Sicuramente ciò che sembrava scritto ieri nei destini delle squadre di Champions League è stato ancora una volta riscritto dall’illogicità del calcio, dalla favola Rostov alla sestina di Kiev, per non far passare in secondo piano l’impresa Parigina del Ludogorets e del Napoli in terra portoghese, del grande, almeno per una notte, Legia Varsavia e del Borussia Dortmund a Madrid. Ma andiamo con ordine.

Tra i destini già scritti, il più concreto era sicuramente quello del Bayern Monaco, con un Carlo Ancelotti chiamato ad una vittoria – seppur inutile, dal punto di vista della classifica, dato che con la sconfitta di Rostov, gli uomini guidati dal tecnico di Reggiolo sono stati condannati ad un secondo posto nel girone – ma fondamentale per ridare morale e smalto ad una squadra che ha regalato ai propri sostenitori fin troppi passi falsi in questa prima parte di stagione.
Re Carlo lascia in panchina Lahm e Martinez, formando un’inusuale coppia centrale di difesa con Hummels affiancato dal duttile Alaba, e dà fiducia al crack portoghese Sanches, preferito a Kimmich. Per il Cholo invece, non troviamo particolari sorprese in formazione, se non il ballottaggio tra Carrasco e Gameiro, vinto dal belga, che affianca le Petit Diable Griezmann.
La prima occasione della partita passa proprio dai piedi dell’ex Monaco, che trova un bel diagonale respinto da Neuer. La risposta del Bayern non tarda ad arrivare e passa dalla rapidità di gambe di D. Costa che impegna Oblak con tiro forte e teso sul palo difeso dall’estremo difensore dell’Atletico. Il goal vittoria arriva da una pennellata su punizione di Lewandoski: il panzer polacco bissa così il gol di venerdì contro il Mainz, facendo capire che pur non essendo una sua specialità, da quella mattonella il letale numero 9 dei teutonici non perdona.
Il secondo tempo regala pochi spunti, con gli spagnoli sterili in fase offensiva, a differenza dei padroni di casa che si divorano con T. Alcantara il 2 a 0, ma il risultato non cambia, il Bayern centra la quindicesima vittoria interna in Champions.

Nell’altra partita del girone D, la favola Rostov non vuole proprio finire, dopo aver eliminato la favorita Ajax nei preliminari, i sovietici eliminano un’altra olandese, arrivando terzi nel girone a febbraio si ritroveranno in Europa League contro ogni pronostico inziale. Una partita noiosa al Philips Stadion, con pochi momenti salienti, entrambe le squadre si affidano al metodo poco spettacolare del ‘Palla lunga e pedalare’ e l’occasione più ghiotta per gli ospiti arriva nella ripresa con Azmoun, che da buona posizione calcia centrale tra le braccia di Zoet.
I padroni di casa sono leggermente più dinamici con l’entrata di Narsingh, quest’ultimo serve Siem De Jong che impegna Dzhanaev, per poi tentare un rocambolesco assalto finale con un mucchio selvaggio che non porta a nulla se non delle critiche per un possibile rigore per il PSV non dato dall’arbitro greco Aytekin.
Dopo lo 0 a 0 in campionato, con lo stesso risultato, il PSV di Cocu deve dire addio all’Europa, il Rostov centra una clamorosa qualificazione che fa continuare a sognare gli uomini di Daniliants.

Nel girone B le sorprese sono dietro l’angolo, un Napoli affamato, galvanizzato dal 3 a 0 in campionato con l’Inter, trova l’impresa a Lisbona, con un 2 a 1 che porta la squadra di Sarri a passare come prima nel girone, grazie ad un super Mertens che ispira e spacca in due la compagine di Vitoria con le sue accelerazioni.
Tutte le reti arrivano nel secondo tempo, i partenopei passano in vantaggio con Callejon, imbeccato proprio dal belga che con un elegante colpo di tacco spiana la strada allo spagnolo che con un tocco morbido scavalca Ederson.
Mertens non vuole limitarsi ad essere assistman e decide di estrarre dal cilindro un colpo dei suoi, doppio dribbling (Per informazioni chiedere a Luisao) e palo gol.
La gioia per il Da Luz arriva all’87esimo con Jimenez che trafigge Reina e addolcisce la pillola per il portoghesi, impegnati sabato nell’importante sfida contro lo Sporting Lisbona.

Se la vittoria del Napoli è stata per certi versi inaspettata, quella della Dinamo ha del clamoroso, se ci si aggiungono poi le sei reti degli Ucraini, allora via, l’analogia con una partita di Fifa ci può anche stare.
Besiktas chiamato a vincere per avere addirittura la chance di passare come prima nel girone, stando ad un eventuale pareggio maturato nell’altra sfida in Portogallo.
Calcoli che dopo nove minuti passano già in secondo piano e che al 45esimo sono già pura utopia, il tabellino dell’Olimpiyskiy segna 4 a 0, Fabri scoppia a piangere e il Besiktas dice addio alla Champions League.
La ripresa trova addirittura altri due gol della Dinamo che saluta come meglio non potrebbe l’Europa, per Quaresma e compagni invece, il sogno Champions si infrange come peggio non poteva in una fredda notte ucraina.

Il gruppo C vede il Barcellona passeggiare al Camp Nou contro un Monchendglabach mai in partita, Messi dà il La al Flamenco blaugrana, firmando il gol numero 93 in questa competizione, per poi far domare i tedeschi al turco Arda Turan, autore di una tripletta che sentenzia la squadra di Schubert, che viene però relegata in Europa League.
Simpatico siparietto a Barcellona, dove Klopp porta il Liverpool a vedere la partita, come testimonia la foto pubblicata su Twitter proprio dal profilo ufficiale dei catalani.

A rimanere a bocca asciutta è invece l’ex manager dei Reds, Brendan Rodgers, che chiamato ad una vittoria sul campo del City, avrebbe l’opportunità di andare in Europa League, l’impresa sembrerebbe prendere forma al quarto minuto, quando Roberts (Cresciuto nelle giovanili dei Citizens) castiga Caballero, ma a far tornare gli scozzesi sulla terra è il talentino Iheanacho che all’ottavo minuto ristabilisce la parità e regala un punto a Guardiola, che viene fermato ancora dal Celtic, dopo il 3 a 3 del Celtic Park.

Se la favola Rostov non è ancora arrivata al capolinea, perché dovrebbe arrivarci quella del Ludogorets?
I bulgari guidati da Dermendzhiev strappano con le unghie e con i denti un incredibile pari al Parc des Princes, passando due volte in vantaggio. A Misidzhan e Wanderson rispondono Cavani e Di Maria, da sottolineare il gol di pregevole fattura dell’uruguagio che con una splendida rovesciata insacca il pallone dell’1 a 1. I campioni in carica del campionato bulgaro giocano un brutto scherzo al Basilea e regalano il primato nel Girone A ai londinesi dell’Arsenal.
Gli Svizzeri cadono sotto i colpi di Lucas Perez (Tripletta per l’ex Deportivo La Coruña) e Iwobi, tanto bello quanto inutile, il gol della bandiera di Doumbia, che dopo un bel triangolo, batte a tu per tu Ospina con un mezzo esterno.

Non da meno la seconda tornata di partite di ieri sera.

Nel gruppo E era già tutto deciso ma la sesta giornata ha regalato spunti interessanti e molti rimpianti. La capolista Monaco ha ceduto pesantemente il passo alla sua più diretta concorrente, il Bayer Leverkusen, che ha concluso grazie alla vittoria per tre a zero di ieri sera questa fase di Champions con dieci punti, al secondo posto nel raggruppamento. Se nel primo tempo la gara sembrava equilibrata e il punteggio ancora tutto da decidere, nella seconda frazione di gioco i tedeschi hanno dilagato, siglando dopo appena tre minuti il goal del due a zero con Brandt e poi, su rigore, il tre a zero con Wendell, che ha battuto dagli undici metri Morgan De Sanctis, sulla cui schiena è rimbalzato il pallone dopo aver colpito la traversa.

L’altra partita del girone era tra le due grandi deluse Tottenham CSKA Mosca. In palio c’era la qualificazione all’Europa League garantita dal terzo posto e ad aggiudicarsela sono stati gli inglesi, forti del tre a uno inflitto ai russi. Per Kane, autore della rete del due a uno, sono nove goal in nove partite di Champions League.

Gruppo G dominato fin dal principio dal Leicester di Claudio Ranieri, uscito però sconfitto dal Porto nell’ultima giornata. Dopo aver stabilito il record difensivo nelle prime quattro partite di questa fase, gli inglesi hanno subito cinque reti da Brahimi e compagni, decisi a portare a casa i tre punti per qualificarsi agli ottavi come secondi nel girone. A contendere la qualificazione c’era il combattivo Copenaghen, che sperava in un risultato diverso in Inghilterra e ha visto la propria vittoria contro Club Brugge risultare inutile ai fini della classifica. Il punteggio finale recita due a zero, aggravando ancora di più lo score dei belgi nella massima competizione continentale, che recita zero vittorie e zero pareggi, solo sconfitte.

Nel Gruppo F a vincere è stato lo spettacolo: dopo essere riusciti a portarsi sul doppio vantaggio grazie alla doppietta di Benzema, i ragazzi di Zidane, allenatore del Real Madrid campione in carica, hanno lasciato nel mondo dei sogni il primo posto nel raggruppamento, cedendo il passo al Borussia Dortmund. I gialloneri sono riusciti nella seconda frazione di gioco a recuperare i due goal di svantaggio, rimettendo il punteggio in equilibrio con Aubameyang e Reus, conquistando così il primo gradino del podio e condannando gli spagnoli ad andare al sorteggio come secondi.

Eccezionale quanto accaduto a Varsavia: il Legia, grazie alla vittoria sullo Sporting Lisbona, ha conquistato il terzo posto del raggruppamento e la conseguente qualificazione all’Europa League. I portoghesi, infatti, non sono riusciti a contrastare l’urto dell’entusiasmo dei polacchi, uscendo sconfitti con il punteggio di uno a zero. La rete della gloria l’ha firmata Guilherme a circa mezz’ora dal fischio d’inizio. E’ in Polonia che si è fatta veramente la storia di questa Champions League!

Per concludere, nel Gruppo H non c’è stato nessun ribaltone, come qualche tifoso italiana auspicava. La Juventus è riuscita a vincere anche contro la Dinamo Zagabria, confermando il primo posto e condannando il Siviglia, che ha pareggiato a reti inviolate contro il fanalino di coda Lione, al secondo posto. Per i croati l’avventura in Europa finisce con zero goal fatti e quindici subiti, con la casella dei punti che al termine di questa fase è ancora ferma sullo zero, nonostante i tanti talenti che ogni anno vengono fuori dalla cantera del club biancoazzurro. Da segnalare il ritorno al goal del Pipita Higuain, che ha sbloccato la gara al settimo minuto della ripresa. Non segnava da più di un mese ma, si sa, l’aria europea riesce a dare sempre una motivazione in più.

di Michele Sabato e Giovanni Di Renzo



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