Le sue doti calcistiche non sono mai state in discussione, tranne per Agnelli, che dichiarò dopo il passaggio al Real Madrid: ‘È un giocatore più divertente che utile’. Frasi di circostanza a parte, ci troviamo di fronte ad un campione che ha vinto tutto quello che c’era da vincere, dai club in cui ha militato alla nazionale transalpina sempre da assoluto protagonista. Non ti ritrovi nell’Olimpo calcistico mondiale per caso, si sa, non sono due stagioni di livello che ti faranno ricordare dopo decenni, ma quando esattamente Zizou Zidane ha iniziato a far parlare seriamente di sé, divenendo un campione e non un ottimo giocatore? Il 12 luglio del 1998 allo Stade de France a Saint – Denis? No, troppo facile. Si fa per dire ovvio, non è da tutti decidere una finale mondiale contro i campioni in carica, in casa, con una doppietta di testa in diciotto minuti. Il 15 maggio 2002 all’Hampden Park di Glasgow?  Troppo scontato. 150 miliardi di lire ed il gol decisivo per la vittoria della Champions League con una volè sotto l’incrocio dei pali che porta la terza coppa dalle grandi orecchie ai Blancos nel giro di quattro anni non bastano.

19 marzo 1996.
È nata una stella e non ne vuol proprio sentire parlare di eclissarsi troppo presto. Il Milan ha dalla sua un confortante 2 a 0 maturato nell’andata dei quarti di finale a San Siro contro il Bordeaux, ma di contro hanno il ritorno in terra francese con un numero 7 indiavolato che non fa presagire un accesso alle semifinali senza faticare.
Il palcoscenico è il Chaban – Delmas, la manifestazione è la Coppa Uefa, il risultato è 3 a 0 per i Girondini.
Zidane fa il bello e il cattivo tempo, due assist per Dugarry e il suo nome inizia ad essere scritto sui taccuini degli osservatori di mezza Europa. È proprio il Milan a mettere gli occhi su Zizou, ma Galliani gli preferì Dugarry nella sessione estiva di calciomercato, ma anni dopo l’ex DS del Milan si giustificò dicendo che in mezzo a Savicevic e Baggio non avrebbe trovato spazio.

Il resto è storia, fu Moggi a portarlo alla Juve per 7.5 miliardi di lire con la vittoria del campionato, con il Milan classificatosi addirittura undicesimo. Il risultato delle cinque stagioni al Delle Alpi per il marsigliese, fulcro del centrocampo bianconero, furono indimenticabili e ricche di trionfi vista la vittoria di: una Supercoppa Uefa, una Coppa Intercontinentale, due campionati e una Supercoppa Italiana. La dedizione di Florentino Pérez nel comprare campioni a cifre folli non si è mai smentita, Zidane non è difatti l’eccezione che fa inficiare il presidente del Real. Acquisto record della storia del calcio fino al 2009 e sei trofei in bacheca, con l’apice mondiale per i ciclo dei ‘Galacticos’ con la conquista di: Champions League, Supercoppa Uefa e Coppa Intercontinentale.

Il ritiro nel 2006 dopo la famosa testata a Materazzi, con relativa suoneria dei più giovani nelle spiagge italiane durante l’estate post vittoria mondiale, fa rimanere fermo Zizou per tre anni, per poi diventare DS del Real Madrid.
Con l’arrivo di un ex milanista sulla panchina dei Blancos, Carlo Ancelotti, diventa vice allenatore pur non defilandosi dalla carica di direttore sportivo. Tutti i meriti della tanto agognata ‘Décima’ sono per il tecnico di Reggiolo, ma si sa, a Zizou piace partire defilato, a momenti quasi in ombra, un po’ come ai tempi del Bordeaux quando era un trequartista che amava partire dalla fascia.

Semifinale di Champions League 2015, l’ex Morata decide di mettere la firma per portare a Berlino la Juve, per il Real è l’icona di una stagione da zero titoli con conseguente esonero per Ancelotti.
Ecco Benitez con Fabio Pecchia come vice, ma Zidane non si scompone, l’amore per il Real è tanto e si adatta alle nuove disposizioni tecniche. Ma anno nuova vita nuova, così il 4 gennaio 2016 arriva la chiamata come traghettatore per i successivi sei mesi visto l’esonero di Rafa, un’occasione che difficilmente si può rifiutare.
L’obiettivo è chiaro, riuscire a salvare il salvabile di una stagione iniziata male e destinata a concludersi peggio, visti i malumori interni dello spogliatoio e un Bernabeu imbronciato e con tolleranza pari a zero. Zidane ama pensare in grande, è un campione che ha vinto tutto da calciatore e da vice, la testa è lì a Milano, il 28 maggio 2016 sogna e vuole a tutti i costi riportare la Champions a Madrid dopo soli due anni. Il Wolfsburg fa scricchiolare le ambizioni di Zinedine, ma nel ritorno uno stratosferico Ronaldo toglie le castagne dal fuoco e regala il pass per la semifinale, noiosa e a tratti incolore, ma la deviazione sul tiro cross di Bale è la sentenza che porta a San Siro i madrileni.
Tutto può succedere, si inizia a pensare e si dice che Zidane sia solo un allenatore fortunato, la sfida contro un Atletico inferocito con la voglia di rivalsa dopo la delusione di Lisbona di due anni prima è tutt’altro che facile da impostare e da gestire per un traghettatore catapultato nel mondo dei grandi troppo presto. I tiri di rigore con l’errore di Juanfran faranno sì che Zidane sia il primo allenatore francese a vincere l’iridato trofeo europeo, garantendogli una permanenza sulla panchina Real dopo un ottimo campionato concluso a solo un punto dagli storici rivali del Barcellona.

La stagione 2016/2017 vede pochi cambi nella rosa e per Zizou è la resa dei conti, le critiche delle malelingue sono tante e difficili da dribblare, ma così come la fortuna aiuta gli audaci, un vincente rimane un vincente.
Doblete che mancava da 59 anni (Liga e Champions League) e il 3 giugno il cielo di Cardiff è bianco, anzi Blanco, con un cerchio che si chiude. E a ridere c’è Zidane, vincendo ancora una volta una sfida dentro e fuori dal campo, partito contro il Milan e arrivato ad aprire un ciclo proprio a Milano. Milan 2016, Cardiff 2017. Back to back mai riuscito da quando la Coppa Campioni è divenuta Champions League nel 1992. I conti tornano, ha vinto lui. Semplicemente Zidane, la storia di un vincente che non sa cosa significhi perdere

 

di Michele Sabato



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