MADRID – Il vero allenatore del Real Madrid che ha trionfato a San Siro è Miguel Chendo. Parola dell’Uefa. La storia è un po’ articolata e bisogna riavvolgere il nastro per venire a capo di una matassa piuttosto intricata. Partiamo con ordine e con calma, sperando nella pazienza del lettore. Non sono proprio quattro amici al bar, perché a vario titolo guidano dalla panchina il Real Madrid. Eppure per certi versi somigliano agli amici da bar che per ore disquisiscono su alchimie tattiche senza avere in tasca il patentino da allenatore. In casa merengues accade più o meno la stessa cosa: Zidane e i suoi tre collaboratori sono infatti sprovvisti di licenza, e il presidente della federcalcio Villar sta chiudendo entrambi gli occhi di fronte al blasone.

Partiamo da Zizou: quando guidava il Castilla era affiancato David Bettoni, amico d’infanzia, ex compagno di squadra nel Cannes, ma soprattutto in possesso dell’agognato patentino. Di fatto Bettoni ha vissuto senza batter ciglio la condizione del prestanome per conto dell’amico celebre. Dopo l’esonero di Rafa Benitez, Bettoni ha preso possesso, con Miguel Ramis, del Castilla, ma firma anche la distinta del Real Madrid pur non presentandosi in panchina. Zidane infatti ha scelto come “amici al bar” Msaidie Hamidou, scout di origini camerunensi, Bernardo Requena, preparatore atletico che il Real è riuscito a strappare al Siviglia, e il preparatore dei portieri Luis Llopis, voluto da Zizou perché è l’uomo che al Levante ha plasmato Keylor Navas, l’attuale portiere titolare dei madrileni. Nessuno dei “cuatro mosqueteros” potrebbe quindi allenare, ma Bettoni ci mette una pezza, e a volte, quando le gare di Real e Castilla sono troppo ravvicinate tra loro, e la locale federcalcio non ritiene che Bettoni possa avere il dono dell’ubiquità, la firma sotto la formazione ufficiale viene posta da Santiago Solari, l’ex centrocampista dell’Inter, tecnico dell’Under 16 in camiseta blanca.

Nonostante la situazione un po’ tirata per i capelli (Zidane però è scarsocrinito), il Real Madrid sotto la gestione del franco-algerino ha portato a casa l’11esima staccandosi dal senso di mortalità del pallone. E nelle notti di gala, come quella di San Siro, la responsabilità della formazione è finita sulle spalle di Miguel Chendo, come accennato, al suo secondo trionfo, in questo caso da improvvisato timoniere, dopo i fasti del 1998 ad Amsterdam, nella parte di vice-Panucci.



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