer fosse stato già bollato come inadatto al calcio italiano dopo le prime due giornate di campionato, sconfitta col Chievo e pareggio interno col Palermo, per poi diventare il nuovo Messia del calcio italiano dopo la (meritatissima) vittoria con la Juve e lo 0-2 di Empoli? Lo stesso accadde con Max Allegri, criticato dalla stampa sportiva (soprattutto torinese) al momento del suo arrivo a Torino due estati fa, osannato ed esaltato dopo la semifinale di Champions con il Real Madrid dopo neanche dieci mesi?

Sia ben chiaro, non è che in Italia faccia tutto schifo e all’estero invece sia tutto rose e fiori. Anzi, molto probabilmente c’è una nazione che, per esperienza personale, è molto peggio del Bel Paese sotto questo punto di vista: sto parlando dell’Inghilterra. Non mi riferisco certo ai tabloid, che nemmeno considero carta stampata, quanto invece il giornalismo sportivo, soprattutto quello televisivo. La televisione sportiva inglese annovera tra i propri opinionisti grandi stelle del passato, più o meno recente, della Premier: Gary Lineker e è il presentatore di Match of the Day, il programma sportivo più seguito in onda su BBC, le ex stelle dell’Arsenal Ian Wright e Dixon sono commentatori per la tv satellitare ITV, mentre Titì Henry, Carragher, Graeme Souness, Le Tissier, Jamie Redknapp, Gary Neville sono opinionisti per Sky Sports UK; in particolare, quest’ultimo è conosciuto per la durezza dei suoi commenti e la schiettezza con cui si rivolge agli intervistati, il che gli valse più di qualche problema all’epoca dei pessimi risultati acquisiti da allenatore ad interim del Valencia. Oggi, il besaglio numero uno della critica oltremanica è il nostro Antonio Conte.

Perchè il preambolo iniziale sulla mancanza di equilibrio nelle valutazioni a inizio stagione? Ecco spiegato: Conte arriva a Londra dopo il grande Europeo da CT dell’Italia, in cui ha condotto quella che ha detta di molti è stata la Nazionale più scarsa degli ultimi trent’anni ad uno splendido quarto di finale perso solo ai rigori contro la Germania, dopo aver battuto squadre ben più quotate come Belgio e Spagna. Le aspettative sul tecnico salentino sono altissime, e nelle prime quattro partite tra campionato e coppa nazionale, il Chelsea coglie quattro vittorie: trionfo allo scadere 2-1 contro il West Ham, 1-2 inflitto al Watford a Vicarage Road, 3-2 in coppa contro il Bristol Rovers e netto 3-0 sul Burnley. E’ già Conte mania, i giornali lo osannano, i tifosi lo adorano, il Chelsea sembra già poter essere in grado di lottare per il titolo, si parla addirittura di rinnovo per blindarlo fino al 2021, rispetto all’attuale contratto che termina nel 2019. Poi però, la macchina si inceppa, e nelle successive tre giornate di campionato arriva un pareggio, in casa del modesto Swansea, e due sconfitte, pesantissime, contro rivali come il Liverpool a Stamford Bridge e Arsenal, 3-0 senza storia all’Emirates. Tutto si rivolta, improvvisamente il Chelsea dalla lucida Rolls-Royce che era si trasforma in una vecchia Vauxhall scassata, i tifosi iniziano a insultare Conte dalle tribune, Abramovich che avrebbe addirittura iniziato la ricerca di un sostituto, il magnate russo in particolare pare che non abbia proprio digerito il ko interno con i Reds.

Ora, battute a parte, il Chelsea non era la squadra più forte d’Inghilterra tre settimane fa, così come non è da retrocessione ora, ma è chiaro che qualche problema Conte ce l’ha.

 

1) LA COMUNICAZIONE

Penso non ci sia bisogno di sottolineare quanto sia importante per un allenatore la comunicazione ai propri giocatori: parlarsi face to face appare come il mezzo principale con cui il manager, molto semplicemente, dice quello che vuole dai propri sottoposti. Se si analizza questo data, noterete come due degli allenatori stranieri che attualmente stanno avendo maggior successo in Premier, ossia Guardiola e Klopp, parlino un inglese pressoché perfetto: Klopp ha seguito dei corsi specifici perfezionando la lingua in tempi da record, mentre è risaputo come Guardiola sia uno straordinario poliglotta, in grado di parlare fluentemente, oltre allo spagnolo, anche inglese, italiano e tedesco, più una conoscenza di base del francese. Certamente ci sono esempi di allenatori che hanno ottenuto grandi risultati anche senza saper benissimo la lingua, personalmente ricordo un Ancelotti piuttosto zoppicante davanti alle telecamere, persino Wenger ci impiegò almeno un paio di stagioni prima di spiccicare qualche parola in inglese (e neppure ora, dopo quasi vent’anni, ha perso il suo caratteristico e marcato accento alsaziano), ma qui stiamo parlando di fuoriclasse della panchina, gente che ha vinto tutto o quasi in carriera, chiaramente paragoni con Conte appaiono ancora improponibili. E chi di voi è stato un po’ attento e ha guardato le ultime uscite del Chelsea, avrà notato come, ogni volta che viene inquadrato, Conte come un forsennato dalla panchina ripeta esclusivamente ai suoi giocatori “go-go-go-go-up-up-up-up“.  La base per iniziare a vincere e, ancora più importante, farsi accettare dal gruppo, è imparare la lingua il più rapidamente possibile, e in questo mister Antonio mi sembra ancora molto in ritardo.

2) BARZAGLI-BONUCCI-CHIELLINI VS CAHILL-DAVID LUIZ

Ricordiamoci che la prima Juventus di Conte vinse lo Scudetto con Matri e Vucinic in attacco, scucendolo dalle maglie dell’ultimo grande Milan, quello di Ibrahimovic, Thiago Silva e dei vecchi senatori dello spogliatoio. La forza di quella Juve, a parte Pirlo che fu decisivo come in poche altre stagioni, era la difesa composta da Barzagli, Bonucci e Chiellini, e guidata in porta da Buffon, che guidarono la Juventus alla stagione da imbattuti, un record che difficilmente verrà battuto in futuro. Non a caso, quell’anno la Juventus subì appena 20 gol in tutta la stagione. Lo stesso è accaduto quest’estate in Francia, dove il trio juventino è apparso come la colonna portante dell’intero undici in campo, sempre in campo e mai sostituiti. Al Chelsea Conte ha trovato una situazione totalmente differente: con quello che probabilmente era il centrale più forte in rosa, Zouma, out da sette mesi per la rottura dei legamenti accusata a febbraio contro il Manchester United, gli unici centrali di ruolo a disposizione erano Cahill e Terry, con il talentuosissimo Christensen inspiegabilmente dirottato nuovamente in prestito al Borussia Monchengladbach; gli ultimi giorni di mercato inoltre hanno portato in dote il ritorno di David Luiz, non certo Nesta o Cannavaro, dopo le tre stagioni a Parigi. Con Terry ormai ben oltre il viale del tramonto, Conte nelle ultime due in campionato si è affidato proprio a Cahill e David Luiz: risultato, cinque gol subiti e uno segnato, con prestazioni terrificanti della coppia, in particolare sabato Cahill contro l’Arsenal è sembrato disastroso. E le cose non è che andassero meglio a inizio stagione quando il Chelsea vinceva, perchè non va dimenticato come Conte avesse sempre subito gol anche contro West Ham, Watford e Bristol Rovers, riuscendo però sempre a ribaltare il risultato e mantenendo il clean-sheet solo contro il Burnley. Questo dato appare più che indicativo per spiegare come mai le cose non stiano andando più così bene dalle parti di Stamford Bridge.

3) CHI FA GIOCO IN MEZZO AL CAMPO?

Nella Juve aveva Pirlo, in nazionale ha sempre avuto Verratti, eccezion fatta per l’Europeo dove però, come detto, Conte ha di conseguenza puntato tutto sull’organizzazione difensiva. E’ chiaro come nel Chelsea manchi qualcuno che fa gioco. O meglio, quel qualcuno c’è, e si chiama Cesc Fabregas, ma per qualche strana ragione Conte si ostina a preferigli sempre la coppia Kanté-Matic. Per quanto mi riguarda si può anche dissentire certo, ma per me questo Chelsea non può assolutamente fare a meno della qualità di Fabregas, e si è visto mercoledì scorso in coppa, con il catalano titolare autore di una prestazione sontuosa e della doppietta che ha permesso ai londinesi di passare il turno con KP Stadium contro il Leicester. Magari a gennaio babbo Abramovich potrà provare a compargli a suon di sterline proprio il suo Marco Verratti, quello che era il reale obiettivo di Conte per il centrocampo, ma nel frattempo se hai Fabregas devi farlo giocare, soprattutto in virtù delle palesi difficoltà nel costruire gioco dei Blues.

4) LA MANCANZA DI UNA SPINA DORSALE NELLA ROSA

Conte è apparso furioso sabato dopo la terribile performance dei suoi ragazzi all’Emirates, in particolare ce l’aveva con la mancanza di cattiveria e di “garra”, e di una reazione dopo il primo gol dei Gunners, propiziato dall’errore madornale di Gary Cahill (per delucidazioni, tornare al punto 2). Negli anni d’oro del Chelsea di Abramovich, la spina dorsale del Chelsea era quella composta dalle leggende Cech, Terry, Lampard e Drogba, quattro giocatori con un carisma e una personalità che, chiaramente, mancano nella rosa attuale del club di Stamford Bridge. O meglio, Terry c’è ancora ma, come detto, è ormai relegato ad un ruolo marginale in campo pur preservando grande peso nello spogliatoio. E persino i campioni in rosa, non sembrano nemmeno lontanamente in possesso del carisma dei giocatori che ho citato, con Hazard che appena la partita si ravviva sparisce completamente dal gioco, Diego Costa, attaccante certamente formidabile, che non sai mai quando potrà farsi espellere e squalificare per una gomitata in faccia all’avversario, o Courtois, non certo esente da responsabilità nella sconfitta di sabato, che continua a flirtare con il Real Madrid. Compito di Conte è individuare dei leader che fungano da tramite tra lo spogliatoio e lo staff tecnico, e non sarà certo un compito facile.

5) “INGLESIZZARE” LA SUA TATTICA

La Juve di Conte correva tanto, tantissimo, il pressing era continuo ed asfissiante, gli attaccanti andavano a pressare persino il portiere avversario e i due esterni, soprattutto ricordo Lichtsteiner, erano sottoposti a ritmi di gioco ai limiti del sostenibile. Questo in Italia ha funzionato, in primis per la pochezza tecnica del nostro campionato ( se trovi una squadra di palleggiatori che ti fa girare a vuoto, al trentesimo del primo tempo hai finito la benzina), e poi perchè in campionato i bianconeri mantenevano il possesso della palla per la stragrande maggioranza del tempo, lasciando spesso le bricole agli avversari. A riprova di ciò, c’è il fatto che le due squadre con cui la Juve contiana andava maggiormente in difficoltà erano il Milan di Allegri nella prima stagione, che aveva una qualità eccelsa ma, al contrario, un’età media molto avanzata e correva molto poco, e soprattutto il Napoli, prima di Mazzarri e poi di Benitez, che aveva giocatori di grande tecnica (Cavani, Lavezzi, Hamsik, Callejon, Jorginho) e quindi metteva in grave difficoltà il pressing a 360° di quella Juve, diventata poi molto più saggia tatticamente e parsimoniosa di energie sotto Allegri. Ho avuto l’impressione che Conte abbia voluto applicare questo approccio tattico anche in Inghilterra, dove però è chiaro che più che saper correre, risulta decisivo saper correre bene. Il suo Chelsea è, dopo il Liverpool e il City, la squadra che macina più chilometri in Premier League, eppure i risultati non sono soddisfacenti, proprio perchè forse manca un po’ di sagacia tattica, bisogna correre con cognizione di causa, senza lasciare scoperte zone di campo dove i giocatori di grande qualità delle altre squadre, poi, possono andare a nozze negli spazi.



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