Make Roma great again: importata non per simpatia del primo utilizzatore ma per provenienza geografica, questa frase rappresenta appieno lo spirito con cui il 27 agosto 2012 James Pallotta è diventato presidente e proprietario dell’AS Roma, insieme alla Lazio rappresentante nel panorama calcistico italiano della capitale. Dopo essere passati dieci giorni fa a spulciare i conti del Real Madrid e del suo presidente, Florentino Perez, la settimana targata Calcio Estero News si apre proprio con la storia del numero uno dei giallorossi, protagonista della quarta parte della rubrica di approfondimento The Business of Soccer, dedicata ai presidenti più influenti tra quelli dei top club a livello mondiale.

James Pallotta Jr., come rivelato dal cognome, ha chiare origini italiane, essendo nato il tredici marzo del 1958 da James Pallotta, nato a Teramo e con origini a metà tra laziali e calabresi, e Angela Maria Di Giacomo, originaria di Canosa di Puglia. L’attuale presidente della Roma è cresciuto a Boston, insieme alle sorelle Carla e Christine, in un appartamento a North End, la vera e propria Little Italy della città. Tra le strade del quartiere di melassa, odore caratteristico della zona dopo il cosiddetto Disastro della melassa del 1919, quando un’enorme cisterna del grosso zuccherificio della zona esplose, inondando le strade con otto milioni di liquido dolcificante, Pallotta crebbe e iniziò la sua formazione accademica, iscrivendosi dopo le superiori alla University of Massachussets Ahmerst. Nel 1981 ottenne il master in Business Administration ed entrò nel mondo della finanza, prima come junior analyst all’Essex Investment Management, poi come manager in Tudor Investments, che nel 1993 decise di aprire nuove filiali tra cui quella di Boston, affidata proprio a James Pallotta. I tassi con cui il manager riuscì a far crescere il fondo da lui gestito si aggirarono sul 20% annuo, un vero e proprio miracolo economico.

Con l’inizio del nuovo millennio, Pallotta, che nel frattempo era diventato uno degli imprenditori di maggior successo negli Stati Uniti e stava scalando le classifiche degli uomini più ricchi del paese, decise di investire nel mondo dello sport. Essendo appassionato di basket fin dall’infanzia, l’ingresso in questo ambiente avvenne con l’acquisizione di una quota minoritaria dei Boston Celtics, squadra con un passato glorioso ormai in rovina. L’obiettivo della sua entrata in società era quello di rivalorizzare il team, di cui ben presto divenne co-proprietario, e vincere di nuovo il titolo nazionale. Ciò avvenne dopo solamente sei anni, quando i Celtics vinsero l’anello con il successo in finale contro i Los Angeles Lakers.

Dopo l’avviamento del processo di vendita dell’AS Roma da parte di Unicredit, James Pallotta, insieme ad altri tre imprenditori statunitensi, Thomas DiBenedetto, Michael Ruane Richard D’Amore, decise di intraprendere questa avventura nel mondo del calcio, scegliendo la società capitolina e i tifosi calorosi giallorossi. Il 16 aprile 2011 la DiBenedetto A.S. Roma LLC prende il controllo della società acquistando il 60% delle quote azionarie, lasciando il restante 40% nelle mani di Unicredit. A seguito della buona riuscita della trattativa, Pallotta dichiarò:

So quanto siano pazzi i tifosi romanisti, ma sono preparato: voi non sapete quanto sono pazzo io!

Dopo un breve periodo di assestamento societario, Pallotta decise di acquistare tutte le azioni disponibili della Roma, diventando il ventitreesimo presidente nella storia del club e ottenendo il controllo totale nella gestione economico-finanziaria. Il nuovo presidente si dimostrò subito un amico dei suoi giocatori, tanto che durante la prima tourneé americana della sua nuova squadra fece da cicerone ai suoi dipendenti, ballando insieme a loro nelle feste mondane organizzate in quell’occasione, rubando le cuffie a Leandro Castan, tagliando un’enorme torta a forma di pallone da calcio insieme a Zeman nel ristorante di proprietà delle due sorelle e girando l’America in giacca a vento griffata di giallorosso.

James Pallotta è uno dei quegli uomini d’affari che in giacca e cravatta ci dorme anche, uno di quelli che di un bilancio conosce a memoria persino i centesimi e che ha una conoscenza del mondo della finanza così capillare da diventare uno dei cento uomini più ricchi al mondo con un fatturato che supera i sette miliardi, un uomo d’affari così ligio al dovere da essere stato uno dei pochi a suggerireFrancesco Totti (leggasi Francesco Totti!) di ritirarsi, perché nell’economia della squadra un giocatore come lui poteva rompere degli equilibri che per il bene della Roma non dovevano essere rotti. James Pallotta è indubbiamente anche un sognatore, un romantico nell’accezione più dolce del termine, il presidente che vuole lasciare la Roma ai suoi figli ma solo dopo essere riuscito a far tornare la società alla vittoria dello scudetto.

Se è vero che ormai lo sport è diventato un business, da cui il nome della nostra rubrica, The Business of Soccer, ci sono persone che riescono a coniugare il calcio vecchio stampo, tutto entusiasmo e scoramento, ai freddi, ruvidi e oggettivi bilanci economici: una di queste persone è sicuramente James Pallotta, l’italiano a stelle e strisce che vuole riportare la Roma sul tetto d’Italia e d’Europa.



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