Forse è dall’eterna fanciullezza delle fiabe che impariamo le lezioni migliori. Biancaneve – non certo il miglior soggetto a cui far riferimento quando si parla di pallone – non avrebbe mai dovuto fidarsi della strega cattiva, così come lo Schalke non avrebbe mai dovuto mangiare la mela del “siamo arrivati, va bene così”: una mela avvelenata che lo relega all’undicesimo posto in Bundesliga ma pure al primo – ed a punteggio pieno – nel girone di Europa League. Eppure è sempre la stessa squadra, lo stesso Schalke. La compagine che si trascina sulle spalle 7 campionati, 5 Coppe di Germania, 1 Coppa di Lega tedesca e 1 Supercoppa di Germania, 1 Europa League, 2 Coppe Intertoto, la squadra di Gelsenkirchen che ha dato i natali a Neuer ed al suo erede Timon Wellenreuther, che diede patria al bomber Kevin Kuranyi – poi migrato alla volta della Dinamo Mosca-, che ha fatto brillare per un attimo Farfàn – poi sparito nel limbo dei campioni mancati – la stessa squadra che ha permesso ad Huntelaar di smentire le critiche milaniste e di far vivere una seconda giovinezza a Raùl, anche se per un campione così non esistono anni in cui non se ne parli gloriosamente. Ed è pure la stessa squadra che arrivò in semifinale di Champions contro il Man Utd di Sir Alex, in una gara che alla Veltins Arena consacrò Manuel Neuer a promessa e fenomeno mondiale dopo il volo sul tiro a giro dii Wayne Rooney.

Ma se per qualcuno questa è solo storia, meri dati da statistici intransigenti, allora c’è di più, perché il club della Renania Settentrionale non ha smesso di produrre talenti: Howedes è una colonna della Nazionale di Low, mentre Nastasic – famoso più per il retropassaggio sbagliato a Joe Hart che costò il titolo al City di Pellegrini che per le mirabili doti sfoggiate in maglia viola – pare sia definitivamente sbocciato. Poi ci sono Baba (mandato da Conte a svernare di nuovo in Germani alla ricerca di se stesso), Kolasinac, Stambouli (il talentino francese di scuola Tottenham), Embolo, ma soprattutto Konoplyanka: ucraino scuola Dynamo che in Italia ci siamo lasciati scappare senza troppi patemi ma forse con tanto margine d’errore. Alla guida c’è poi Markus Weinzierl, l’uomo che portò l’Augsburg in Europa e che rimarrà il simbolo del quadriennio d’oro del piccolo club bavarese. Le premesse sembrerebbero quindi ottime. Ma lo Schalke proprio non ne vuole sapere. In Bundesliga si trasforma, si ritrova parzialmente con le big, si arrocca nel Der Klassiker contro il BVB sfangando uno 0-0 piuttosto noioso. I primi segnali erano visibili già alla prima giornata, il 27 agosto contro l’Eintracht dell’ex Juve Niko Kovac. Lo Schalke cadde 1-0 grazie alla rete di Meier, che si concesse poi il lusso di sbagliare pure un rigore. E nulla di meglio fu fatto alla seconda, che vedeva arrivare il Bayer di Ancelotti alla Veltins Arena. I Bavaresi passarono pressochè indisturbati grazie alle reti di Lewandowski e Kimmich. Poi ci pensò l’Hertha a rimarcar le cose con un 2-0 all’Olympiastadion, reti di Weiser e Stocker. E ci mancava solo la rivelazione Colonia, particolarmente apprezzabile nell’1-3 di Gelsenkirchen, così come l’altro fiore all’occhiello della Bundesliga 2016: l’Hoffenheim, impostosi per 2-1 con le reti di Kramaric e Rupp. Per vedere la prima vittoria dello Schalke bisogna attendere la sesta giornata. E per i più romantici potrebbe anche riparare tutte le delusioni precedenti: il 2 ottobre, alla Veltins Arena, arriva il Borussia M’Gladbach del miracoloso Andre Schubert. Lo Schalke, di colpo, si ritrova e rifila un 4-0 strabiliante che per un momento riporta ai fasti di qualche anno prima. Doppio Embolo, Chupo-Moting e Goretzka stendono il Gladbach. E allora lo Schalke ingrana parzialmente ed alla settima la squadra di Weinzierl trova l’Augsburg: finisce 1-1, segnano Bantaleb e Baier. E da cosa nasce cosa, perché all’ottava i Minatori battono 3-0 il Mainz (doppio Bantaleb e Meyer). Il Der Klassiker della 9°, come detto, finisce invece 0-0. Ma la catena sembra ben salda: per lo Schalke è il quarto risultato utile consecutivo dopo l’ecatombe delle prima cinque giornate. Serie positiva consolidata con il 3-1 al Werder, altra big del calcio tedesco sprofondata nei meandri della seconda metà di classifica alla costante ricerca di un campionato anonimo e privo di insidie. Poi arriva la volta del match alla Wolkswagen Arena contro il Wolfsburg – anch’egli partito non benissimo – nel quale lo Schalke si impone per 1-0 grazie alla rete di Goretzka nel finale. Domani alla Veltins Arena arriva il Darmstadt, quartultimo alla ricerca di punti salvezza. Un match che i minatori non possono fallire se vogliono continuare la scalata del riscatto.

Tutta un’altra storia è invece lo Schalke schiacciasassi dell’Europa League. Il girone, va detto, non è sicuramente il più temibile: Nizza, Salisburgo e Krasnodar, sulla carta, non dovrebbero dare insidie. E così si rivela anche nella realtà. L’esordio, per i tedeschi, è ottimo: 1-0 in trasferta contro la rivelazione Nizza – oggi in testa alla Ligue 1 -, segna Baba su assist di Meyer. E così anche il secondo turno, dove lo Schalke si impone per 3-1 sul Salisburgo senza troppi patemi. In Russia, invece, finisce 1-0 grazie alla rete di Konoplyanka. Krasnodar superato poi anche nella prima gara di ritorno: stavolta alla Veltins Arena termina 2-0 con le reti di Caiçara e Bantaleb. Stesso risultato anche contro il Nizza di Balotelli, a segno Konoplyanka ed Aogo dagli undici metri. Quello in formato Europa League è uno Schalke diverso, verticale, aggressivo. Ed è forse da qui, dalla ricetta europea, che Weinzierl potrebbe aver trovato la chiava per accendere la talentuosa macchina di Gelsenkirchen.

di Paolo Maioli



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