Riprende col botto la Bundesliga dopo la pausa forzata per le nazionali, aprendo la sua settima giornata con un anticipo di lusso: al Signal Iduna Park, gli uomini di Thomas Tuchel ospitano la rivelazione di questa stagione, l’Hertha Berlino di Pal Dardai, dando vita ad un match ricco di scintille. Il Dortmund, in realtà, esce abbastanza acciaccato da questa pausa: la formazione che Tuchel schiera in campo è infatti infarcita di seconde linee, senza per questo perdere di valore assoluto, ma l’assenza di giocatori chiave come Castro, Piszczek, Guerreiro, Schurrle e Sokratis, senza dimenticare i vari Reus, Bender e Adrian Ramos, si fa inevitabilmente sentire. Con Dembélé e Marc Bartra relegati in panchina – quest’ultimo al rientro da un infortunio lungo tre settimane, il primo reduce dalle partite con la Francia U21 – il tecnico ex-Mainz, davanti a Roman Burki, schiera una baby-difesa, composta dai centrali Matthias Ginter e Mikel Merino (42 anni in due), dal 18enne Felix Passlack sulla fascia destra e dall’unico fuoriquota, Schmelzer, su quella sinistra. A centrocampo, mediana a due composta da Rode e Weigl, mentre il terzetto offensivo tutto velocità e fantasia Pulisic – Gotze – Emre Mor sta a supporto dell’unica punta, il solito Aubameyang. Dall’altra parte, Dardai risponde con un modulo speculare, quel 4-2-3-1, il cui peso offensivo grava per lo più sulla fascia destra, dove Mitchel Weiser e Alexander Esswein formano una freccia insidiosa per qualsiasi cardine difensivo, mentre in attacco tutto ruota attorno alla coppia composta da Valentin Stocker e Vedad Ibisevic.

Dormtund – Hertha è una da sfida terza-contro-seconda e un pari, nell’ottica della rincorsa al Bayern Monaco, alla fin fine, serve poco ad entrambe. Eppure la partita inizia in maniera spenta, il primo tempo è molto fisico e offre pochi spunti degni di nota, se non qualche fiammata della compagine casalinga con Pulisic ed Emre Mor, ma i tentativi sbattono contro la solidità dell’undici di Dardai, che appare sempre ben organizzato. Diverso discorso è, invece, il secondo tempo. Per sbloccare questa partita serviva una magia ed in effetti il colpo di tacco smarcante di Vedad Ibisevic si può considerare tale: il bosniaco raccoglie il pallone sugli sviluppi di un calcio d’angolo e beffa la difesa nerogialla con un tocco che manda letteralmente in palla la baby-difesa di Tuchel e, soprattutto, in porta Valentin Stocker, il quale, da buon svizzero, è precisissimo nell’infilzare Burki. Il Westfalenstadion si infiamma, reclama a gran voce la reazione degli undici giovincelli in campo, e allora Tuchel decide di inserire, nello stesso tempo, esperienza e genialità, incarnati nelle qualità di giocatori come Kagawa e Dembélé, che prendono il posto rispettivamente di Gotze e Rode. Il doppio cambio paga, e ben presto. Il posizionamento in campo del francese, in un ruolo da trequartista che spazia su tutto il fronte offensivo, crea imprevedibilità nella manovra casalinga: le idee dell’ex-Rennes rasentano sempre la perfezione, per non dire il geniale; la sua visione di gioco è sopra le righe. E’ proprio il francesino a servire la prima palla-gol ad Aubameyang, una palla rasoterra che taglia morbidamente il campo attraverso le linee capitoline, ma il gabonese, giunto davanti a Jarstein, prova un improbabile pallonetto, che il 31enne norvegese non fa troppa fatica a sventare. No, non sembra essere serata per Pierre-Emerick: lo si capisce quando, pochi minuti più tardi, tirerà – e si farà parare – uno spento destro da calcio di rigore, assegnato precedentemente per un fallo di Haraguchi, il quale devia di braccio una conclusione di Kagawa. La porta comincia ad essere stregata, il Westfalenstadion mugola.

Ma, ancora una volta, ci pensa Ousmane Dembélé a togliere fuori dai guai la truppa di Tuchel: è semplicemente incredibile come il francese faccia apparire banalmente facile ciò che, in realtà, non lo è per niente. ‘Dembouz’ corre sulla fascia sinistra, salta con naturalezza gli avversari e dal limite del fondocampo scocca un tiro che traccia una traiettoria ad arco lungo tutta l’area di rigore, perfetta, imprendibile, sulla quale si avventa, come un rapace, finalmente Aubameyang, che non può far altro che buttarla in rete, quando si è giunti all’80’. Il gabonese trova il suo sesto centro stagionale, scavalcando proprio Ibisevic, ma il gol, in realtà, è stato impacchettato come si deve da Dembélé, e sarà lui, giustamente, a prendersi gli onori a fine partita. Il match a questo punto si fa perfido, cattivo: Emre Mor, infastidito da Langkamp, reagisce malamente ad una sua trattenuta spingendolo a terra – anche se il difensore tedesco, alto circa il doppio del piccolo turco, non esita ad accentuare un po’ goffamente il tutto – e l’arbitro si trova costretto ad applicare il regolamento, tirando fuori il cartellino rosso e facendo rimanere il Dortmund in dieci uomini quando mancano più di cinque minuti al termine della gara. Inferiorità numerica che, però, dura assai poco: Valentin Stocker, al 90’, commette un’entrataccia da dietro su un giocatore giallonero, rischiando di spezzargli la gamba, forse frustrato per un’occasione malamente sprecata pochi istanti prima. L’arbitro naturalmente vede tutto e tira fuori il secondo rosso della partita. Dopo quattro minuti di recupero, il match – e per fortuna, a questo punto – finisce, sul risultato di 1-1: un punto che non fa bene a nessuno, forse, ma che col senno di poi, quasi quasi, è meglio tenerselo stretto.



As featured on NewsNow: Calcio news