Sabato è andato in scena il Večiti derbi, o derby eterno. Per chi non lo sapesse, è una delle partite calcistiche più sentite a livello mondiale. Quella fra le due più importanti squadre della capitale serba, Partizan e Stella Rossa. Non esistono parole adatte a spiegare cosa significhi per la Serbia e per Belgrado questa rivalità polisportiva, quasi etnica. Una rivalità che tante volte, troppe, sfocia in una incontrollabile violenza.

Il primo derby si giocò nel 1947 e vide la vittoria della Stella Rossa per 4 a 3. Da quel momento si sono giocati ben 177 derby, e lo score totale vede prevalere decisamente la Stella con 78 vittorie, contro le 52 dei rivali. 56 sono i pareggi. Negli ultimi anni la superiorità dei biancorossi è stata quasi imbarazzante. Dato confermato dalla vittoria dello scorso campionato, con un distacco di più di 20 punti guadagnato sui bianconeri prima della poule scudetto.

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Ma più che per la qualità tecnica delle due squadre, il derby della capitale serba è ricordato sicuramente per l’atmosfera generata dalle due tifoserie. Da una parte i Grobari (in italiano “becchini”), gli ultras del Partizan, dall’altra i Delije (plurale di delija, derivante dal periodo in cui la Serbia era sotto l’Impero Ottomano e che significa, all’incirca, “giovane coraggioso”) della Stella Rossa. Due tifoserie con il doppio volto, senza dubbio caratterizzate da un “supporto” difficilmente imitabile. Grande spettacolo sugli spalti, gremiti di coreografie spettacolari in cui vengono impiegati quantitativi di botti, petardi e fumogeni non indifferenti.

L’altra faccia della medaglia è di certo più “grottesca”. Spesso, lo stesso tifo sfocia in episodi di violenza che rendono necessario l’intervento della polizia. Se ne ricorda uno, particolarmente grave, avvenuto il 30 ottobre del 1990, quando dal settore occupato dai “Grobari” partì un razzo che colpì un tifoso diciassettenne della Stella Rossa. Allo stesso modo, ai tifosi della Stella sono associate circostanze altrettanto anomale, come quelle che, sempre nel 1990, interessarono la partita contro la Dinamo Zagabria. In quell’occasione, alle motivazioni calcistiche subentrarono quelle politiche (storico l’episodio di Boban, preludio alla fine della Jugoslavia, che sferrò un calcio a un poliziotto che stava picchiando un supporter della Dinamo).

Tornando al derby serbo, anche quello di sabato non sembra aver tradito le attese. O meglio, sembra aver rispettato “le tradizioni”. Se il match è andato in scena nel tardo pomeriggio, già dalla mattinata di sabato si sono verificate guerriglie e violenze in giro per la città, nei pressi della stazione ferroviaria, con scontri e risse fra le due tifoserie. L’intervento della polizia poi sembra aver cambiato le dinamiche degli scontri, incentrati stavolta sul lancio di razzi, bottiglie e lacrimogeni nei confronti delle forze dell’ordine. Più tardi, il ministro dell’interno locale Nebojsa Stefanovic ha parlato di 8 agenti feriti e di circa 44 ultras arrestati, condannando duramente le violenze gratuite e affermando che ci saranno conseguenze durissime.

Davanti a questi incidenti, la partita passa in secondo piano. Ma ad aggiudicarsi la vittoria, quella sul campo, è il Partizan per 1 a 0, grazie a un goal di Leonardo allo scadere. Quella di sabato rappresenta la prima sconfitta stagionale per la Stella, superata in vetta dal Vojvodina vittorioso nel posticipo domenicale contro il Borac Cacak, fanalino di coda della Super Liga serba.

di Marco Ventimiglia



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