di Simone Moscufo.

In tanti, probabilmente, avrebbero scommesso che Antonio Conte sarebbe riuscito ad instillare una mentalità vincente anche al Chelsea, ma in così poco tempo nessuno credeva fosse possibile. Così, dopo 12 giornate di campionato, il suo Chelsea è primo in solitaria a 28 punti. Statistiche alla mano, contiamo 9 vittorie, 1 pareggio e 2 sconfitte, con 27 gol fatti (secondo miglior attacco con una media di 2,25 gol a partita) e soltanto 9 gol subiti (seconda miglior difesa). Davvero in pochi si aspettavano una rinascita così veloce dopo le intemperie della passata stagione, quando vi fu l’esonero di Josè Mourinho (il loro Special One), avvicendatosi con Hiddink, e la squadra non riuscì a raggiungere posizioni valide per le coppe europee, uscendone così dopo 19 anni consecutivi.

Insomma, un momento straordinario per i Blues, che vengono da 6 vittorie consecutive in campionato. Ma cerchiamo di capire quali sono le colonne portanti del team guidato dal Leccese:

  • Il nuovo modulo: Prima di queste 6 vittorie, c’è stata la disfatta contro l’Arsenal del 24 settembre. I Gunners hanno rifilato agli uomini di Conte un 3 a 0 da capogiro, ma l’italiano ha imparato la lezione e ha capito dove aveva fino a quel momento sbagliato: il modulo. Inizialmente era partito con il 4-2-3-1, utilizzato dai blues anche la scorsa stagione, magari per non stravolgere fin da subito i regimi; poi, però, si è reso conto che in questo modo la squadra non riusciva ad ingranare, decidendo di passare al suo tipico 3-4-2-1 (visto più volte in Italia con la Juventus). Dalla partita successiva (contro l’Hull City), fino ad oggi, ne abbiamo visto i risultati. Naturalmente, con il nuovo modulo, alcuni elementi chiave sono stati accantonati, cedendo il posto ad altri giocatori redivivi: clamorose le esclusioni di John Terry, Fabregas e Ivanovic; mentre sul lato opposto spiccano il ritorno di Victor Moses e la sorpresa Marcos Alonso.
  • Diego Costa: Il fattore Diego Costa è uno dei motivi principali del successo del Chelsea. L’attaccante spagnolo, inizialmente finito sui giornali per screzi con il manager italiano, ha dimostrato ancora una volta di essere il trascinatore offensivo dei londinesi, mettendo a segno 10 gol (capocannoniere attuale della Premier, lo scorso anno a novembre era a quota 2); sembra incarnare in campo le caratteristiche tipiche di Antonio Conte: fame, voglia di fare e aggressività (forse anche troppa visti i 4 cartellini gialli già presi).
  • David Luiz: Il brasiliano è tornato allo Stamford Bridge, dopo le due stagioni passate al Psg, e si è preso le redini della difesa a 3: affiancato da Gary Cahill e Azpilicueta (reinventato centrale), si sente protetto e più sicuro con il loro supporto difensivo, tanto da spingersi spesso oltre il centrocampo per impostare l’azione (la qualità, tra l’altro, non gli manca). Accolto all’inizio con un po’ di scetticismo viste le prime apparizioni, Luiz è rinato ed ha preso sempre più sicurezza. Non a caso, in queste 6 vittorie consecutive, emerge il fatto che i Blues non abbiano incassato gol. 
  • Matic-Kantè: L’accoppiata rappresenta un’altra mossa indovinata. I due tengono la regia del centrocampo e gestiscono la partita; il serbo imposta (5 assist fin qui) e il francese spezza il gioco avversario. Uno è di ripartenza, l’altro rompe i tempi nemici. Fin qui, insieme, hanno giocato tutte le partite, sbagliando poco e niente in un Chelsea che sembra aver intrapreso la strada del successo.
  • Eden Hazard: Non può mancare l’uomo che probabilmente ha più classe di tutti. Il belga è stato uno delle maggiori delusioni della fallimentare stagione 15/16, ma quest’anno i tifosi blues si sono stanno rifacendo la bocca: 7 gol, 1 assist, ma soprattutto tante giocate, più libertà e molti ripiegamenti difensivi che fanno scattare applausi dagli spalti.
  • Victor Moses: Il nigeriano è sicuramente la carta che ha stravolto i giochi in tavola. Mai titolare nelle prime 6 giornate, lo è stato sempre nelle ultime 6. Rinato sicuramente grazie al cambio di modulo, che si adatta alle sue caratteristiche: corsa, gamba, rapidità, rabbia e agonismo; è  l’”uomo-guerriero” di Conte. Giunto al Chelsea nel 2012, non è mai riuscito ad avere un grande impatto a Londra e dopo i vari prestiti a Liverpool, Stoke City e West Ham, ha finalmente trovato spazio con un allenatore che ha creduto fin da subito nelle sue potenzialità, e che quest’estate ha bloccato la sua ennesima cessione.

     



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