Per molti addetti ai lavori questo fine settimana sarà decisivo per le sorti della Serie A: sabato sera, infatti, si affronteranno la prima e la terza in classifica nel classico Derby d’Italia tra Juventus Inter. I bianconeri arrivano a questa gara con un bottino pienissimo, nonostante la prestazione non proprio convincente di martedì sera in Champions League: gli ottavi di finale nella più importante competizione europea sono stati conquistati come seconda nel girone, dietro, com’era prevedibile, al Barcellona, mentre in campionato la Vecchia Signora viene dalla vittoria a Napoli, che ha concesso a Massimiliano Allegri di tornare a guardare molto più da vicino il primo gradino del podio. Anche l’Inter è in uno stato di forma impressionante: in campionato la squadra di Luciano Spalletti viaggia a gonfie vele ed è più che decisa a tenersi ben stretto il primo posto della classifica, per cercare di arrivare quanto meno a Natale da primi della classe e poi sognare in grande fino a maggio. La sfida tra questi due club storici del massimo campionato italiano è sinonimo di molti altri aspetti, a partire dalla cocente rivalità tra Torino e Milano, soprattutto a livello economico. Negli ultimi tempi, poi, la battaglia si è spostata anche sul campo dirigenziale: se fino a qualche anno fa Juventus-Inter era anche una guerra di supremazia tra due delle maggiori famiglie imprenditoriali del paese, ovvero gli Agnelli e i Moratti, oggi scendono in campo due superpotenze di livello internazionale. A guidare la Juventus c’è ancora un Agnelli, Andrea, deciso più che mai a internazionalizzare gli affari della sua famiglia, così come la nuova proprietà dell’Inter, capitanata da Zhang Jindong, imprenditore cinese che ha costruito un vero e proprio impero economico in giro per il mondo. E’ proprio di Jindong che oggi si occuperà la rubrica di approfondimento The Business of Soccer, giunta alla sua nona parte, per un gradito ritorno entro i confini nazionali.

Se avessimo guardato da dove è partito Zhang Jindong, non avremmo scommesso un euro sulla riuscita dei suoi progetti: nato nel 1963 in Cina, l’attuale presidente dell’Inter è originario di Anhui, la più povera tra le province del paese lungo il Fiume Azzurro dell’est. Nonostante le sue umili origini, però, Jindong ha dimostrato fin da giovane di avere la stoffa e dopo aver intrapreso con successo gli studi di letteratura cinese presso l’Università di Nanchino entrò nel mondo del lavoro presso una fabbrica di tessuti, dove ha prestato la sua manodopera dal 1985 al 1989. E’ nel 1990 che Jindong decise di entrare ufficialmente nel mondo degli affari: insieme al fratello, Zhang Guiping, aprì un negozio di elettrodomestici poco lontano da casa, riuscendo a guadagnare più di quanto fosse auspicabile all’inizio dell’attività. Mentre Guiping si spostò sul settore immobiliare, Jindong riuscì a espandere la propria attività grazie a intelligenti accordi di commercializzazione e di produzione con imprese più grandi della sua. Fu proprio grazie a questo periodo di forte espansione che il negozio di elettrodomestici si trasformò ben presto in Suning, una multinazionale da 1700 negozi e 13000 dipendenti tra Cina, Giappone e Hong Kong. Nel 2004, poi, Jindong ha deciso di quotare in borsa la propria società, riuscendo anche a conquistarsi un posto di rilievo nella Silicon Valley. Attualmente Suning è detentrice di circa il 20% del mercato cinese degli elettrodomestici.

Grazie alla crescita esponenziale che ha conosciuto il patrimonio di Zhang Jindong nei primi anni duemila, l’imprenditore cinese è riuscito a differenziare molto il suo impero, acquisendo PPTV, popolare televisione online cinese che trasmette soprattutto eventi sportivi. Proprio per questo motivo, Jindong si è interessato al mondo dello sport ed in particolare del calcio. Il 28 giugno 2016 è avvenuta ufficialmente l’acquisizione di quasi il 70% delle quote dell’Inter, società in cui il manager ha posto a controllo Steven Zhang, suo figlio. Inoltre, oltre ad aver acquisito i diritti relativi alle partite della Super League cinese per più di cinquecento milioni di sterline, Jindong ha investito nei mercati più disparati nel corso degli anni, costituendo quello che oggi è un impero da 11 miliardi di dollari: Zhang Jindong possiede, infatti, quote di Citicall, società di fornitura di materie prime con base ad Hong Kong, di Laox, impresa che ha come core business il commercio al dettaglio, e di Red Baby, azienda dedicata ai prodotti per neonati e mamme. Nel gennaio 2016, infine, si è conclusa la trattativa per una importante partecipazione incrociata: Jack Ma, proprietario del colosso Alibaba, ha acquisito il 20% di Suning, mentre Jindong l’1,1% del famosissimo sito di e-commerce.

Partendo da zero, Zhang Jindong ha costruito la sua fortuna grazie principalmente alla diplomazia e alla lungimiranza: non è sicuramente uno sprovveduto e, nonostante tutto, si è seduto su tutti i tavoli a cui la vita lo ha invitato. L’inizio della sua carriera manageriale è segnato proprio da questo aspetto: non aveva molte risorse ma è riuscito comunque a stringere rapporti commerciali importanti, costruendo passo dopo passo una rete economica che lo ha premiato più quanto fosse immaginabile. E’ tutta qui l’idea di business di Zhang Jindong: chiedi aiuto, ottieni aiuto, aiuta tu stesso.

In attesa di sapere come finirà la sfida tra Juventus e Inter, non possiamo che augurarci che imprenditori come Zhang Jindong si interessino sempre più al calcio italiano perchè è proprio di loro che abbiamo bisogno per far tornare a splendere l’azzurro, quantomeno a livello continentale.
A proposito di livello continentale, abbiamo selezionato due calciatori spostati nel dimenticatoio dopo un periodo di grande splendore, almeno sulla carta. Entrambi sono italiani ed entrambi ora giocano all’estero. Che siano proprio loro i protagonisti delle prossime due puntate di 2017: Odissea nel calcio moderno online lunedì e giovedì prossimo?



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