Anno nuovo, vita nuova: un proverbio tranquillamente adattabile al mondo del calcio, dove le consuete finestre di mercato, spesso, regalano trasferimenti che si rivelano fondamentali per rinforzare organici già rodati.
Ad oggi non ci sono stati colpi eclatanti, ma ciò che sta riempiendo le prime pagine dei vari quotidiani sportivi con più continuità riguarda trasferimenti a tinte asiatiche sempre più forti dopo offerte e ingaggi da capogiro come quelli di Tevez e Oscar.
Ma su questi personaggi sono stati spesi fiumi e fiumi d’inchiostro, lasciando in ombra storie meno degne di nota, viste le due carriere ai più sconosciute, di due giocatori agli antipodi: Haris Harba e Ethan Horvath.

I due protagonisti partono da lontanissimo: Haris è nato ed ha iniziato a tirare i primi calci al pallone in Europa, mentre Horvath ha iniziato ad approcciarsi con il mondo del calcio in America; ma con l’albeggiare del nuovo anno i due si ritrovano a giocare in continenti agli antipodi.
Ruoli e carriere del tutto opposte: il primo è un attaccante di razza con la sfortuna di essere esente da conferme – che si riducono all’osso anno dopo anno – complice anche il peso dell’età che avanza; situazione differente per il portiere di riserva del Club Brugge che ha solide basi su cui poter costruire un avvenire piuttosto roseo, visti i risultati ottenuti in pochissimi anni di carriera professionistica.

Il bosniaco classe ’88 lascia l’Europa per sbarcare nel più ampio continente della terra in punta di piedi, approdando alla corte del Bucheon FC.
I coreani non hanno sborsato cifre esorbitanti, approfittando della scadenza del contratto di Haris che si ritrova, dopo aver girovagato per cinque anni in Bosnia e in Repubblica Ceca, a cercare il definitivo riscatto in seguito alla breve e sterile permanenza con il Fastav Zlín condita da appena sei gol.
Harba incarna il classico numero nove che non è mai riuscito ad affermarsi, ma che anzi, negli anni è stato piazzato a destra e a sinistra senza raccogliere appieno ciò che ha seminato, pur avendo come caratteristiche principali un ottimo istinto da rapace d’area di rigore abbinato ad un forte tiro sia con i piedi che con la testa.
L’ex Zlín giunge in Corea come il quinto straniero e il primo europeo nello folta rosa costituita per il 90% da coreani, con l’obiettivo di arricchire il proprio bottino di gol e non dei timbri del passaporto.

Situazione del tutto divergente invece per l’ormai ex Molde Ethan Horvath: il ventunenne sbarca nella Jupiler League divenendo il secondo portiere del Club Brugges.
La sua aspirazione principale è quella di spodestare, in tempi brevi, il trentatrenne Ludovic Bautelle che finora ha disputato tutte le ventuno partite giocate dai Blauw en Zwart.
Altro intento non meno importante per lo statunitense è quello di bissare il successo in campionato alla prima stagione, come successe quattro anni fa quando approdò in terra norvegese, vincendo a maggio la Tippaligaen.
Un classe ’95 tutto da scoprire, viste le tappe bruciate sia con il Molde, lesto a sbaragliare la concorrenza di Bristol City e Leeds (i quali fecero fare provini all’estremo difensore), ma soprattutto con la nazionale, essendo stato portiere della Nazionale Under 15, Under 18, Under 20 ed avendo partecipato – seppur rimanendo sempre in panchina – alla Copa America Centenario disputata negli Stati Uniti la scorsa estate.
Proprio con la Nazionale maggiore, Ethan, che ama bruciare le tappe, potrebbe assumere un ruolo più importante vista l’età avanzata di Tim Horvard e di Brad Guzan. E fare bene con il Brugge, di certo, potrebbe anticipare i tempi…

di Michele Sabato



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