Non sarà certo un’avventura da ricordare quella di Sassuolo ed Inter, entrambe eliminate nella fase a gironi della seconda competizione europea. L’Europa League non fa sconti a nessuno, e, così come la Champions, non lascia scampo a chi sottovaluta l’avversario. I nomi poco altisonanti del torneo tolgo apparentemente fascino ad una competizione che di fascino ne ha eccome. Ne sanno qualcosa Inter e Sassuolo, fanalini di coda dei rispettivi gironi. Dalle squadre del campionato italiano di solito ci si aspetta sempre qualcosa di più, ma se manca la fame, l’esperienza e la cattiveria, le qualità dei singoli da sole non portano da nessuna parte.

L’inesperienza del Sassuolo
Dopo una partenza stupefacente ed un cammino entusiasmante che aveva condotto gli uomini di Di Francesco fino alla fase a gironi, in molti indicavano il Sassuolo come sorpresa della competizione. Erano considerati gli outsider del torneo, una mina vagante per molti club. E così aveva dato l’impressione di essere nelle prime giornate, quando l’Athletic Bilbao provò sulla propria pelle la classe e le potenzialità dei neroverdi. Il gioco e le qualità messe in mostra ad inizio torneo, però, si sono piano piano spente. Al Sassuolo è mancata l’esperienza, i ricambi e la capacità di amministrare le proprie forze per poter gestire campionato ed Europa League. Di Francesco paga la panchina corta e l’ingenuità dei suoi ragazzi. Però, nonostante alcune difficoltà iniziali, dovute a problemi strutturali e caratteriali, la rosa degli emiliani promette bene ed in futuro ci sarà sicuramente la possibilità di rifarsi.

Inter, che combini?
In una competizione in cui le belle sorprese non mancano, a mancare non sono neanche le sorprese negative. Su tutte l’Inter, eliminata malamente da un girone che al momento dell’estrazione sembrava già deciso. Un cammino riprovevole, dovuto alle difficoltà societarie, organizzative e tattiche che la società sta attraversando. Un periodo nero che ha avuto inizio questa estate con le dimissioni di Mancini. Il successore, Frank De Boer, non è riuscito a prendere in mano una squadra alla sbando e senza identità. E a niente sono serviti gli acquisti milionari dei nuovi proprietari cinesi. I nerazzurri si sono dimostrati fragili mentalmente e a livello di gioco. A dimostrarlo sono state le sconfitte subite contro squadre dal blasone poco rilevante, ma che hanno saputo mettere in ginocchio l’Inter. Segno che non basta investire milioni sul mercato se a mancare è l’aspetto psicologico. I nerazzurri devono ripartire, e questa è la missione che si è prefissato anche Stefano Pioli. Umiltà, sacrificio e voglia di vincere sono le parole chiave. Regole che, se applicate, potrebbero far ripartire i nerazzurri. Perché le individualità non mancano, ma senza un cambiamento il ritorno in Champions League rimarrà sempre un sogno.

Di Federico Pagano



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