Il campionato inglese, la Premier League, è indicata da molti come il campionato più bello del mondo. Le ragioni che stanno alla base di questa fama sono molteplici e riguardano svariati ambiti nella gestione di questo sport. Oltre a fattori puramente tecnici, infatti, il mondo pallonaro d’oltremanica è diventato con il tempo un esempio da seguire anche nella gestione extracalcistica, ovvero nell’organizzazione e nella pianificazione di tutto ciò che non riguarda strettamente il rettangolo verde. In particolare, se per quanto concerne le strutture a disposizione dei club molto hanno fatto le riforme dei vari governi quando il calendario stava scollinando il nuovo millennio e gli aiuti fiscali statali per la costruzione di nuovi impianti, il vero cavallo di battaglia della Premier è l’attrattiva che questa competizione suscita negli imprenditori di livello mondiale, fattore al quale contribuisce in maniera molto pesante il modo di vedere il calcio nel Regno Unito, che comporta tifosi molto presenti nella vita del club e una storia che affonda le proprie radici così profondamente nel tempo da risultare a tratti leggendaria. Va da sé che la presenza di businessman così influenti sul panorama economico globale comporta un dispendio di risorse economiche sopra il normale, con un flusso di denaro tanto elevato da permettere la presenza di molti tra i migliori calciatori in circolazione, che a differenza ad esempio della Liga spagnola non sono concentrati solamente in due o tre squadre, bensì sono quasi uniformemente distribuiti in almeno dieci società della massima serie. E’ questo il motivo per cui quando si pensa alla Premier League i top club che vengono alla mente sono diversi: oltre alle due squadre di Manchester, infatti, sono grandissime squadre anche Chelsea, Liverpool e Arsenal, tanto per fare due esempi. Nel club dei migliori sta entrando a grandi passi anche il Tottenham, ormai costantemente nelle prime posizioni della classifica e minaccia costante alle ambizioni di vittoria delle squadre storiche. Questo cambiamento è dovuto principalmente al proprietario del club, che finalmente dopo questa lunghissima introduzione stiamo per presentarvi: il suo nome è Joe LewisThe Boxer, soprannome dovuto all’omonimia con il famoso pugile di qualche anno fa.

Joe Lewis è un altro chiaro esempio di self-made man, come tanti protagonisti passati della rubrica The Business of Soccer, che raggiunge con lui l’ottava puntata: nato in una casa popolare a Jewish, nella periferia londinese, l’attuale numero 315 nella classifica degli uomini più ricchi del mondo stilata in tempo reale da Forbes ha dovuto abbandonare gli studi a soli quindici anni per lavorare nel bar di famiglia e contribuire al suo mantenimento economico. Con il passare del tempo, il bar di famiglia si è trasformato in una catena di locali e in un richiestissimo servizio di catering, che fu venduto per trenta milioni nel 1979 e contribuì a fondare l’impero di Lewis. Dopo aver incassato il suo compenso, infatti, il magnate si è trasferito alle Bahamas e ha iniziato l’attività di commerciante di valuta, o currency trader per i puristi dell’economia, accrescendo molto in fretta la sua fortuna. In particolare, dall’interno del mercato monetario, ha fiutato grandi affari scommettendo nel 1992 sulla caduta della sterlina inglese nel famoso Black Wednesday e tre anni dopo con la stessa dinamica che ha riguardato questa volta il peso messicano.

Il legame con il mondo del calcio fu instaurato agli inizi degli anni ’90, quando insieme al figlio Charlie e al suo protetto Daniel Levy, Joe Lewis fondò il fondo d’investimento English National Investment Company. In questo modo Lewis si pose in una posizione di super partes, guardando dall’alto l’operato di Charlie nel settore della ristorazione e di Levy nel mondo del calcio. La ENIC entrò nell’ambiente con diverse partecipazioni: acquistò quote di minoranza dello Slavia Praga in Repubblica Ceca, del Vicenza in Italia, dell’AEK Atene in Grecia e dei Rangers in Scozia. La ciliegina sulla torta fu l’investimento più oneroso e importante: l’acquisto delle quote di maggioranza del Tottenham Hotspur, storico club della Premier League inglese. E’ proprio in Inghilterra che Joe Lewis e Daniel Levy hanno puntato forte: oltre ad aver iniziato i lavori per un nuovo stadio, con un esborso maggiore di ottocento milioni di sterline, il duo ha migliorato le strutture di allenamento e la rete di collegamento con le società minori del paese, ponendo le basi per l’acquisto di giovani calciatori ed il conseguente miglioramento delle squadre giovanili del club, che sta facendo, come detto, notevoli passi avanti anche in classifica grazie ai tanti investimenti fatti per migliorarne la rosa.

Parlando di Joe Lewis “The Boxer”, infine, non si può non nominare il suo celeberrimo yatch da quasi cento metri e dal valore di più di centocinquanta milioni di dollari. L’enorme imbarcazione, tra l’altro, è ormeggiata sulle rive del Tamigi, nel cuore di Londra, come a dire alla città: Io sono qui, sempre. Il mio impero porterà grandi cose alla città. Per adesso lo yatch, in futuro il titolo nazionale per gli Spurs?

Dopo avervi presentato un altro grande personaggio del mondo del calcio inglese, giovedì ci sposteremo in Spagna per una nuova puntata della rubrica 2017: Odissea nel calcio moderno, che avrà come protagonista un attaccante che in Italia aveva iniziato a far vedere la propria classe ma che la Liga ci ha portato via prima della definitiva esplosione. Chi sarà mai il fantasista di cui stiamo parlando?



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