Siamo già arrivati a metà del programma degli ottavi di Champions League e le sorprese sono tutt’altro che mancate: dalla nettissima vittoria del PSG contro il Barcellona, ormai terrestre e non più marziano, al crollo dell’Arsenal sotto i colpi di un Bayern spietato, fino all’illusione Napoli e alla vittoria del Benfica sul Borussia Dortmund. Quattro partite che, oltre ad averci regalato 15 gol, ci hanno consegnato nuove certezze, positive e negative, che andremo ora ad analizzare:

TOP

  • Marco Verratti

Per la partita disputata martedì, tra i top dovrebbero esserci almeno 4-5 giocatori del PSG di Emery, tra i quali sicuramente Rabiot, Di Maria, Cavani e Meunier. Scegliamo Verratti, faro dei parigini e, soprattutto, vanto per il nostro movimento calcistico. L’ex Pescara disputa forse una delle migliori prestazioni della carriera in una delle partite più importanti alle quali ha preso parte, quasi ridicolizzando quei ragazzotti che di nome fanno Sergio e Andres, ma che se li nomini per cognome fanno tutto un altro effetto: Busquets e Iniesta. L’assist per il 2-0 di Draxler (sì, andrebbe aggiunto anche lui tra i top, velocita di adattamento al calcio di Emery impressionante) è qualcosa che raramente si vede sui campi da calcio, e dà la perfetta istantanea del talento cristallino del numero 10: visione di gioco, precisione e rapidità di “rilascio” del pallone, per dirla in termini cestistici. Rivederlo in Italia non dispiacerebbe a nessuno, se non ovviamente ai tanti tifosi della squadra della capitale. Nel frattempo noi ce lo godiamo così, che è sempre un gran bello spettacolo.

  • Ederson

Nel successo dei lusitani sui più gettonati avversari tedeschi, protagonista è sicuramente il portiere, che tiene letteralmente a galla il Benfica, aiutato anche dalla giornata nera di Aubameyang, che si fa parare il rigore e si divora un altro paio di occasioni. La parata a cinque dalla fine su Pulisic è fantascientifica, mentre rischia nel primo tempo quando esce in maniera molto avventata su Dembelè, venendo graziato da Rizzoli. Il ritorno al Signal Iduna sarà altrettanto impegnativo per il portoghese, che insieme ai suoi punterà all’impresa.

  • Lewandowski

Non fa sicuramente strano vedere il polacco tra i top. Contro l’Arsenal arriva l’ennesima dimostrazione di totale dominio dell’ex Borussia Dortmund: intelligenza tattica, tecnica, freddezza in area e visione di gioco fuori dal normale, Ancelotti si gode quello che al momento è probabilmente il centravanti più completo nel panorama calcistico mondiale. L’onnipotenza calcistica del numero 9 dei bavaresi si palesa tra il 53’ e il 56’: prima il gol che dà il vantaggio, dopo che era arrivato il pareggio firmato da Sanchez, con un colpo di testa perfetto che beffa Cech, poi un assist inverosimile di tacco per Thiago Alcantara, altra scommessa vinta da Ancelotti, che ormai lo ritiene fondamentale in questo Bayern che, probabilmente, non è il più forte degli ultimi anni, come dimostra la fatica che fa in campionato anche contro squadre di tasso tecnico nettamente inferiore, ma che appena vede la manifestazione della coppa dalle grandi orecchie si trasforma, diventando una macchina con pochissimi difetti. Ah, e poi hanno “Alien” Robben: uno che li equilibri li sposta non poco.

  • Casemiro

Nella bolgia del Bernabeu, riscaldata dai migliaia di tifosi partenopei accorsi in Spagna per continuare a sognare, il Real non gioca la miglior partita di sempre, ma riesce a vincere nonostante lo svantaggio per il gran gol di Insigne, su errore di Navas (che si farà però perdonare nel secondo tempo). Tra i blancos ci sentiamo di premiare il giovane Casemiro, il meno esperto dei ragazzi di Zidane, che parte titolare al fianco di due mostri come Modric e Kroos e non sfigura, tutt’altro, giocando una partita di sostanza e trovando quello che probabilmente è e resterà il gol della vita: un destro al volo da distanza siderale sul quale Reina non può nulla. Il passaggio del turno non è ancora ipotecato, ma questo gol potrebbe avere un peso specifico notevole nell’economia dei 180 minuti. Non è arrivato da Cristiano Ronaldo o da James Rodriguez, ma dal 24enne brasiliano Casemiro: le favole del calcio.

FLOP

  • Leo Messi

Come nel caso del PSG, ma a parti invertite, per il Barcellona i flop potrebbero essere 4-5 giocatori, ma è inevitabile parlare del numero 10 blaugrana, un fantasma al Parco dei Principi, completamente annullato dal classe ’95 Rabiot e incapace di creare occasioni da gol dalle parti di Trapp: solo questo è una notizia più unica che rara. È vero, probabilmente il grande ciclo del Barcellona è giunto al termine e quello di martedì è stato una sorta di ”ultimo tango a Parigi”, è vero che  i rapporti dello spogliatoio con Louis Enrique sono tesissimi e c’è bisogno di rifondare. Una partenza della Pulce in questo momento non appare più fantamercato come in precedenza ma, attenzione, c’è ancora il ritorno: i marziani potrebbero decidere di tornare e conquistare con la forza il passaggio del turno. Serve un’impresa ai limiti dell’impossibile, ma si sa, nel calcio non è finita davvero finchè non è finita.

  • Pierre-Emerick Aubameyang

Il periodo di crisi dell’ex Milan e Saint Etienne è iniziato già da qualche settimana (praticamente nullo in Coppa d’Africa con il suo Gabon), ma ieri ha decisamente raggiunto il suo apice: clamorosi, in particolare, quelli sullo 0-0 a tu per tu con Ederson e quello sul dischetto, che costano la sconfitta ai gialloneri di Tuchel. Per il ritorno servirà decisamente un altro Aubameyang, poiché è evidente come quando sia fuori forma lui ne risenta tutto l’undici tedesco.

  •  Arsene Wenger

Difficile puntare il dito contro un giocatore dell’Arsenal, quanto più facile è “puntarlo” sull’allenatore francese, che per l’ennesima volta, a meno di clamorosi colpi di scena all’Emirates, uscirà agli ottavi di finale. Mai come quest’anno, però, la sua panchina è a rischio: a Wenger vanno riconosciuti tanti meriti, ma 13 anni senza successi significativi sono anche troppi per una squadra progettata per vincere, e che probabilmente si guarderà attorno a giugno, facendo le giuste riflessioni, per sostituirlo al meglio e portare nel nord di Londra un trofeo il prima possibile.

  • Kalidou Koulibaly

Mancanza d’esperienza e una forma fisica rivedibile (anche per colpa della Coppa d’Africa): questi sono i due principali motivi della brutta prestazione del centrale partenopeo al Bernabeu. Soffre lui, soffre tutto il reparto: i tre gol derivano da tre sbandate generali, e il bilancio sarebbe potuto essere anche peggiore. Al ritorno ci vorrà un altro tipo di prestazione per provare nell’impresa.



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