Che la sfida tra RB Leipzig e Hoffenheim sarebbe stata il piatto principale della prima giornata di Ruckrunde, il girone di ritorno della Bundesliga, probabilmente nessuno se lo sarebbe aspettato, almeno ad inizio stagione. E spesso è necessario fare un saltino nel passato ed andare a rimembrare tutti gli ingenui ed innocenti pronostici estivi, tutte le aspettative e le scommesse fatte, per apprezzare appieno il sapore dell’imprevedibilità della stagione teutonica. Il 18° turno di Bundes si porta dietro soprattutto la vittoria dei Tori di Lipsia ai danni dell’Hoffenheim di Nagelsmann, in una sfida all’insegna del nuovo che avanza, della freschezza di un sistema – quello tedesco – in continuo rinnovamento e aperto sempre di più a nuovi lidi. Soprattutto, però, la sfida che ha messo davanti Timo Werner e Sandro Wagner, sotto gli occhi attenti di Joachim Löw, a caccia del futuro centravanti della Mannschaft: non vi è occasione migliore per assistere ai due capo-cannonieri tedeschi in una volta sola. Il duello alla fine l’ha vinto Timo, il meno giovane dei due, che ha siglato il gol del momentaneo pari (l’11° della sua stagione) seminando il terreno per la vittoria in rimonta dei padroni di casa, ancora imbattuti alla Red Bull Arena (dove hanno racimolato 25 punti su 27: numeri che dicono tutto). Sandro, il più ‘anziano’, è invece inciampato in un momento di follia, un fallaccio a gamba tesa su Ilsanker che gli è costato il cartellino rosso, il duello diretto col rivale di classifica ma soprattutto la partita: la formazione di Sinsheim, in inferiorità numerica, non è più riuscita a contenere le avanzate letali dei Tori di Lipsia perdendo quindi la loro prima partita di questa stagione, dopo la bellezza di 17 turni. Un record di fronte al quale ci si deve togliere il cappello, ma che prima o poi era destinato a spezzarsi, e forse non è un caso che il punto finale sia stato messo in quel di Lipsia dalla formazione di Hasenhüttl, che resta a -3 dal Bayern primo e vola a +10 dal terzo posto: inutile dire che l’obiettivo minimo, adesso, è diventato l’accesso alla Champions League.

Se è vero che Timo Werner è pronto a prendersi la Germania (in tutti i sensi possibili del caso), è altrettanto vero che i giapponesi se la sono già presa. Chiedere a Makoto Hasebe dell’Eintracht Frankfurt, per esempio, protagonista assoluto della vittoria a Gelsenkirchen dei rossoneri. Prestazione esemplare del capitano del Giappone che ha anche servito l’assist vincente per Meier in uno schema ben riuscito su calcio di punizione. Il più giovane Yuya Osako, invece, è stato forse ancora più decisivo nella roboante vittoria del Colonia in quel di Darmstadt, dove i Caproni hanno schiacciato con un 1-6 senza possibilità d’appello i padroni di casa: il calciatore nipponico ha messo la firma due volte (più un assist) in quella che è stata la vittoria più larga degli uomini di Peter Stöger dal lontano 1990. A segno anche il classe ’91 Gotoku Sakai, unica consolazione nell’amarissima sconfitta per 3-1 dell’Amburgo a Ingolstadt. Servirà davvero tanta pazienza, al club anseatico, questa stagione. In questo, almeno, i giapponesi sono maestri.



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