Nell’inusuale veste di una calda serata di fine agosto, riparte la Bundesliga, il maggior campionato teutonico arrivato alla sua 54^ edizione. E riparte dai campioni in carica del Bayern Monaco, vogliosi di riconfermarsi per la ventisettesima volta in Germania ma con la speranza di riportare in Baviera una Champions League monopolizzata dalle spagnole nelle ultime tre edizioni. Per dominare in nazione e in Europa la “Stern des Südens” ha deciso di affidarsi allo sciamano per antonomasia della “coppa dalle grandi orecchie” che risponde al nome di Carlo Ancelotti. A far visita all’armata biancorossa arriva all’Allianz Arena il Werder Brema dell’ucraino Viktor Skripnik, chiamato a riportare sulle sponde del fiume Weser la competitività dei primi anni 2000 e un idea di gioco che manca oramai da troppe stagioni. Il 4-5-1 iniziale degli ospiti però la dice lunga sull’atteggiamento tattico dei Grün-Weißen. Sponda bavarese, Ancelotti affianca il neoacquisto Mats Hummels a Javi Martinez al centro della difesa. I tre invece del reparto avanzato nel 4-3-3 del tecnico di Reggiolo sono Müller, Ribery e Lewandowski. Prima del calcio d’inizio un minuto di raccoglimento in onore delle vittime del sisma che ha colpito i centre Italia due giorni fa.

Le battute iniziali della contesa non lasciano presagire nulla di diverso da quanto si potesse ipotizzare alla vigilia. Il Bayern prende da subito in mano l’iniziativa e inizia ad imbastire con costanza e tranquillità le proprie trame offensive. L’effimero fortino del Werder dura soli nove giri di orologio quando Xabi Alonso marca il primo gol della Bundesliga 2016/17. E lo fa con un “eurogol”, stoppando la sfera col petto all’altezza dei 25 metri un corto rinvio della difesa ospite e scagliando un destro al volo che trafigge Wiedwald sotto la trasversale. Trecento secondi più tardi l’urlo del popolo dell’Allianz Arena torna a riecheggiare prepotentemente quando Robert Lewandowski buca la difesa, altissima e lentissima, dei biancoverdi scattando sul filo del fuorigioco e involandosi tutto solo verso la porta avversaria. Piattone destro e sfera che si insacca sul palo lungo. Un Werder Brema non pervenuto continua a non manifestarsi sul rettangolo verde e le occasioni fioccano per i ragazzi di Ancelotti: prima Thomas Müller si vede bloccare in presa a terra un tracciante destro comunque lento e centrale poi sempre Lewandowski vede il suo fendente sbattere sull’alluminio per la miracolosa deviazione dell’estremo difensore ospite che mette la punta del piede sulla traiettoria letale del polacco. 2-0 all’intervallo per il Bayern Monaco con la netta sensazione che la goleada è solo rinviata.

Apre le danze dopo meno di un minuto Lewandowski che in estirada spinge nel sacco un cross al bacio di Müller. Al 66′ partecipa alla festa del gol anche capitan Philipp Lahm che duetta sempre con il solito Müller (stasera in versione assist-man – saranno quattro a fine gara le sue assistenze), manda un bacio al montante di destra difeso dall’incolpevole Wiedwald e fa 4-0. Firma la presenza sul tabellino dell’arbitro Dingert pure Franck Ribery il quale la mette sotto alla traversa di prima intenzione; un rigore in movimento per il francese, troppo facile per non essere capitalizzato. Robert Lewandowski firma la tripletta personale dal dischetto al minuto 77. La clemenza del direttore di gara non concede minuti addizionali nonostante le sei sostituzioni e manda tutti sotto la doccia. Il finale dall’Allianz Arena di Monaco è un tennistico Bayern 6 Werder Brema 0.

Difficile analizzare la prestazione dei bavaresi questa sera. Una predominanza già nota, ma sicuramente consolidata nel tempo, che stagione dopo stagione sta facendo il solco in Germania. In pratica un’allenamento al 30% per gli uomini di Ancelotti che partono con una vittoria netta ma consapevoli che altri saranno i veri banchi di prova ad attenderli. Difficile anche parlare di un Werder davvero mai sceso in campo, preso sin da subito alla gola e mai capace di creare un’azione degna di nota. É presto per dirlo ma la salvezza sulle sponde del Weser quest’anno sembra essere più dura del solito.



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