di Michele Sabato.

Undici aprile 1991, è nata una stella.

Non si tratta di un nuovo astro nel firmamento, bensì di Thiago Alcántara, il numero sei della Roja e del Bayern Monaco.

Ventisei anni fa Mazinho, ai tempi giocatore del Lecce, decise di far nascere il suo primogenito a San Pietro Vernotico, un paese che ha regalato un’altra nascita illustre, quella di Domenico Modugno.

Pur avendo come nazione natale l’Italia, al centro della vita di Thiago troviamo un’altra nazione, quella iberica, trampolino di lancio nel mondo del pallone.

I primi passi calcistici infatti vennero mossi nelle giovanili del Barcellona, per poi passare nel Barcellona B nel 2007, un’avventura durata due anni, nel corso dei quali il giovane talentino blaugrana si è fatto le ossa per poi passare effettivamente nella prima squadra, campione di tutto, il 17 maggio 2009 nella sconfitta esterna contro il Mallorca.
Nonostante la giovane età, l’allora allenatore del Barça Guardiola, rimase fortemente stupito dalle sue prestazioni, tanto da dichiarare in conferenza stampa: “Ho parlato con il club circa il mio concetto di team e ho detto perché volessi proprio Thiago. È l’unico giocatore che voglio, lui o nessun altro!”
Di certo non fu l’unico a notare i vertiginosi miglioramenti di Alcántara, tanto che due anni dopo, il Bayern bussò alla porta dei catalani con venti milioni di motivi per portare all’Allianz Arena il numero sei, a far compagnia proprio al tecnico che lo aveva voluto fortemente buttare tra i grandi del calcio.
L’hype è alle stelle, in quanto dopo essersi messo in mostra ulteriormente come uno dei principali artefici della vittoria del campionato europeo under 21 con la Spagna in Israele – con tanto di hattrick in finale contro l’Italia – arriva l’approdo in una delle più forti squadre del mondo, fresca di triplete.

L’esordio con il Bayern Monaco però tarda ad arrivare a causa di un infortunio che lo tiene lontano dai campi di gioco per circa due mesi, ma nonostante tutto riesce ben presto ad integrarsi nel suo team, difatti nella prima gara importante della sua nuova avventura, mette la firma contro il Raja Casablanca nella finale di coppa del mondo per club.

Tra tanti mostri sacri nel Bayern, ciò che ha portato il classe ’91 a farsi spazio, è stata principalmente la sua duttilità, può essere infatti impiegato come mediano davanti alla difesa, come centrocampista centrale o come centrocampista centrale con un profilo offensivo più accentuato.
Nella fase difensiva sono molto preziosi i suoi contrasti in fase di impostazione avversaria – eleganti e puliti, ma mai duri – che permettono alla squadra di rifiatare in fase di ripartenza tramite il suo possesso di palla conciso, ma fondamentale.
C’è anche una grossa mano ai difensori in fase di alleggerimento, i quali hanno a disposizione secondi preziosi per capire come e dove posizionarsi nei confronti della manovra offensiva degli avversari.
Non in secondo piano passano le intercettazioni, sinonimo di una forte concentrazione durante i match e di un’intelligenza tattica nel capire dove andrà il pallone, caratteristica presente in pochi giocatori attualmente.

Il jolly del centrocampo bavarese, messo come terminale offensivo in posizione più avanzata, porta come simbolo delle continue ubriacature avversarie il dribbling. Fulmineo e illusorio, come fosse un prestigiatore con cilindro e coniglio, nasconde il pallone per poi lasciare i marcatori di stucco, mentre rapido, si accinge alla ripartenza e alle sventagliate sui piedi degli esterni che concretizzano il lavoro sporco svolto in precedenza dal numero sei.
Primo tocco che giustizia chi tenta di interrompere il suo gioco, toglie tempo, equilibrio del corpo e della squadra, a dimostrazione di un fisico magro ma allo stesso tempo atletico, che permette numerose serpentine con tanti tocchi al pallone annessi; non è un caso infatti, se nel febbraio 2014 contro l’Eintracht Francoforte, si trova a registrare il record di tocchi in una sola partita, ben 185!

Punto di riferimento silenzioso, metronomo in qualsiasi momento del match, tantissimi i passaggi durante i novanta minuti con un’accuratezza del 91.2% che solo in questa stagione hanno portato complessivamente in tutte le gare ufficiali sette assist.

Numeri e prestazioni che fanno gola alle big europee sempre affacciate alla finestra, pronte a strapparlo al club di Monaco.
Una mossa difficile, ma mai mettere mani a Real Madrid, Manchester City e Barcellona, soprattutto al loro portafogli…



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