Il 2002 è stato proclamato l’anno delle montagne; per certi versi un anno di rivoluzione per via dell’entrata in vigore della moneta unica nei dodici paesi facenti parte dell’Unione Europea, ma anche anno di forti controversie come l’elezione di Eduardo Duhalde a quinto presidente argentino nel giro di due settimane.

E nel calcio?

I tifosi interisti stanno ancora piangendo il 5 maggio, il Real Madrid si vede invece avvicinare alla Décima grazie alla vittoria della nona Champions League della sua storia, mentre il Brasile diventa penta campione del mondo con le due reti di Ronaldo che stendono a Yokohama la Germania di Rudi Völler. Proprio per i teutonici fu un anno nefasto sia in campo mondiale sia in campo europeo, dato che alla sconfitta in finale di Coppa del Mondo si aggiungevano la sconfitta del Borussia Dortmund in finale di Coppa Uefa e una disfatta epocale per il Bayer Leverkusen. Nel Land della Renania Settentrionale – Vestfalia stanno scendono ancora lacrime amare ai supporters delle Aspirine, all’epoca allenate da Klaus Toppmöller, artefice di una delle squadre più belle, ma anche più sfortunate di sempre; non a caso è l’unico team capace di perdere nella stessa stagione campionato, finale di coppa nazionale e finale di Champions League.

Gli dei del calcio sono malefici, è risaputo, non lasciano scampo quando si intestardiscono, basti guardare la Juventus che perde la finale di Champions League per la settima volta o il Benfica a secco di trofei europei dopo la maledizione di Bela Guttmann. Ma il Bayer Leverkusen non lo meritava: la squadra vissuta quasi sempre all’ombra in Germania proprio nel 2002 poteva dare uno schiaffo morale a tutti in seguito alla favola che stava scrivendo e che si era costruita meritatamente; ma si sa, il lieto fine spesso e volentieri rimane nei film e non nella vita reale, eccetto pochi casi. Risultato: campionato visto sfumare all’ultima giornata, concluso a -1 dal Borussia Dortmund; Coppa di Germania persa sotto i colpi di uno spietato Schalke 04 e sogno Champions infranto dalla classe e dal genio di Zizou Zidane.

Di certo sono solo ipotesi, sogni e fantasticherie, ma se il Bayer avesse avuto in squadra, durante un’intera stagione, questi undici giocatori guidati da quel tecnico, qualcosa, forse, sarebbe andato diversamente.

Butt: Portiere goleador capace di segnare più di cento gol in carriera e per tre volte con tre maglie diverse alla Juventus su calcio di rigore. Comincia la carriera professionistica con il Bayer dopo la trafila nelle giovanili dell’Amburgo; con i rossoneri militerà sei anni, aiutando la squadra con le sue parate alla scalata per la finale di Glasgow del 2002.

Carvajal: Nell’anno della disfatta del Bayer, Dani inizia a muoversi calcisticamente parlando nelle giovanili del Real Madrid per poi passare al Real Madrid Castilla nel 2010 dove scenderà in campo per sessantatre volte in due anni. I margini di crescita dello spagnolo sono tutt’altro che astratti, tanto da portare il Bayer ad avanzare un’offerta per il Real, che lo cede nell’estate 2012 per 5 milioni di euro, inserendo un contro riscatto pari a 6.5 milioni, offrendo una possibilità di crescita con meno pressioni per il classe ’92. Mai scelta fu più azzeccata: in pianta stabile da anni sulla fascia destra dei Blancos, è uno dei vincitori da protagonista delle ultime tre Champions madrilene.

Lúcio: Uno dei migliori difensori della sua generazione, passa nove anni in Germania, di cui i primi quattro con il Bayer Leverkusen che lo preleva dall’Internacional di Porto Alegre e gli altri cinque con la maglia del Bayern Monaco. Autore del momentaneo pareggio nella finale di Champions persa con il Real Madrid, spicca a livello internazionale per le ottime chiusure difensive e per le galoppate palla al piede. Non è un caso che Felipe Scolari gli concesse tutte le partite del campionato mondiale del 2002, ben seicentotrenta minuti ininterrotti in campo.

Juan: Abilità nel gioco aereo, anticipo sugli avversari e ottimo colpitore di testa: sono questi i biglietti da visita per il difensore brasiliano acquistato nel 2002 dal Bayer Leverkusen. Insieme a Lúcio forma coppia fissa in difesa sia nei club che in nazionale; il sito Globoesporte analizzò una statistica che parla da sola: 49 partite giocate insieme, appena cinque sconfitte e una media gol subiti di 0.57 a partita.

Schürrle: La sua polivalenza nel reparto offensivo ha fatto la fortuna del Bayer Leverkusen che lo acquista dal Mainz nell’estate 2011. Una carriera condita da un impiego non sempre frequente, che tuttavia non toglie nulla alle ottime doti di André, autore dell’assist decisivo per Götze nella finale del mondiale 2014.

Ballack: Quattordici trofei nazionali, che sarebbero potuti essere tranquillamente il doppio, ma a causa di sonore sconfitte con relative ‘Medaglie d’argento’, si ritrova addirittura ad essere soprannominato ‘Eterno secondo’. Carismatico e talentuoso, è stato un’icona sportiva degli anni 2000 in Germania alla pari di Michael Schumacher, anche se da molti addetti ai lavori è stato spesso criticato e ritenuto sopravvalutato. Le vittorie arrivarono solo nel periodo post Bayer Leverkusen: con i rossoneri perse tutto ciò che c’era da vincere, aggiungendo anche la Bundesliga 2000 sfumata per una sua autorete contro l’Unterhaching.

Emerson: Protagonista in patria con il Grêmio passa al Bayer nel 1997, collezionando 108 presenze e 15 reti, affermandosi in campo europeo. Arriveranno le esperienze in Italia con Roma e Juventus; dopo il passaggio a quest’ultima piovvero copiose le critiche dei romanisti che lo additarono a mercenario e traditore. Dopo il caos Calciopoli decide di cambiare aria trasferendosi a Madrid sponda Real, a cui darà una grossa mano nella seconda parte di stagione, contribuendo alla vittoria della Liga. Prima del ritorno in patria passa due stagioni al Milan, per poi accordarsi con il Santos con cui giocherà solo sei partite a causa di un’operazione.

Kroos: Venti trofei in bacheca e unico calciatore tedesco a vincere la Champions League con due maglie diverse, davvero niente male per un ventisettenne. Cresciuto nelle giovanili dell’Hansa Rostock, a sedici anni passa nella capitale tedesca e a diciannove viene girato in prestito al Bayer Leverkusen per un anno e mezzo. Con Jupp Heynckes trova continuità di rendimento e minutaggio importante, tanto da farlo rientrare subito a Monaco dopo la scadenza del prestito, ritrovandosi come perno fondamentale nella squadra bavarese allenata proprio dal tecnico di Mönchengladbach.

Vidal: Voluto fortemente dal DS Rudi Völler e divenuto acquisto record (11 milioni di dollari) per un calciatore militante nella Primera División Cilena, sbarca nel vecchio continente come crack viste le ottime annate con il Colo Colo, squadra di cui è tifoso e che l’ha lanciato tra i professionisti. Jolly imprescindibile per le Aspirine che lo trasformano da centrale difensivo a centrocampista, la miglior stagione all’ombra della BayArena è l’ultima, in quanto miglior marcatore della squadra con dieci centri e miglior rigorista con sei rigori segnati su sei calciati.

Berbatov: Macchina da gol, freddo e imponente, è stato inserito nel 2001 nella lista dei migliori calciatori nati dopo il 1981 dalla rivista Don Balón. Cresciuto nelle riserve del Pirin, squadra della sua città, segna 77 gol in 92 partite per poi passare nella prima vera squadra, il CSKA Sofia. Nove gol in undici partite nella prima parte di stagione fanno presagire una carriera da grande attaccante, così il Bayer decide di acquistarlo, pur facendolo giocare come riserva di Ulf Kirsten. Nella stagione della disfatta arriva in doppia cifra (16 marcature), contribuendo alla scalata verso la finale di DFB – Pokal con sei segnature. Media gol sempre crescente e ogni anno migliorata porterà il bulgaro alla corte di Tottenham, Manchester United, Fulham, Monaco e PAOK Salonicco.

Milik: Una sola stagione alla BayArena per Arkadiusz, quella 2012/2013, giocherà solo sei partite per poi essere girato in prestito all’Augusta con cui giocherà diciotto partite e segnerà due gol. Meglio cambiare aria, ma soprattutto paese, ecco quindi l’arrivo ad Amsterdam: è qui che Arek troverà la sua dimensione, segnando trentadue gol in cinquantadue presenze, prima di passare nell’estate 2016 al Napoli come sostituto di Higuaín.

Jupp Heynckes: Dopo tante stagioni travagliate segnate da dimissioni ed esoneri, Jupp viene scelto come allenatore del Bayer Leverkusen nell’estate 2009 come sostituto di Bruno Labbadia. L’ambiente molto carico di aspettative accoglie così Heynckes: “È stata la nostra prima scelta, siamo molto felici che questo allenatore di successo internazionale abbia accettato la nostra offerta senza pensarci due volte. Siamo convinti che i nostri giovani calciatori beneficeranno della sua esperienza e della sua autorità”. Entusiasta dell’opportunità concessa, Jupp dichiarerà di sentirsi ancora in grado di raggiungere tanti obiettivi nel suo futuro. Detto fatto, Heynckes non perderà 24 partite, regalando il record al Bayer a discapito del Bayern Monaco dello stesso Jupp, che lo deteneva dalla stagione 1988/1989.

di Michele Sabato



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