Nel day-after dell’ennesima giornata spettacolare di Premier League inglese, in cui il Chelsea di Antonio Conte e del presidentissimo Roman Abramovich ha battuto l’odiato rivale José Mourinho ed il suo Manchester United e Pep Guardiola ha dato una lezione molto approfondita di calcio ad Arséne Wenger, torna la rubrica di approfondimento The Business of Soccer, dedicata ai più influenti presidenti dei top club del calcio mondiale. Con la sesta parte, non a caso, abbiamo voluto raccontarvi la storia ed il modello di business del presidente dell’Arsenal, oltre che proprietario di grandi squadre in praticamente tutti gli sport più popolari americani, Stanley Kroenke, baffuto uomo d’affari nato il 29 luglio di settanta anni fa.

Stan Kroenke, se si esclude l’attuale presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è uno degli ultimi tycoon americani vecchio stampo, uno di quelli partiti con già qualcosa nelle tasche ma capaci di costruire veri e propri imperi finanziari. Il suo patrimonio, che si aggira al momento sui sette miliardi e mezzo di dollari, lo piazza al 58° posto nella classifica stilata da Forbes e tra i quattrocento personaggi del panorama economico mondiale più influenti. Gli interessi dell’attuale proprietario dei Gunners spaziano dall’arte, in cui si è laureato in gioventù, allo sport, all’intrattenimento e, ovviamente, al mondo del business e della finanza, in cui è entrato grazie ad un Master in Business Administration conseguito presso l’università del Missouri, prima di fondare il gruppo Kroenke nel 1983, società dedita principalmente al mondo immobiliare.

Fin da quando gli affari iniziarono a diventare fruttuosi, Kroenke ha investito pesantemente nel mondo dello sport, in particolare dopo aver fondato la società Kroenke Sports&Entertainment. Dopo il trasferimento del St. Luis Rams, squadra di National Football League, in Missouri nel 1995, Kroenke ne ha acquistato la quota di maggioranza. Cinque anni dopo ha acquistato i Denver Nuggets, team di NBA, e i Colorado Avalanche, club della National Hockey League. Il suo impero sportivo è cresciuto ulteriormente nel 2004 con l’acquisto dei Colorado Mammoth, Lega Nazionale di Lacrosse, e dei Colorado Rapids in MLS.

Nel 2007 Stanley Kroenke ha iniziato a spostare le proprie mire espansionistiche nel mondo del calcio europeo, iniziando una stretta collaborazione mediatica tra i suoi Colorado Rapids e l’Arsenal, storica squadra di Premier League inglese. Acquistando man mano quote sempre più consistenti del club, nel settembre del 2008 Kroenke è entrato ufficialmente nel Consiglio d’Amministrazione del club e tre anni dopo ha completato l’acquisto della società, portando al 63% la sua partecipazione e valutando complessivamente più di settecento milioni di sterline il club londinese.

Di seguito sono riportate le statistiche più interessanti dell’Arsenal da quando Stanley Kroenke ha il controllo del club.

Palmarés: 3 FA Cup (2013/2014, 2014/2015, 2016/2017), 3 Supercoppa d’Inghilterra (2014/2015, 2015/2016, 2017/2018)

Top 5 acquisti più costosi: Alexandre Lacazette (53 milioni), Mesut Ozil (47 milioni), Granit Xhaka (45 milioni), Alexis Sanchez (42,5 milioni), Shkodran Mustafi (41 milioni)

Top 5 cessioni più remunerative: Alex Oxlade-Chamberlain (38 milioni), Cesc Fabregas (34 milioni), Robin Van Persie (30,7 milioni), Samir Nasri (27,5 milioni), Alex Song (19 milioni)

Di Stanley Kroenke si può dire di tutto, tranne che le sue squadre siano veramente vincenti: ha acquistato grandi team in tutti gli sport più popolari, ha vinto molti trofei ma non è mai riuscito a stabilire una vera egemonia che si protraesse nel corso del tempo. Facendo riferimento all’Arsenal, il club londinese mette in bacheca spesso coppe nazionali e si rende protagonista di lotte all’ultimo sangue per il primo posto ma effettivamente non ci arriva mai, almeno da quando l’americano è al comando. Riassumendo il diktat di Stanley Kroenke si potrebbe dire che il Business viene prima di tutto: quando il merchandising funziona e gli affari vanno bene, non serve far felici i tifosi vincendo il campionato. Se i bilanci sono in positivo, la vittoria è già stata ottenuta.

Nel corso di questa settimana, dopo aver commentato in lungo e in largo le convocazioni per la Nazionale Italiana da parte del CT Gianpiero Ventura, vi racconteremo la storia di un esterno sinistro convocato in azzurro ai tempi di Antonio Conte ma che con la maglia dell’Italia alla fine non ha mai esordito. Di chi staremo parlando? Chi sarà il prossimo protagonista della rubrica 2017: Odissea nel calcio moderno? Appuntamento a giovedì, rimanete online!



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