Sulle sponde del fiume Weser si affrontano Werder Brema e Wolfsburg per il consueto posticipo del sabato di Bundesliga. Un partita sicuramente dal difficile pronostico. Da una parte i Grün-Weißen sono alla disperata ricerca di punti (unica squadra assieme allo Schalke ancora a quota zero) e di un’identità di gioco. Le assenze di Bartels, Caldirola, Pizzarro e Kruse per infortunio e la squalifica di Johannsson non possono essere un alibi per la scarsa qualità di gioco mostrata nelle prime uscite ufficiali. Il tempo per migliorare c’è ma il “minutaggio” messo a disposizione dalla pazienza di tifosi e dirigenza sembra già essere scaduto. Sponda opposta, i Wölfe devono rientrare subito in carreggiata dopo la pesante sbandata casalinga contro il Borussia Dortmund nel turno infrasettimanale. Un 1-5 quello subito dall’undici allenato da Dieter Hecking che può aver minato le consapevolezze del Wolfsburg. La classifica parla chiaro: cinque punti in quattro giornate sono troppo pochi per un squadra costruita con ben altre aspettative. Giocare oggi contro l’ultima della classe deve invogliare a portarsi a casa l’intera posta in palio.

4-2-3-1 speculare per entrambe le compagini al fischi d’inizio. Il coach ad interim del Werder Brema Alexander Nouri schiera in mediana Grillitsch e Fritz a fare da schermo alla difesa, mentre i tre dietro all’unica punta Manneh sono, da sinistra a destra, Hajrovic, Junuzovic e Gnabry. Per i Lupi c’è il solito Mario Gomez a fare da ariete con Draxler e capitan Blaszcykowski pronti ad inserirsi partendo dall’esterno. La prima frazione stenta a decollare. La mancanza da ambo le parti di un vero e proprio costruttore del gioco costringe le difese a cercare le punte con lanci lunghi. E lo spettacolo ne risente parecchio. Al 7′ Moisander colpisce con la spalla e non con la fronte un bel calcio d’angolo di Junuzovic. Qualche giro di orologio più tardi risponde “presente” anche il Wolfsburg con un lancio millimetrico di Bruma per Vieirinha che però calcia alle stelle da posizione defilata. Allo scoccare della mezz’ora il solito Zlatko Junuzovic calcia sopra la barriera una ghiotta punizione dal limite dell’area ma la velocità della sfera è lenta e l’estremo difensore ospite Casteels sventa in corner in volo plastico. I Wölfe sono lenti e macchinosi e nel finale di primo tempo tempo sale la pressione del Werder. Al minuto 34 bell’1-2 fra Gnabry e Junuzovic concluso dal primo con un tracciante di destro che termina però un metro circa al lato del palo destro degli avversari. Fra la noia e i fischi del Weserestadion terminano i primi quarantacinque a reti bianche.

Ad inizio ripresa Hecking cambia subito Seguin (nervoso e già ammonito) ed inserisce Caligiuri per dare più respiro e profondità alla manovra. I ritmi sembrano ancor più involuti e le squadre appaiono legate e macchinose. È Gnabry, il più volitivo dei suoi, il solo a provare a dare la scossa: sul suo destro due occasioni ravvicinate che non vanno però a buon fine. Al 69′ il sussulto che potrebbe risultare decisivo: pallone perso malamente dal centrocampo di casa e recuperato dal Wolfsburg, pallone sull’out di sinistra dove Draxler, con un velo, manda in profondità il terzino Horn, cross basso e tagliato verso Mario Gomez che, in estirada, manca l’appuntamento con il gol; sul secondo palo è appostato il neoentrato Henrique che costringe Bauer alla diagonale, sfera che carambola sul piede del difensore del Werder e che si insacca sotto la traversa. Fra il rammarico e lo sconforto di tutto il Weserstadion i Grün-Weißen si riversano nella metacampo avversaria alla disperata ricerca del pareggio. Piove sul bagnato quando Manneh è costretto a lasciare il terreno di gioco per un probabile risentimento muscolare; al suo posto entra Lennart Thy. Il sentiero del match sembra procedere verso la tana dei Lupi quando accade l’impensabile. Nel caos del finale di gara, Gnabry stoppa di petto un lungo traversone dalla destra, Thy scippa il pallone al compagno e lascia partire un fendente mancino che batte Casteels sul proprio palo. Ora lo stadio è una bolgia e, incitati a gran voce dalla Ostkurve e ringalluzziti dal pareggio acquisito, i ragazzi di Nouri diventano arrembanti nei sedici metri del Wolfsburg. A recupero già iniziato, il Werder guadagna un calcio d’angolo. Va Junuzovic sulla bandierina, destro tagliato al limite dell’area piccola che impatta sulla pelata di Theodore Gebre Selassie. Palla in rete, il Weserstadion esplode, tutti i biancoverdi ad esultare sotto la curva. Al triplice fischio una festa che si avvicina molto a quella della vittoria di un titolo o di una salvezza strappata in extremis. Il finale è Werder Brema 2 Wolfsburg 1.

Il Werder smuove la classifica e si deterge dai fantasmi di una vittoria che non voleva proprio arrivare. Di lavoro da fare ce n’è ancora molto ma una vittoria così, strappata allo scadere e contro un avversario comunque di maggior spessore, non può che regalare serenità ad un ambiente fin’ora nervoso. Il Wolfsburg, dal canto suo, ha solo che da recriminare a se stesso. I tre punti erano ormai in saccoccia ma l’atteggiamento mollo e lascivo degli ultimi venti minuti di gara ha sancito una sconfitta se vogliamo ancor più pesante di quella di mercoledì. Non vorremo essere in Draxler e compagni al rientro negli spogliatoi vista la cera di Hecking al termine delle ostilità. Un plauso va sicuramente fatto a tutto i tifosi dell’SVW che, nonostante il momentaccio e l’ennesima partita dai risvolti oscuri, non hanno mai smesso di incitare, nemmeno per un secondo, i propri beniamini.

 

 

 



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