Dopo le imprese di Kai McKenzie-Li, il 18enne portiere del Barnet raccontato in bello stile da Ugo d’Andrea, mi è venuto in mente che vent’anni fa moriva Robert Kazadi, il portiere del pittoresco Zaire che prese parte ai mondiali del 1974. Siccome non ci sono notizie certe sulla data della sua dipartita (sembra nel luglio del 1996), le enciclopedie sportive tagliano corto con un 1° gennaio del 1996. Come a dire, “ecco, da quel momento in poi è deceduto”. Bizzarra e movimentata esistenza quella di Kazadi, giocatore nominato “atleta del millennio” in uno dei tanti slanci propagandistici dell’allora dittatore Mobutu, ma ridotto negli anni sul lastrico fino a riciclarsi taxista abusivo per mettere assieme pranzo e cena. Kazadi era in campo nella celebre sfida con la Jugoslavia, ma dopo aver preso tre gol in pochi minuti venne rimpiazzato dal misterioso Tubilandu che ne incassò altri sei. Entrambi raggiunsero gli spogliatoi in lacrime. Kazadi non rilasciò mai interviste, anche se qualche esperto di negromanzia è persino riuscito a raccogliere le sue confidenze non più tardi di due anni fa… L’animismo africano evidentemente si sta diffondendo anche alle nostre latitudini.
E’ innegabile che la Coppa del Mondo del 1974 fu l’edizione segnata da una fioritura di portieri non solo di ottimo livello, ma spesso personaggi anche fuori dal rettangolo di gioco. Sul gradino più alto del podio, forse anche per ragioni geopolitiche, salì Seep Maier, portiere tedesco il cui nome è legato al Bayern Monaco. Forse in pochi sanno che approdò a fine carriera negli Stati Uniti per giocare nei Cosmos del suo amico Beckenbauer, ma che non raggiunse l’accordo economico. Al secondo posto in Germania si piazzò Jan Tomaszewski, polacco che scendeva in campo con un nastro rosso tra i capelli. Fisico monumentale, raccolse in carriera meno di quello che fu il suo reale valore. Negli ultimi anni purtroppo il suo nome è saltato fuori in un memoriale che lo inchioderebbe come agente della Stasi, la temutissima polizia segreta dell’ex Germania dell’Est.

In quella Coppa del Mondo giocò anche l’olandese Jan Jongbloed, con il numero otto sulle spalle e una tabaccheria ad Amsterdam. Difese la porta della grande Olanda di Cruyff e perse due finali consecutive della Coppa del Mondo. Le sigarette non solo le vendeva, ma ne fumava anche una sessantina al giorno. L’infarto lo colse nel 1986, all’età di 46 anni, mentre ancora giocava a pallone nei Go Ahead Eagles. Oggi fa l’allenatore e nel 2006, alla vigilia della sfida iridata con la Spagna, mi pronosticò grandi cose per gli orange. Jan non aveva fatto i conti con Iniesta…

Il fortino della Svezia venne presidiato da Ronnie Hellstrom, fisico straripante e baffoni da autentico vichingo. In virtù di un mondiale davvero ad altissimo livello non abbandonò più la Germania, giocando per tutta la carriera nel Kaiserslautern. Personaggio dispari, nel 1978, ai mondiali d’Argentina, prese parte da solo a una dimostrazione di protesta delle madri di Plaza de Mayo di fronte alla Casa Rosada. Rischiando l’arresto da parte della giunta militare.

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