Nella settimana finale dell’Ocktoberfest non si può non parlare di una delle sorprese più belle di questo inizio di stagione esaltante del Bayern. La storia di Joshua parte 21 anni fa in un paesino a sud della Germania, Rottweil, famoso per l’omonimo cane. Viene cresciuto e allevato in uno dei migliori vivai della Bundesliga, quello dello Stoccarda, dimostrando subito le sue capacità. L’allora allenatore del Bayern Monaco lo vede e se ne innamora, viene prelevato grazie a un prestito con diritto di riscatto a 8 milioni. Tanti per un giocatore che fino a quel momento aveva giocato solo in nazionali giovanili e nella Serie B tedesca. Ma come spesso accade, Pep ci aveva visto giusto.

Il ragazzo, oltre ad un innegabile talento, mostra anche una serietà e un senso di responsabilità da veterano. Nello scacchiere dello spagnolo è difficile trovare posto con tutti i campioni in rosa, ma il giovane Joshua non si scoraggia e, anzi, pur di giocare si adatta a centrale di difesa o a terzino, arretrando la sua posizione. Nel tiki-taka del tecnico spagnolo si trova a suo agio, ma ovviamente commette anche qualche sbaglio dettato principalmente dall’inesperienza. In ogni modo, il nuovo tecnico del Manchester City è per lui quasi un padre.

Il giovane Kimmich esordisce dal primo minuto come difensore centrale contro il Borussia Dortmund di Tuchel e Aubameyang, non esattamente il più facile degli avversari. Gioca una partita più che dignitosa. Per la cronaca, il match finisce con un pareggio a reti bianche, ma Guardiola non è soddisfatto di un paio di movimenti del suo ragazzino e allora al termine del match lo rimprovera in mezzo al campo; il giocatore è quasi stupito, ma Pep lo abbraccia. In quel gesto c’è quanto più di paterno ci sia nello sport. C’è il rimprovero costruttivo, perchè si conoscono le potenzialità di un ragazzo; c’è anche l’abbraccio, segno di fiducia incondizionata. Le strade dei due si separano a fine stagione, ma il ragazzo ha ormai conquistato il cuore di tutti in Baviera. Sarà quel mix tra faccia da bravo ragazzo e calma da uomo che lo rende così irresistibile.

Anche Ancelotti ne rimane affascinato, lo sposta al centro del campo dove può dettare i tempi (le statistiche parlano di un 96 % di passaggi completati in queste prime 10 partite disputate). Il calcio dell’allenatore italiano è più diretto e meno dedito al fraseggio e allo scambio di ruoli. E proprio in questo frangente il giovane tedesco esplode con delle fantastiche prestazioni che gli valgono la prima chiamata in Nazionale maggiore. Dove inizia subito col botto, bagnando il suo esordio con un gol in diagonale a sigillare la vittoria dei tedeschi.

Da quel momento è un’ascesa continua. Kimmich dimostra di non esser solo un centrocampista intelligente e un giocatore polivalente, ma si fa valere anche in area di rigore con i suoi inserimenti. I numeri parlano chiaro: se in tutta la sua giovane carriera aveva segnato solo 2 gol, in questo inizio di Bundesliga ha già messo il suo nome sulla lista marcatori per ben 5 volte su 7 incontri. E pensare che non doveva nemmeno trovare troppo spazio in un centrocampo formato da Xabi Alonso (da sempre paladino dell’allenatore emiliano) con l’aggiunta di uno tra Vidal e Thiago Alcantara a seconda delle esigenze. Senza dimenticare che in estate il Bayern ha investito 35 milioni per Renato Sanches, campione col suo Portogallo agli ultimi campionati europei di Francia.

Alla fine l’ha spuntata lui, il piccolo Joshua che in nome della mobilità dei ruoli con una efficacia tattica straordinaria, accompagnata da un bagaglio tecnico di tutto rispetto, condito da gol e assist, punta a esser uno dei prossimi e più splendenti talenti del calcio mondiale.

di Filippo Colombi Manzi



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