La Champions League anima i martedì e i mercoledì degli amanti del calcio dal 1955, che siano tifosi delle migliori squadre presenti in Europa o tifosi neutrali non ci sono distinzioni, in quanto si tratta di una competizione che da sempre regala spettacolo grazie alle sfide tra le big europee e alle clamorose vittorie da parte di outsider che guadagnano la simpatia dei più partita dopo partita.

Sono stati tanti i format della competizione (l’ultimo nel 2009, con all’orizzonte nuovi cambiamenti in un futuro non troppo lontano), che ha subito modifiche per ben nove volte negli anni, portandola nel tempo ad essere più fluida e aperta ad ogni risultato tanto da vedere ventidue squadre diverse laurearsi campioni. Tanto bella quanto difficile da vincere, non sempre è l’organico più forte a portare a casa la coppa dalle grandi orecchie, così come non sempre sono i campionissimi ad alzare al cielo il trofeo. Da quando la vecchia Coppa dei Campioni è diventata Champions League (1992) troviamo dieci calciatori inusuali che annoverano nel proprio palmarès il trofeo più ambito.

Simone Loria – Juventus, 1996: L’ultima finale vinta dai bianconeri risale al 22 maggio 1996, all’Olimpico di Roma i tempi regolamentari terminano con il risultato di 1 a 1, con Litmanen (Capocannoniere del torneo) che risponde al vantaggio di Ravanelli. Nei tempi supplementari il risultato non cambia, ai rigori risulteranno fatali gli errori di Davids e Silooy, che vedranno la Vecchia Signora laurearsi campione d’Europa per la seconda volta nella storia a distanza di undici anni. Nelle file dei bianconeri troviamo un giovanissimo Simone Loria, vecchia conoscenza del calcio italiano che non ebbe nessuna presenza nell’unica stagione all’ombra della Mole, ma che può vantare negli annali della manifestazione la vittoria della Champions League con la squadra torinese.

Albano Bizzarri – Real Madrid, 2000: L’attuale portiere del Pescara inizia la carriera da professionista in Argentina tra le file del Racing, dopo tre ottime annate in Sudamerica, passa nell’ultima estate del millennio al Real Madrid carico di aspettative. È lui il portiere titolare dei Blancos per le prime partite, ma qualche errore di troppo fa storcere il naso a Vicente del Bosque che gli preferisce un giovanissimo Iker Casillas. Il resto è storia, due carriere agli antipodi per continuità e trofei vinti, ma che in comune hanno la vittoria della Champions League nella notte dello Stade de France nella prima finale tutta spagnola contro il Valencia.

Ciriaco Sforza – Bayern Monaco, 2001: Ricordato più per la celebre battuta di Aldo in ‘Tre uomini e una gamba’ che per le prestazioni nel rettangolo di gioco, rientra nel double (Campionato e Champions League) dei bavaresi nel 2001, con i quali scende in campo per trentacinque volte, ma non nella finale di San Siro vinta ai danni del Valencia di Cúper.

Catilina Aubameyang – Milan, 2003: Figlio di Pierre Aubameyang e fratello maggiore di Pierre Emerick Aubameyang passa nel 2000 nelle giovanili del Milan, per poi approdare il prima squadra nel 2002.
Nell’anno della Champions scende in campo una sola volta, durante la fase a gironi nella partita persa a San Siro per 2 a 1 contro il Deportivo la Coruña. I tifosi rossoneri lo ricordano più per il diverbio sfociato in rissa con Gattuso che per l’apporto alla squadra.

Maxi López – Barcellona, 2006: La gallina de oro mostra numeri impressionanti in patria con il River Plate dal 2002 al 2004, allora diciassettenne si mette in mostra nei campionati di Clausura in cui segna tredici gol in cinquantasei presenze. Seppur giovane, trova la chiamata di un top club come il Barcellona che lo ingaggia per sostituire l’infortunato Larsson, giocandosi bene le chance concesse da Rikjard nella seconda parte di stagione.
L’anno seguente si ritrova a fare i conti con gli infortuni che ne rallentano la crescita e che ne compromettono le prestazioni, tanto da ritrovarsi ai margini della squadra. In Champions League si ritrova a giocare un solo minuto, l’ultimo della semifinale d’andata a San Siro vinta per 1 a 0 contro il Milan. A fine stagione vincerà la Liga oltre che la Champions.

Matteo Darmian – Milan, 2007: Dotato di buon senso tattico e duttilità, il Milan vede in lui un talento da forgiare, tanto da debuttare in prima squadra poco prima di compiere diciassette anni. Tuttavia è ancora acerbo per poter spodestare i mostri sacri dell’ultimo Milan di Ancelotti, l’icona sono le quattro presenze in tre anni, ma nonostante tutto si ritrova a vincere con i rossoneri la Champions di Atene contro il Liverpool, la Supercoppa Uefa contro il Siviglia ed il Mondiale per Club contro il Boca Juniors.

Martín Cáceres – Barcellona, 2009: El Pelado inizia la carriera con il Defensor Sporting, squadra uruguaiana della quale diventa capitano a diciannove anni, dimostrando subito una forte personalità. Acquistato dal Villarreal e girato subito al Recreativo de Huelva, a fine stagione totalizza trentaquattro presenze e due reti. Nel 2008 arriva alla corte di Guardiola che lo blinda con un contratto fino al 2012, ma venendo impiegato con il contagocce decide di cambiare aria andando alla Juventus, ma non prima di vincere lo storico triplete del Barça guardando dalla panchina la finale di Roma che portò a Barcellona la terza Champions della sua storia.

Marko Arnautović – Inter, 2010: Saltato il trasferimento al Chelsea per problemi fisici, è l’Inter ad aggiudicarsi il crack austriaco nell’estate 2009. A causa di un infortunio vede il campo per la prima volta nel gennaio 2010, oltre a quella presenza ce ne saranno altre due, per poi venir messo nel dimenticatoio da Mourinho per via di un atteggiamento immaturo e poco professionale legato alla movida milanese come lui stesso dichiarerà in futuro.
Risulta campione d’Europa essendo stato inserito nella lista dei ventitre convocati, pur non avendo giocato un minuto della competizione.

Romelu Lukaku – Chelsea, 2012: Una delle Champions vinte da un’outsider data per spacciata già in semifinale, vede tra i tanti vincitori un giovanissimo Romelu Lukaku, acquistato l’estate precedente dall’Anderlecht per ventidue milioni di euro. Anche lui si ritrovò a pagare dazio per via dell’età, non potendo spodestare Didier Drogba e una riserva di lusso come Fernando Torres. Anche lui è un vincitore della Champions League pur non avendo giocato nemmeno un minuto, tanto che rifiuterà di tenere il trofeo in quanto non ritiene di averlo vinto, non sentendolo suo.

Emre Can – Bayern Monaco, 2013: Attuale centrocampista del Liverpool impiegato con frequenza da Jürgen Klopp, a diciannove anni si ritrova ad aver vinto lo storico treble con un Bayern stellare forgiato dal sapiente Jupp Heynckes. Il classe ’94 durante la stagione con i bavaresi si vede chiamato in causa solo in quattro partite, due di campionato in cui trova anche un gol e due di DFB – Pokal.

di Michele Sabato



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