di Giacomo Morandin

22 febbraio 2015. Partiamo da questa data, quella che nel passato più recente ha di fatto aperto definitivamente una voragine tra il governo greco e gli ultras che movimentano il calcio ellenico. In questa domenica si giocava il derby dei derby, ovvero Panathinaikos – Olympiakos, nella tana della squadra guidata da Anastasiou. Una guerriglia prima, durante e dopo la partita: niente di nuovo in questo match, verrebbe da dire, ma questa volta la violenza è diversa perché vi sono feriti gravi sugli spalti, 11 arresti e due giocatori dell’Olympiakos coinvolti negli scontri: Kasami (visto anche in Italia a Palermo) colpito in testa da un fumogeno che gli ha leggermente scottato il cranio e Olaitan, ricoverato in ospedale ad Atene per una miocardia dovuta all’ansia e allo spavento. Poco prima, in tribuna, era stato vittima di un lancio di razzi e bottiglie il presidente dell’Olympiakos, Marinakis, ed era stato lanciato in campo un bicchiere pieno che ha colpito l’allenatore del Pana, Anastasiou. Poche giornate prima, il campionato era stato bloccato a causa del pestaggio del vicepresidente del Comitato Nazionale degli Arbitri, il signor Zografos, motivo per il quale Marinakis aveva accusato il presidente dell’AEK, tale Dimitrelos, dicendo che avrebbe favorito l’accaduto. Da qui in poi il governo Tsipras ha preso le misure che tutti sappiamo: interruzione del campionato, partite a porte chiuse e, per finire, la decisione di non giocare l’inizio del campionato 2016/2017, slittando l’avvio a settembre dopo aver preso tutte le necessarie misure di precauzione.

Ma dei dubbi sorgono spontanei: la politica influenza così tanto il calcio greco? E perché gli ultras sono sempre protagonisti?

Le risposte sono visibili ai nostri occhi. Le curve in Grecia sono quasi tutte politicamente schierate, ma anche all’interno delle stesse vi sono divisioni evidenti, in estrema sinistra ed estrema destra, come accade per esempio nella curva del PAOK Salonicco, i Gate 4, oppure in quello dell’Olympiakos, i Gate 7. La curva dell’Olympiakos, tendenzialmente di estrema sinistra visto l’origine storica del club che nasce nei quartieri del porto del Pireo, è stata coinvolta tramite il presidente Marinakis nello scandalo che porta il partito di estrema destra di Alba Dorata alle cronache nazionali, proprio negli scontri contro il governo ad Atene e in particolare, in ambito calcistico, al caso “Koriopolis” che ha sul banco della giustizia greca proprio il presidente dei biancorossi, che ora ha obbligo di firma ogni 15 giorni in Questura. Anche i Gate 13, la curva del Panathinaikos è coinvolta negli scontri che hanno bloccato il campionato greco e portato alla morte di un tifoso, nella partita di terza divisione greca tra Herodotos ed Ethnikos Atene: gli ultras della squadra bianco verde sono ben noti per l’appartenenza all’estrema destra e non vogliono essere da meno dei rivali ateniesi, cercando di prevalere anche sugli ultras antifascisti dell’AEK Atene, che controllano i quartieri più pericolosi della città e sono finanziati economicamente dal loro presidente, padrone di enormi cantieri navali e dei più lussuosi night club di Atene. A Salonicco invece la politica sostiene i tifosi del PAOK e dell’Aris, mentre l’Iraklis, che è la prima società storica della Tessalonica viene snobbata visto il poco seguito ultras e quindi il relativo basso peso politico che potrebbe avere nei quartieri alti della Federazione ellenica.

I presidenti delle società sono quindi i fautori principali, insieme ai dirigenti federali, della crisi del calcio greco e dell’enorme spinta politica che li contraddistingue anche nelle decisioni governative riguardanti il Paese. Tsipras e i suoi ministri stanno cercando di bloccare gli ultras, ma il loro potere al momento non sembra essere passato di mano, visto che quello del Presidente greco sembra più un forte avvertimento.

Foto: sportdog.gr

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